Moni Ovadia su L’UNITA’ contro il raduno nazifascista

 da laura Tussi

Moni Ovadia su L'UNITA' contro il raduno nazifascista

Moni Ovadia prende posizione contro il “festival boreal”, raduno nazifascista, razzista e xenofobo, con un articolo dal titolo “La Repubblichina del terzo millennio”, pubblicato su L’UNITA’ di Sabato 31 Agosto 2013

Moni Ovadia su L’UNITA’ contro il raduno nazifascista

http://www.peacelink.it/pace/a/39015.html

http://www.peacelink.it/tools/author.php?u=437

 

Moni Ovadia su L’UNITA’ contro il raduno nazifascista

Moni Ovadia prende posizione contro il “festival boreal”, raduno nazifascista, razzista e xenofobo, con un articolo dal titolo “La Repubblichina del terzo millennio”, pubblicato su L’UNITA’ di Sabato 31 Agosto 2013:

http://leparole-ipensieri.com.unita.it/mondo/2013/08/31/la-repubblichina-del-terzo-millennio

Fabrizio Cracolici, Presidente A.N.P.I. Sezione di Nova Milanese (MB)

Laura Tussi, Promotrice Progetto “Per Non Dimenticare”- Città di Bolzano e Nova Milanese

Note:

http://leparole-ipensieri.com.unita.it/mondo/2013/08/31/la-repubblichina-del-terzo-millennio

 

moni ovadia (da peacelink)

Moni Ovadia tesse la Memoria per “ricomporre l’infranto”, per la Pace, la libertà e per i grandi principi della Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Moni Ovadia a Nova Milanese

Moni Ovadia ha ribadito al pubblico che Emergency rappresenta l’Italia che splende nel mondo, “perché Emergency ci da l’onore di essere Italiani e abbiamo ancora il diritto di sentirci onorati di essere Italiani”. 
Siamo tutti uniti nel tessere la memoria per “ricomporre l’infranto”, per progettare un futuro fondato sulla libertà, la giustizia, il rispetto dei diritti di tutti gli esseri umani, l’uguaglianza e i grandi principi della Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
14 gennaio 2012 – Laura Tussi

MONI OVADIA presenta Laura Tussi a Nova Milanese, 

 Moni Ovadia, alla fine dello spettacolo dal titolo “Il Registro dei Peccati”, presso l’Auditorium di Nova Milanese, all’interno della Stagione Teatrale, ha ringraziato Emergency, Associazione Internazionale di medici volontari, fondata da Gino Strada, che offre cure mediche e chirurgiche gratuite a tutte le vittime della guerra, delle mine antiuomo e della povertà, senza distinzione di opinione politica, di sesso, di razza, di condizione sociale ed economica e di appartenenza culturale, politica e religiosa. Moni Ovadia ha ribadito al pubblico che Emergency rappresenta l’Italia che splende nel mondo, “perché Emergency ci da l’onore di essere Italiani e abbiamo ancora il diritto di sentirci onorati di essere Italiani”.

 Moni Ovadia, in seguito, ha presentato al pubblico “Laura Tussi studiosa e ricercatrice militante e appassionata che da anni con perseveranza, abnegazione, coraggio compie un lavoro certosino, in una grande opera di creazione e ricostruzione della memoria”. Moni Ovadia ha detto ancora “Laura Tussi non smette mai di studiare ed è animata dallo spirito ebraico della ricerca inesausta, senza fine. Laura tesse la memoria per ricomporre l’infranto, per progettare un futuro fondato sulla libertà, la giustizia, il rispetto dei diritti di tutti gli esseri umani, l’uguaglianza e i grandi principi della Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”

 http://www.youtube.com/lauratussi#p/u/1/uORrUNGH6lg

 http://www.youtube.com/lauratussi#p/u/0/smm80_NDtaA

 
Note:

http://www.youtube.com/lauratussi#p/u/1/uORrUNGH6lg

http://www.youtube.com/lauratussi#p/u/0/smm80_NDtaA 

 

 

grazie

ISRAELE VERSO LA CATASTROFE – di Moni Ovadia

moni ovadia.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Era inevitabile che accadesse. L’insensato atto di pirateria militare israeliano contro il convoglio navale umanitario con la sua tragica messe di morti e di feriti non è un fatale incidente, è figlio di una cecità psicopatologica, della illogica assenza di iniziativa politica di un governo reazionario che sa solo peggiorare con accanimento l’iniquo devastante status quo. Di cosa parliamo? Dell’asfissia economica di Gaza e della ultraquarantennale occupazione militare delle terre palestinesi, segnata da una colonizzazione perversa ed espansiva che mira a sottrarre spazi esistenziali ad un popolo intero. Dopo la stagione di Oslo, il sacrificio della vita di Rabin, non c’è più stata da parte israeliana nessuna vera volontà di raggiungere una pace duratura basata sul riconoscimento del diritti del popolo palestinese sulla base della soluzione due popoli due stati. Le varie Camp David, Wye Plantation, Road Map sono state caratterizzate da velleitarismo, tattiche dilatorie e propaganda allo scopo di fare fallire ogni accordo autentico. Anche il ritiro da Gaza non è stato un passo verso la pace ma un piano ben riuscito per spezzare il fronte politico palestinese e rendere inattuabili trattative efficaci. Abu Mazen l’interlocutore credibile che i governanti israeliani stessi dicevano di attendere con speranza è stato umiliato con tutti i mezzi, la sua autorità completamente delegittimata.

L’Autorità Nazionale Palestinese è stata la foglia di fico dietro alla quale sottoporre i palestinesi reali e soprattutto donne, vecchi e bambini ad una interminabile vessazione nella prigione a cielo aperto della Cisgiordania e nella gabbia di Gaza resa tale da un atto di belligeranza che si chiama assedio. Ma soprattutto l’attuale classe politica israeliana brilla per assenza di qualsiasi progettualità che non sia la propria autoperpetuazione.

È riuscita nell’intento di annullare l’idea stessa di opposizione grazie anche ad utili idioti come l’ambiziosissimo “laburista” Ehud Barak che per una poltrona siede fianco a fianco del razzista Avigdor Lieberman. Questi politici tengono sotto ricatto la comunità internazionale contrabbandando la menzogna grottesca che ciò che è fatto contro la popolazione civile palestinese garantisca la sicurezza agli Israeliani e a loro volta sono tenuti sotto ricatto dal nazionalismo religioso di stampo fascista delle frange più fanatiche del movimento dei coloni, una vera bomba ad orologeria per il futuro dello stato di Israele.

La maggioranza dell’opinione pubblica sembra narcotizzata al punto da non vedere più i vicini palestinesi come esseri umani, ma come fastidioso problema, nella speranza che prima o poi si risolva da solo con una “autosparizione” provocata da una vita miserrima e senza sbocco. Le voci coraggiose dei giusti non trovano ascolto e anche i più ragionevoli appelli interni ed esterni come quello di Jcall, vengono bollati dai falchi dentro e fuori i confini con l’infame epiteto di antisemiti o antiisraeliani. Se questo stato di cose si prolunga ancora il suo esito non può essere che una catastrofe.

http://www.dariofo.it/node/417

grazie

La pedagogia della shoah

La pedagogia della Shoah – Laura Tussi

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Moni Ovadia sostiene che l’antisemitismo prevede un nemico non per posizione, ma per definizione, ossia un nemico ontologico, per essenza umana e per pensiero altro, nella concezione del nazