news da micromega

MicroMega.net
Una road map contro la corruzione
Thu, 15 Mar 2012 15:17:32 +0000
Caro Monti, la Grecia è vicina
Thu, 15 Mar 2012 14:49:20 +0000
“Cinici e senza morale, clienti trattati da pupazzi: addio Goldman Sachs”. Lo sfogo del banchiere Greg Smith sul New York Times
Thu, 15 Mar 2012 14:37:29 +0000
Il “pentito” di Wall Street
Thu, 15 Mar 2012 14:23:58 +0000
E il reddito di cittadinanza?
Thu, 15 Mar 2012 14:09:33 +0000
L’inutile flessibilità
Thu, 15 Mar 2012 13:43:53 +0000

Europa, le radici dell’odio e della convivenza

Europa, le radici dell’odio e della convivenza

 
 
 
di Slavoj Žižek, da Internazionale Nell’autogiustificazione ideologica di Anders Behring Breivik e nelle reazioni ai suoi atti criminali ci sono cose che dovrebbero farci riflettere. Il manifesto di questo “cacciatore di marxisti” cristiano che in Norvegia ha ucciso più di 70 persone non è il vaneggiamento di un folle, è una lucida esposizione della “crisi europea” […]

Per farla finita con il postmoderno


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      26 agosto 2011

Dibattito: verità/Verità
Per farla finita con il postmoderno 
di Paolo Flores d’Arcais
La querelle tra Gianni Vattimo e Maurizio Ferraris potrebbe rivelarsi un gioco di specchi, dove ciascuno dei contendenti ha ragione nel criticare l’altro ma entrambi hanno torto proprio nel nucleo filosofico che continuano a condividere. Vattimo resta disarmato di fronte ad ogni menzogna del potere, ma il “New Realism” può affrontare le antinomie filosofiche (e politiche) del nichilismo ermeneutico solo con il radicale addio ad ogni metafisica.

Con questo e altri interventi apriamo sul sito una discussione filosofica su un tema che ha costituito il cuore dell’Almanacco di filosofia ancora in edicola fino a lunedì (poi lo si troverà solo nelle librerie: in edicola martedì esce l’Almanacco del cinema).

FERRARIS / VATTIMO L’addio al pensiero debole che divide i filosofi
ROVATTI L’idolatria dei fatti
BOJANIC Perchè serve una prospettiva diversa
LEGRENZI La visione che ci restituisce il mondo
PELLIZZETTI Baruffe torinesi su favole e verità

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grazie

Il puzzle indiano dopo le elezioni

da Micromega
 
Dopo 34 anni, i comunisti indiani perdono clamorosamente le elezioni nel Bengala Occidentale. Visto in controluce, il risultato elettorale lascia intravedere le crescenti contraddizioni sociali di quella che si avvia a diventare una delle maggiori potenze economiche del mondo.

di Marco Zerbino

Un lungo periodo elettorale, che ha coinvolto quattro stati e circa 140 milioni di elettori, si è concluso pochi giorni fa in India. Ad attirare l’attenzione dei (pochi) media occidentali che hanno dato la notizia – oltre al fatto che le consultazioni hanno visto un grande protagonismo di alcune donne impegnate in politica come Mamata Banerjee, leader del partito Trinamool Congress, e l’ex attrice Jayalalithaa, tornata al potere sull’onda dell’ottimo risultato elettorale ottenuto nello stato del Tamil Nadu – è stata soprattutto la sconfitta dei comunisti in alcuni stati che questi governavano da diverso tempo. Entità amministrative come il West Bengala e il Kerala, in effetti, hanno costituito per decenni un esempio, pressoché unico al mondo, di governi a guida comunista democraticamente eletti e particolarmente longevi. Basti pensare che Buddhadeb Bhattacharjee, il sessantasettenne leader del Partito Comunista dell’India-Marxista, era alla guida del Bengala Occidentale dal 2000, ma il suo predecessore, Jyoti Basu, anch’egli appartenente al Cpi-M si era insediato per la prima volta nel 1977. In un altro dei loro storici bastioni, il Kerala, i comunisti hanno governato a fasi alterne sin dall’inizio degli anni ’70, mentre ora dovranno cedere la guida dello stato al Partito del Congresso Nazionale Indiano.

Abbastanza monocorde anche il tono dei rari commenti a questa disfatta elettorale, che i più hanno voluto mettere in relazione con l’incapacità, attribuita ai dirigenti del Cpi-M e alle coalizioni di sinistra da essi guidate, di porsi in sintonia con un panorama sociale e culturale in rapido mutamento. In quella che è di fatto una delle più importanti economie emergenti del mondo, con tassi di crescita annui che si aggirano attorno all’8-9%, la progressiva diffusione della ricchezza e l’irrompere sulla scena di una classe media dagli stili di vita e di consumo fortemente occidentalizzati avrebbero rapidamente reso anacronistico qualsiasi riferimento ad un’idea di trasformazione sociale mirante alla messa in discussione dei rapporti di produzione capitalistici. Insomma, a sfuggire di mano ai principali partiti della sinistra indiana non sarebbe stato solo il governo, ma la società nel suo complesso, ben più dinamica e contraddittoria, nelle sue veloci metamorfosi, di quanto qualche parruccone veteromarxista non sia disposto ad ammettere.

A ben guardare, alcuni elementi di verità questa analisi deve contenerli se è vero, com’è vero, che una sconfitta elettorale che arriva dopo anni di permanenza al potere è anche, in fin dei conti, il sintomo di uno scollamento e di un’incomprensione, creatisi nel tempo, fra la forza politica organizzata che ne fa le spese e la sua base sociale di riferimento. Quanto però al contenuto e ai protagonisti di questo scollamento e di questa incomprensione, qualche dubbio appare lecito porselo se si considera che, a fronte di una crescita economica impetuosa, la percentuale di popolazione in condizioni di miseria estrema rimane in India straordinariamente alta, mentre lo stesso carattere convulso ed eterodiretto dai grandi investitori esteri dello sviluppo di questo enorme paese ha determinato un aumento delle contraddizioni sociali, visivamente ben rappresentate dal paesaggio urbano di una città come Calcutta, dove gli slums straboccanti di poveri cristi convivono fianco a fianco con i nuovi quartieri di grattacieli sfavillanti destinati alla classe media del terziario avanzato. Insomma, i poveri aumentano, le disuguaglianze e gli squilibri pure, ma i comunisti, al potere da 34 anni e ancora in grado di controllare e mobilitare una macchina organizzativa e militante di tutto rispetto, perdono le elezioni. Che ci sia sotto anche un problema di linea politica?

In effetti, i due principali partiti indiani che, nel nome, si richiamano al marxismo e alla tradizione comunista, il Partito Comunista dell’India e il Partito Comunista dell’India-Marxista, scissosi dal primo nel 1964, hanno da tempo abbracciato politiche ultramoderate, liberiste e volte spasmodicamente ad attirare gli investimenti dei grandi capitali nazionali ed esteri. Nel Bengala occidentale, la sconfitta di Bhattacharjee, noto ai più come “il Buddha rosso”, era in realtà stata ampiamente prevista, anche e soprattutto in relazione al fatto che la sua politica di collaborazione aperta con alcune potenti multinazionali estere e autoctone gli ha col tempo inimicato le simpatie della stragrande maggioranza della popolazione rurale.

Diverse dispute sono sorte negli ultimi anni riguardo agli espropri, fortemente voluti dal governo a guida comunista del Bengala occidentale, di una serie di vasti terreni agricoli per fare spazio a nuovi megaimpianti industriali all’interno delle cosiddette Special Economic Zones (Sez). A farne le spese i piccoli agricoltori, presto organizzatisi nel Bhumi Ucched Pratirodh Committee (Comitato contro le requisizioni delle terre) e scontratisi in diverse occasioni, talvolta in maniera molto violenta, con la polizia e con gli attivisti del Partito Comunista inquadrati in milizie paramilitari. Emblematico, in questo senso, è stato nel 2007 l’episodio del massacro di Nandigram, quando circa 3000 poliziotti, insieme a militanti armati del Cpi-M, vennero inviati da Bhattacharjee a riprendere controllo di un’intera area rurale a sud-ovest di Calcutta nella quale era in progetto la costruzione di un grande polo chimico da parte della compagnia indonesiana Salim. I comitati dei contadini, che si opponevano alla creazione della Sez, avevano infatti instaurato una sorta di amministrazione provvisoria sui territori contesi, interrompendone anche le comunicazioni con il resto del Paese. Lo scontro fu frontale e violentissimo, lasciando sul campo almeno 14 morti (la cifra esatta non si è mai saputa) e più di 70 feriti dal lato dei manifestanti. In quell’occasione, i comitati contadini ebbero l’appoggio di Mamata Banerjee e del Trinamool Congress, ma anche quello dei “naxaliti”, ovvero dei ribelli maoisti che da circa quarant’anni combattono una guerra di bassa intensità contro il governo centrale, oltre che nel West Bengala, anche in altri stati dove particolarmente acuta è la povertà rurale.

La logica seguita da Bhattacharjee e dai comunisti indiani, in linea con il modello cinese e con la cosiddetta “politica dei due tempi”, afferma in sostanza che, non essendo possibile né auspicabile costruire un’economia e una società socialiste a partire dalla miseria, la priorità va data alla creazione di ricchezza e di posti di lavoro. Solo in un secondo tempo, quando cioè lo sviluppo delle forze produttive e della tecnologia avrà garantito un più alto rendimento del lavoro e un più diffuso livello di benessere e di cultura nella società, si potrà pensare a socializzare quanto è stato prodotto dalla dinamica del profitto e dell’accumulazione capitalistica. D’altro lato, va detto che né Mamata Banerjee, che è stata più volte ministro nel governo centrale indiano, né il Trinamool Congress possono vantare chissà quale indipendenza dai grandi gruppi industriali, mentre i maoisti (i cui vari tronconi si sono fusi nel 2004 per dar vita ad un nuovo partito, il Partito Comunista dell’India-Maoista, guidato da Muppala Lakshman Rao, detto Ganapathi) propendono per una visione ruralista e antindustrialista dal respiro abbastanza corto, in un paese che si avvia a diventare una delle più grandi potenze economiche mondiali. Sullo sfondo delle vicende elettorali e degli antagonismi politici, si intravedono in realtà scenari più ampi, nei quali entrano prepotentemente in gioco le forze materiali e sociali messe in moto dall’irrompere della nazione indiana nel mercato globale.

(19 maggio 2011)

nl di micromega

A:
paoloteruzzi1@yahoo.it

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        22 giugno 2010

 

Da oggi in edicola e in libreria il nuovo numero di MicroMega

 

Il sommario:

TAVOLA ROTONDA
Paolo Flores d’Arcais / Nichi Vendola / Luigi De Magistris – Dopo Berlusconi, dopo il Pd
Con la legge bavaglio il regime realizza un primo pezzo di fascismo, ma le forze politiche dell’opposizione non sembrano in grado di mettere in campo iniziative politiche all’altezza della gravità della situazione. Da più parti si invoca un ‘nuovo soggetto politico organizzato’ capace di esprimere le istanze della società civile e dell’opposizione ‘presa sul serio’. Quali caratteristiche dovrebbe avere, quale programma, quali parole d’ordine? E quali leader lo potrebbero guidare?

ICEBERG 1 – disinformacija
Marco Travaglio e Carlo Tecce – La Pravda di Minzolini
Il Tg1, notiziario della rete ammiraglia della Rai, è stato da sempre attento a tutti i poteri forti e a tutti gli equilibri istituzionali. Ma con l’arrivo di Augusto Minzolini si è trasformato in un vero e proprio megafono del presidente del Consiglio. Fra scandali occultati, bugie e finte notizie, ecco come il primo tg del paese è diventato la più potente arma di distrazione di massa a disposizione di Berlusconi.

Alessandro Robecchi – Dal Pci al Pd 2.0
Una straordinaria avventura della tecnica e dell’ingegno umano: la gloriosa storia del Pci, dalle sue prime e gigantesche versioni, ai modelli più agili e maneggevoli degli anni Settanta. Fino ai grandi problemi di funzionamento delle evoluzioni recenti: il Pds (Personal De-ideologic System) e il Pd 2.0.

ICEBERG 2 – mala Italia
Gianni Barbacetto – Watergate-Arcore
È il dicembre del 2005. Il centro-sinistra è dato saldamente in testa per le elezioni che si svolgeranno ad aprile. Ma negli ultimi giorni dell’anno si verifica un fatto che cambierà gli equilibri. Il Giornale pubblica l’intercettazione in cui Piero Fassino, segretario dei Ds, dice a Consorte: ‘Allora, siamo padroni di una banca?’. Da lì comincerà la grande rimonta di Berlusconi. Dietro a quello scoop ci sono però le trame di un Watergate italiano rimasto a lungo segreto.

Marco Preve e Ferruccio Sansa – Fouzi Hadj e i poliziotti del G8
Che c’azzeccano un dittatore africano, la Lucchese Calcio e la bella vita di Montecarlo con i poliziotti del G8 di Genova? Il fulcro di questi legami apparentemente incredibili è Fouzi Hadj, ricchissimo e misterioso imprenditore nato in Siria ma residente a Pieve Ligure. Sospettato di traffico d’armi e riciclaggio internazionale di denaro, Hadj è stato di recente arrestato per l’ennesima bancarotta. Ma al suo ‘servizio’ c’erano anche alti funzionari, ispettori e agenti coinvolti nella famigerata ‘notte cilena’ del 2001.

Ferruccio Pinotti – L’asse Lega-Cl: occupare tutto!
Nel Nord Italia è in corso una grande riorganizzazione dei poteri lungo l’asse Lega-Comunione e liberazione. L’obiettivo è il totale controllo del territorio tramite l’occupazione manu militari del suo sistema finanziario e la spoliazione del patrimonio pubblico resa possibile dal federalismo. Il tutto con la complicità di un centro-sinistra imbelle, che non capisce o finge di non capire il tragico disegno che si sta compiendo.

Checchino Antonini – La violenza in divisa
I pestaggi di Genova fanno parte ormai della storia più cupa del nostro paese. Ma prima di Genova – con un governo di un altro colore – c’era stata Napoli, la vera prova generale della mattanza del G8. E dopo, tantissimi casi di violenze individuali consumate contro cittadini inermi. Fatti che testimoniano un passaggio d’epoca: la chiusura del ciclo di democratizzazione della polizia inauguratosi con la riforma del 1981 e l’introduzione del ‘nuovo modello di difesa’. Ecco perché le forze dell’ordine sono tornate a fare paura.

SAGGIO
Roberto Scarpinato – Don Rodrigo e la Costituzione
Generazioni di italiani hanno dovuto sperimentare che la legge a nulla valeva contro i soprusi e le ruberie dei potenti. Per secoli la legge e la giustizia erano state niente altro che la ‘voce del padrone’. Il patto democratico-repubblicano aveva aperto una strada nuova, quella della pari dignità sociale di tutti i cittadini. Ma quel traguardo di civiltà è oggi minacciato da un brusco ritorno alla sempiterna storia dei servi e padroni.

ICEBERG 3 – nuove generazioni
Pierfranco e Ludovica Pellizzetti – La politica discussa con mia figlia
Un carteggio tra un padre della generazione sessantottina e sua figlia, appena ventenne. Alla ricerca dell’altra politica, per capire quei giovani che non credono più in partiti, sindacati e grandi organizzazioni e che chiedono fatti concreti e non parole. Maggiore coscienza critica nelle scuole, diritti di cittadinanza, solidarietà attiva ed Europa, i temi che animano la ragazza. ‘Una generazione è quello che la fanno essere le sue punte avanzate’ l’auspicio del padre.

Cesare Buquicchio – Tutta colpa dei contestatori
Hanno passato la loro giovinezza tra assemblee e manifestazioni, ma saliti al potere hanno costruito una società bloccata, dove dilaga il precariato e ogni progetto di futuro sembra una chimera irraggiungibile. Sono i ragazzi degli anni Sessanta e Settanta, quelli che da oltre 40 anni ‘occupano’ il nostro paese e che non sembrano avere nessuna intenzione di mollare la presa. È giunto il momento di mettere anche loro sul banco degli imputati.

Augusto Gughi Vegezzi – Giù le mani dal Sessantotto
Il sistema gerontocratico che caratterizza la struttura sociale del nostro paese viene ricondotto da molti al fallimento della generazione del Sessantotto, che – ben lungi dall’avviare un autentico rinnovamento – si è di fatto impossessata delle redini del potere dimostrandosi addirittura peggiore di quella dei suoi padri. Ma questa analisi non è fondata sui fatti, e non serve a spiegare l’origine della casta di ‘vegliardi giovanilisti’ che domina la società consum-narcisistica-postindustriale di oggi.

ICEBERG 4 – fabbrica e società
Luciano Gallino – Perversione e totalitarismo dell’ideologia neoliberista
Alla base della crisi nella quale siamo immersi c’è l’ideologia neoliberista, che ha spazzato via i confini fra politica ed economia e ha imposto le proprie leggi in ogni sfera della società. Questa ideologia non incarna la versione aggiornata della dottrina politica liberale: ne rappresenta una perversione. L’autore analizza genesi e caratteristiche del nuovo totalitarismo contemporaneo.

Massimo Roccella – Lavoratori senza diritti
Uno dei campi in cui la destra al governo sta rispettando, purtroppo, tutte le sue promesse è quello del lavoro. In pochi mesi si è proceduto a tappe forzate allo smantellamento di ciò che rimane dei diritti e delle norme di tutela dei lavoratori: dalle leggi anti-dimissioni in bianco ai limiti sui contratti precari, al testo unico sulla sicurezza. Di seguito una rassegna completa di tutte le controriforme attuate dall’ultimo governo Berlusconi. Nel silenzio dell’opposizione.

Sara Hejazi – Operai senza classe
Gli operai non si sono estinti, non sono scomparsi. Persone che lavorano in fabbrica ce ne sono ancora e ce ne sono tante. Quello che è cambiato – insieme all’evoluzione produttiva e organizzativa del capitalismo post-fordista – è tutto l’orizzonte sociale e culturale che ruota attorno al lavoratore e all’autocomprensione del proprio ruolo: le vecchie coordinate politiche sono state sostituite da un grande e relativamente tranquillo vuoto. Ma forse la crisi e la riduzione obbligata dei consumi stanno segnando una svolta…

BIOETICA
Carlo Alberto Defanti – Stato vegetativo, tra scienza ed etica
La prima definizione dello stato vegetativo risale al 1972 e da allora la scienza medica ha fatto grossi passi avanti. Spesso i progressi della ricerca, però, sono stati strumentalizzati dai movimenti pro life per giustificare un ricorso esclusivo al principio di precauzione. Un’analisi rigorosa e puntuale degli avanzamenti scientifici e delle loro implicazioni etiche, con un faro indiscutibile: l’autodeterminazione.

ICEBERG 5 – oltre il vaffa
Stefano Milani – Grillini in moVimento
Un po’ pensatori globali, un po’ agitatori locali, difficile etichettarli: sono i giovani attivisti del moVimento 5 stelle. Un micromondo di persone impegnate nelle battaglie civili più disparate: da quella per l’acqua pubblica alla lotta contro gli inceneritori, dal Comitato vittime del metrebus a quelli del latte crudo, c’è chi fa ‘guerrilla gardening’ e chi la dieta a km zero. Tutto nel nome dell’anti-casta.

Andrea Scanzi – Affinità e divergenze fra il compagno Grillo e me
A destra lo ritengono ‘l’espressione peggiore della sinistra peggiore’, a sinistra lo detestano manco fosse il fondatore di Forza Italia. C’è perfino chi lo ha paragonato ai cattivi maestri del terrorismo. Ma Beppe Grillo ha incassato un successo politico che ha colto di sorpresa tutti i ‘politologi tromboni’. Una penna da sempre attenta al ‘fenomeno Grillo’ spiega perché il Savonarola genovese ha rotto le uova nel paniere alla casta.

Pietro Orsatti – Grillo e il suo Spin Doctor: la Casaleggio Associati
In pochi anni Beppe Grillo e il suo blog sono diventati un vero e proprio fenomeno della Rete, l’esperimento di maggior successo in Italia di un movimento nato e cresciuto sul web nel nome della democrazia digitale, dell’orizzontalità della comunicazione e della trasparenza. Ma dietro a questo risultato c’è una strategia ben pianificata. Anzi, ci sono un nome e un’azienda: Casaleggio Associati. Ecco di cosa si tratta.

INEDITO
Martin Heidegger – Il problema del peccato in Lutero (presentazione di Adriano Ardovino)
Pubblichiamo, per la prima volta in italiano, il protocollo di due interventi tenuti da Martin Heidegger nel 1924 a Marburgo, nell’ambito di uno dei celebri seminari sul Nuovo Testamento guidati dal teologo Rudolf Bultmann. Lutero rappresentò sempre, per Heidegger, una tappa storica fondamentale per l’‘esperienza cristiana dell’essere’ e per la genesi stessa del pensiero tedesco da Kant a Nietzsche.

DIALOGO
Alain Touraine / Zygmunt Bauman – Il futuro dell’Europa
Il processo di adesione della Turchia all’Unione Europea, il fenomeno dell’immigrazione, il dibattito sull’identità europea: sono alcuni dei temi di grande attualità discussi da due dei maggiori sociologi contemporanei nel corso di una tavola rotonda che ha avuto luogo presso la Bilgi University di Istanbul (di cui pubblichiamo di seguito un consistente stralcio). Sullo sfondo la consapevolezza che senza uno scatto di iniziativa, l’Europa resterà una ‘grande incompiuta’.

grazie


NL DI MICROMEGA

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       5 marzo 2010

 

Il doppio fascicolo della rivista contiene una ricca parte monografica dedicata alla Destra (Destra e/o Libertà), che si apre con un dialogo fra il deputato del Pdl Fabio Granata e lo scrittore Andrea Camilleri sul tema “Esiste una destra civile?”. Simonetta Fiori ricostruisce i fondamenti politico-culturali della “Destra nuova di Gianfranco Fini”, mentre Federico Rampini affronta un viaggio all’interno dei movimenti americani – come il Tea Party – che in questi mesi stanno animando l’opposizione al presidente Obama. La sezione ospita anche la prima autobiografia intellettuale di Marco Travaglio: “La mia destra da Cavour a Montanelli”. Di Montanelli viene inoltre riproposto uno storico dialogo con Michele Serra: “Sulla destra che non c’è”. La seconda parte del numero contiene, fra i vari saggi, un’inchiesta di Giacomo Russo Spena sull’Italia dei Valori dopo il congresso di Roma (“L’Idv perde il pelo e raddoppia il vizio”), il seguito dell’ormai celebre inchiesta di MicroMega che scatenò un acceso dibattito sul partito guidato da Antonio Di Pietro e sulle sue contraddizioni.

 

I sommari dei due fascicoli:


ICEBERG – gelatina Italia
Giacomo Russo Spena
L’Idv perde il pelo e raddoppia il vizio
Acclamato al congresso, Di Pietro apre il nuovo corso dell’Idv abbracciando Bersani e l’indagato De Luca. Nel partito dell’anticasta, democrazia e trasparenza interna restano un’utopia, congressi pilotati, tesseramenti farsa, presenza di riciclati democristiani e gestione familistica sono la dura realtà. Ma nella base dell’Idv monta la protesta: le uniche votazioni, le elezioni della coordinatrice donnee del coordinatore giovani, vengono perse dal leader maximo. E De Magistris con il suo ‘bisogna smettere di predicare bene e razzolare male’ si candida ad essere il portavoce dell’Idv che chiede rinnovamento.

Laura Galesi e Antonello Mangano
Arance alla schiavitù

Chi raccoglie i pomodori, le arance e le clementine che arrivano sulle nostre tavole? Un viaggio da Foggia a Cassibile dimostra come nelle campagne del Sud lo sfruttamento degli immigrati sia quotidiano: lavorano dall’alba al tramonto per pochi euro, dormono in baraccopoli e si spostano nelle campagne a seconda delle coltivazioni. Dei veri e propri schiavi controllati dalla criminalità organizzata che gestisce la produzione. In attesa di nuove rivolte simil Rosarno.

Marcello Degni
Marrazzo bocciato anche in politica
Lo scandalo in cui è stato coinvolto Piero Marrazzo ha completamente oscurato il dibattito politico sul suo quinquennio alla guida della Regione Lazio. Se la grottesca vicenda delle trans ha evidenziato i limiti umani del governatore, questo impietoso bilancio ne mette in luce quelli politici: Storace meritava un 3, ma Marrazzo non supera il 4,5.

NOSTRA PATRIA È IL MONDO INTERO
Saskia Sassen in conversazione con Giuliano Battiston
Per una globalizzazione dal volto umano

La vulgata sulla globalizzazione sostiene che con essa gli Stati nazionali stiano perdendo sempre più ruolo e potere. Saskia Sassen propone invece un’altra lettura: la globalizzazione – questa globalizzazione – lungi dall’indebolire lo Stato nazionale, lo sta deformando rafforzando enormemente il potere esecutivo a danno di quello legislativo. E producendo quindi un deficit di democrazia. Ma fornendo anche possibili appigli per cambiare rotta.

Christian Elia
Il falso miraggio di Dubai
Un viaggio della speranza che presto si trasforma in un incubo. È la triste sorte di milioni di immigrati che da India, Pakistan e Bangladesh si trasferiscono a Dubai, dove finiscono a vivere in condizioni disumane, sfruttati per pochi soldi e ridotti in semi-schiavitù, il loro passaporto sequestrato. Negli Emirati numerosi sono i pestaggi alle mogli ‘irrispettose’ e l’informazione è imbavagliata. Esistono associazioni che dal basso si battono per la tutela dei diritti, tra mille difficoltà e soprusi.

Emanuele Profumi
Il Brasile di Lula o l’enigma del compromesso

Il bilancio del governo Lula a otto anni dalla sua elezione è caratterizzato da profonde contraddizioni. La popolarità del presidente, grazie ai programmi sociali che fra mille difficoltà sono stati avviati, è altissima. Ma i cambiamenti radicali che erano stati promessi in ogni campo (dalla riforma agraria alla moralizzazione della politica e dell’amministrazione pubblica) non ci sono stati e forte è la delusione fra i movimenti sociali che avevano sostenuto l’avvento al potere del Partito dei lavoratori.

SUPERSTIZIONI
Persio Tincani
Tinky Winky e altri untori

Secondo Jerry Falwell, un influente predicatore americano, Tinky Winky – noto personaggio di un cartone per bambini – essendo viola e portando un’antenna a forma di triangolo, è gay. E dunque i Teletubbies sono un organo di propaganda della potente lobby omosessuale che intende corrompere i nostri piccoli. Non è uno scherzo, un membro del governo polacco rilancia. E la logica dell’untore, di cui ogni pregiudizio è la forma soft, fa altri proseliti.

