LE OPERE DI MUSSOLINI (BERLUSCONI TACI!)

 

Sinistra Ecologia Libertà Monza ha condiviso la foto di Il popolo viola.
 

Un po’ di storia per ricordare, a chi ha memoria corta, cosa è stato il Fascismo. Pubblichiamo alcuni nomi (solo alcuni) di vittime della violenza del regime.

Giovanni Amendola
Fondatore dell’Unione Nazionale delle Forze Liberali e Democratiche, fu il pomotore del “Manifesto degli intellettuali antifascisti”.
Esiliato morirà a Cannes il 7 aprile 1926 a seguito delle aggressioni fasciste.

Antonio Gramsci
Fondatore del PCI.
Arrestato nel 1926, condannato a 22 anni e 9 mesi. Ammalatosi in carcere cesserà di vivere il 27 aprile 1937.

Piero Gobetti
Fondatore della rivista “Rivoluzione liberale”.
Perseguitato e picchiato più volte da squadre fasciste morirà a Parigi il 6 febbraio 1926.

Giacomo Matteotti
Deputato del Partito Socialista Unitario.
Dopo il memorabile discorso alla Camera contro le violenze fasciste nel corso delle elezioni del 1924 fu rapito e assassinato il 10 giugno 1924.

Don Giovanni Minzoni
Parroco di Argenta e membro del Partito Popolare Italano.
Perseguitato dai fascisti. Aggredito e ucciso da squadristi di Italo Balbo il 23 agosto 1923.

Carlo Rosselli
Animatore del movimento “Giustizia e libertà”.
Condannato a 10 anni per attività antifascista, evade ed emigra a Parigi. Trucidato in Francia con il fratello Nello il 5 giugno 1937.

 

E il razzismo non fu un accidente, come ben spiega Mussolini stesso (contrbuto di Antonio Parisella):


“(…) Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale.

Anche in questo campo noi adotteremo le soluzioni necessarie. Coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito a imitazioni o, peggio, a suggestioni, sono dei poveri deficienti ai quali non sappiamo se dirigere il nostro disprezzo o la nostra pietà.

Il problema razziale non è scoppiato all’improvviso come pensano coloro i quali sono abituati ai bruschi risvegli, perché sono abituati ai lunghi sonni poltroni.
E’ in relazione con la conquista dell’impero; poiché la storia c’insegna che gli imperi si conquistano con le armi, ma si tengono col prestigio. E per il prestigio occorre una chiara, severa coscienza razziale, che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime. (…)