DIALOGO 1
Andrea Camilleri / Fabio Granata
Esiste una destra civile?
L’Italia, la destra, il berlusconismo: un confronto a tutto campo fra uno scrittore da sempre impegnato a sinistra e un parlamentare ex missino molto vicino al presidente della Camera Gianfranco Fini. È ancora possibile fermare la deriva politica in atto facendo appello ai valori della Costituzione? Quale futuro ha di fronte la nuova destra ‘repubblicana’? È una speranza concreta o solo l’ennesima foglia di fico di Berlusconi?

ICEBERG 1 – destre e/o libertà
Marco Travaglio
La mia destra da Cavour a Montanelli
La prima autobiografia intellettuale di un giornalista di destra diventato idolo della sinistra. Da Cavour a Montanelli, dai salesiani al Fatto Quotidiano, passando per Alessandro Manzoni, Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi. Per Travaglio la destra non è un’ideologia politica, è una morale civile, significa valori quali il senso dello Stato, la laicità, il rigore morale, la meritocrazia, la sobrietà, il senso del dovere, la serietà, il libero mercato contro ogni monopolio e oligopolio, l’intransigenza e la legalità, cioè in definitiva la giustizia e la legge uguale per tutti. Dunque, oggi, l’antiberlusconismo più radicale.

Simonetta Fiori
La Destra nuova di Gianfranco Fini
Da diverso tempo Gianfranco Fini sta cercando di smarcarsi dal becerume berlusconiano e di proporsi come leader di un conservatorismo di profilo europeo ed autenticamente liberale. Un’operazione accompagnata dalle iniziative culturali di un variegato arcipelago di intellettuali, fondazioni, riviste. Chi sono i protagonisti di questa Destra nuova? Quali sono le loro idee? Possono davvero cambiare i connotati della destra italiana?

Valerio Gigante
Il manganello e la mitra

Nonostante i vertici della gerarchia facciano continuo appello ai diritti umani – spesso qualificandoli come ‘princìpi non negoziabili’ – la connivenza della Chiesa cattolica
con le peggiori dittature fasciste del Novecento è inconfutabile. Nonostante i numerosi tentativi, anche recentissimi, di riscrivere la storia e cancellare le responsabilità. A partire da quella volta in cui Giovanni Paolo II si affacciò dal balcone del palazzo presidenziale con il generale Augusto Pinochet…

Roberto Petrini
Le tre ‘M’ dei conservatori soft

David Cameron, Angela Merkel, Nicolas Sarkozy: sono i tre leader della nuova destra europea. Una destra delle tre ‘M’ – mediatica, moderna e moderata – che appare volersi disfare degli abiti neoliberisti ed è pronta a cavalcare il disagio sociale legato alla crisi economica, mettendo sempre più nell’angolo una sinistra in crisi di idee e di identità.

Pierfranco Pellizzetti

La sindrome del camaleonte

Fino agli anni Settanta la narrazione sociale egemone era costruita sul vocabolario della sinistra, sulle sue idee di democrazia ed emancipazione. Alla destra non rimaneva che mimetizzarsi per sopravvivere. Fino a quando il clima sociale e culturale non è cambiato, e alla retorica del progresso si sono sostituiti l’‘arricchitevi’ e il ‘difendetevi’. Ormai la destra parla la propria lingua ‘alla luce del sole’ ed è la sinistra a essersi omologata. Come è possibile reagire?

Guido Caldiron
Quando i poveri votano per i ricchi

Come fa la destra ad attrarre i voti degli strati più deboli della società? Usando quelle che Krugman definisce ‘armi di distrazione di massa’, ossia parlare di ‘valori’ e di ‘simboli’ mentre si tagliano posti di lavoro e si diminuiscono le tasse ai miliardari. La classe operaia – orfana di una sinistra capace di rappresentarne le nuove istanze – si lascia ammaliare da una destra la cui parola d’ordine è la xenofobia. Ma in grado anche di proporre un – pur illusorio – sogno di benessere.

Gianni Barbacetto

Neri di Stato (destra e servizi segreti)

Da un lato una destra orgogliosa di essere fuori dai confini della Costituzione repubblicana. Dall’altro dei servizi di sicurezza che difendono gli equilibri atlantici anche a costo di uscire fuori dalla legalità costituzionale. Una doppia eccezionalità che negli anni Settanta e Ottanta ha reso destra e servizi segreti alleati perfetti. Un’alleanza che ha prodotto i suoi frutti anche di recente.

Roberta Carlini
Il club privé dell’emergenza

Negli ultimi anni in Italia si è imposto un nuovo modello di intervento pubblico nell’economia, che segna il passaggio dal mercatismo all’affarismo. È il Crony Capitalism, il capitalismo degli amichetti, nel quale regole, gare pubbliche, procedure, controlli di soggetti terzi sono stati eliminati come inutili pastoie. Rimane solo la trattativa privata, il metodo più efficace per gestire i rapporti fra il sovrano e i suoi feudatari.

Lidia Ravera
A destra della destra: i giovani di CasaPound
‘Chi sono, esattamente, i militanti di CasaPound? La versione di destra dei centri sociali? La frangia giovanile di Alleanza nazionale? Gli eredi dell’estremismo di destra o un nuovo melange culturale e politico, dove una forte vocazione di impegno nel sociale si coniuga con una vigorosa antipatia per ciò che resta della sinistra?’. Una scrittrice di sinistra racconta il suo viaggio nel movimento che non rinnega il fascismo e che continua a far proseliti tra i giovani.

Alessandro Robecchi
Italia 2024: il Regime è caduto…

Come ricostruiranno gli storici del futuro le tormentate vicende del Trentennio berlusconiano? Lo svela questo irresistibile viaggio nel tempo di Alessandro Robecchi: nel 2024 il regime cadrà tragicamente per mano delle potenze democratiche europee unite alla Resistenza italiana. Solo allora – grazie a opere importantissime, quali Come sei alto, Silvio! Servi sciocchi e meno sciocchi nell’Italia del Trentennio e I ragazzi di Salò e altre puttanate – sarà possibile guardare con obiettività e rigore storico a ciò che è accaduto dopo il 1994.

DIALOGO 2
Lidia Ravera in dialogo con Flavia Perina

L’altra metà della destra
Né angelo del focolare, né regina del tacco a spillo: è la nuova donna di destra, incarnata dalla direttrice del Secolo d’Italia Flavia Perina. Dal Mussolini di Antonio Banderas all’auricolare di Non è la Rai, cronaca di un incontro curioso e sorprendente fra il passato e il presente del nostro paese, fra reggiseni che bruciano e rivoluzioni del popolo del web.

ICEBERG 2 – destre populiste
Federico Rampini
La destra americana tra Sarah Palin e Ayn Rand

Negli Stati Uniti non esiste solo la destra rozza e militarista alla Sarah Palin. La ‘tradizione Eisenhower’ ha segnato la storia del Partito repubblicano attraverso il contributo di diversi presidenti e personalità politiche (da Nixon a John McCain). Oggi però questa destra liberale classica si trova spinta nell’angolo dall’altra destra, quella del Tea Party Movement. È l’America profonda che si ribella contro quella delle élite colte.

Pawel Smolenski e Marek Beylin
La destra polacca tra Chiesa e patria
Nella Polonia post comunista nasce da subito una destra nazional-cattolica che ottiene i favori della Chiesa. Su questa base Jarosl´aw Kaczyn´sky, eletto presidente nel 2006, inizia una rivoluzione fatta in nome della tradizione e della religione. La feroce campagna sulla lustracja (verifica del passato comunista) diventa però un boomerang e il suo governo cade, a scapito di una nuova destra. Conservatrice ma civilizzata.

MEMORIA
Michele Serra / Indro Montanelli
Dialogo sulla destra che non c’è

Ripubblichiamo dal numero 4/1994 di MicroMega un testo che ci sembra straordinariamente attuale. Il sommario di allora diceva: ‘La resistibile ascesa di Berlusconi a Palazzo Chigi segna la sconfitta non solo della sinistra, ma anche di una destra seria e rigorosa. Come quella sognata da Indro Montanelli, che ne discute qui con il suo amico-nemico Michele Serra’.

 

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MICROMEGA SU NORBERTO BOBBIO

Newsletter
5 febbraio 2010

Da oggi è in edicola e in libreria un numero doppio di MicroMega

Un fascicolo monografico dedicato a Norberto Bobbio con tutti i testi pubblicati sulla rivista
e un volume allegato di Peter Gomez e Marco Travaglio su “Il Partito dell’Amore”

 

Il sommario

MEMORIA
Norberto Bobbio / Pietro Ingrao – Dialogo sulle istituzioni

Il dirigente comunista spiega come è possibile e perché è necessario formare il governo costituente. Le obiezioni del filosofo socialista, e la sua radicale  critica delle categorie marxiste di egemonia e massa, inconciliabili con la democrazia occidentale.

Norberto Bobbio – Etica e politica
Le cinque maniere di giustifìcare il divario fra morale comune e condotta politica. I termini e i confini della questione morale, e la sua rilevanza nell’Italia di oggi.

Il seminario di Rebibbia – Dal terrorismo al riformismo
Il resoconto stenografico della conferenza tenuta nel 1986 nel carcere romano da Norberto Bobbio, e della discussione che è seguita, cui hanno partecipato alcuni esponenti dell’‘area omogenea’, ex appartenenti al ‘partito armato’ decisi a percorrere la strada della democrazia.

Norberto Bobbio – Le ragioni di un dissenso
Alcune riflessioni sui referendum, su come possano essere manipolati, e sulla caccia all’intellettuale scatenatasi dopo le consultazioni di novembre.

Norberto Bobbio / Mario Pirani – Dialogo sul profitto
Siamo alla ‘beatificazione del padrone’, dopo decenni di anatemi antindustriali? In che misura si può toccare il funzionamento ‘spontaneo’ dell’attuale meccanismo di sviluppo? Un breve ma sintomatico scambio epistolare.

Augusto Del Noce / Norberto Bobbio – Dialogo sul male assoluto
Uno stimolante frammento di un discorso sui temi fondamentali del nostro tempo. Dalla polemica su fascismo e antifascismo al rapporto fra democrazia e dittatura, i due grandi pensatori confrontano le proprie diverse convinzioni.

Norberto Bobbio / Romano Prodi – Dialogo sull’Ulivo
Faccia a faccia tra il filosofo e il leader del centro-sinistra su Tangentopoli; i poteri forti, gli errori e le promesse delle sinistre. Una strategia per battere il populismo di destra.

Norberto Bobbio – Scienza, potere e libertà
Gli straordinari progressi scientifici del nostro tempo hanno mutato i termini del rapporto fra poteri e diritti dell’individuo. Sentimento della fine e coscienza della responsabilità.

Norberto Bobbio / Nicola Abbagnano / Antonio Banfi – I compiti della filosofia
Uno straordinario capitolo della filosofia italiana contemporanea, riesumato dagli archivi della Rai. Un dibattito a tre voci fra Norberto Bobbio e due esponenti delle ‘filosofie militanti’, l’esistenzialista Nicola Abbagnano e il marxista critico Antonio Banfi.

Norberto Bobbio – Religione e religiosità
In una conversazione con il direttore di MicroMega, un bilancio filosofico e personale, una testimonianza tra rigorosa riflessione teoretica e frammenti autobiografici, sui grandi temi dell’esistenza e della fede: l’anima e la morte, Dio e la sofferenza, il Vangelo e la Chiesa.

Carlo Maria Martini – Norberto Bobbio e il senso del mistero
‘Bobbio rimane un modello di ricerca umile e sofferta, di sincerità e di autenticità che può mostrare a molti quanto sia importante non accontentarsi di risposte facili e porsi con serietà e impegno quelle domande che toccano il significato dell’esistenza’.

ICEBERG – attualità di Norberto Bobbio
Carlo Azeglio Ciampi – Bobbio maestro di dialogo
Il ricordo di Bobbio attraverso la testimonianza del presidente Ciampi: un incontro tardivo che seguì di molti anni quello giovanile, avvenuto per il tramite del comune ‘maestro’, Guido Calogero. Un ‘legame virtuale’ che riprende, in chiave contemporanea, la riflessione del filosofo sulle trasformazioni della democrazia. E delle ‘promesse non mantenute’ che, come diceva Bobbio, non sono altro che la ‘sopravvivenza del potere invisibile’.

Paolo Flores d’Arcais – Giustizia, ‘lumi’ e libertà
In un panorama culturale assediato da tutte le possibili varianti di ‘diritto naturale’ e in un contesto politico in cui la parola libertà serve a consacrare il privilegio, l’insegnamento di Bobbio è più attuale che mai; nel suo essere stato, prima di tutto, un filosofo neo-illuminista e un ‘politico’ liberalsocialista. Eppure anche il suo impegno civile e culturale non fu privo di contraddizioni.

Marco Revelli – La politica della mitezza
L’ultima fase della riflessione di Bobbio sembra segnare un distacco radicale dall’attualità politica, dalle vicende del proprio tempo, dai problemi ‘sociali’ che da sempre avevano attirato il suo interesse. Da ‘filosofo del diritto’ e ‘teorico della politica’ Bobbio sembra trasformarsi in un ‘pensatore morale’. In realtà quella scelta fu il segno politico più esplicito di un ‘essere contro’ integrale.

Angelo d’Orsi – Né con Marx né contro Marx
I rapporti del pensatore liberale Bobbio con i due grandi partiti della sinistra storica italiana. La polemica con Togliatti, il rispetto e l’attenzione per il Pci di Berlinguer. Il fascino e la delusione subìti per il craxismo. La convinta scelta di campo degli ultimi anni, che si radicalizza a sinistra, insistendo sul concetto di eguaglianza come discrimine fondante.

Stefano Petrucciani – Gli azionisti del terzo millennio
Gli azionisti e i liberalsocialisiti italiani sono spesso omaggiati come simboli di un nobile ma ormai lontanissimo passato. Eppure le intuizioni contenute nel loro pensiero sono di straordinaria attualità e, infatti, sono presenti nell’opera di molti filosofi politici contemporanei: da Habermas ad Apel, da Rawls a Sen.

Adriano Prosperi – Lo scandalo dell’aborto
Alla vigilia del referendum abrogativo sulla legge 194 Bobbio in due occasioni, un’intervista e un editoriale, si esprime a favore del ‘diritto alla vita del nascituro’, perché diritto preminente rispetto alla libertà della donna. Da allora quella posizione del filosofo torinese è stata strumentalizzata in ogni modo dall’integralismo cattolico. Col risultato di occultare le profonde differenze, sul piano pratico e ideale, che separano Bobbio dai sedicenti ‘partigiani della vita’.

Maurizio Franzini – Bobbio letto dagli economisti
Un concetto fondamentale della riflessione filosofica e politica di Bobbio è quello di uguaglianza, intorno a cui dovrebbero strutturarsi l’identità e il progetto della ‘Sinistra’. Oggi, a occuparsi del binomio uguaglianza/disuguaglianza sono soprattutto gli economisti, ma spesso il loro ragionamento è costruito su ‘infondati giudizi di fatto’. Ecco come la riflessione di Bobbio potrebbe tornare utile anche alla teoria economica.

Pierfranco Pellizzetti – Un maestro troppo mite
L’‘esercizio della critica’ è, in fondo, il portato principale dell’eredità illuministica cui il nome di Bobbio è da sempre associato. E allora perché non sottoporre a critica lo stesso Bobbio? Un saggio, a tratti irriverente, sul ‘mostro sacro’ cui è dedicato questo volume. Per non smettere di essere ‘bobbiani contro ogni bobbismo’.

INEDITO
Norberto Bobbio – La sinistra e il pensiero conservatore
Quello qui pubblicato è il testo della Lezione tenuta da Norberto Bobbio l’8 marzo 1985 presso il Centro Studi Piero Gobetti di Torino, nel corso della IV edizione del seminario su ‘Etica e politica’ dedicata al tema: ‘La sinistra e il pensiero conservatore’ e svoltasi nel biennio 1985-1987.

NEL VOLUME ALLEGATO

Peter Gomez e Marco Travaglio – Il partito dell’amore
Un lavoro di verità di due grandi giornalisti, un saggio documentatissimo, strumento irrinunciabile per smascherare e combattere la più grande bugia di regime.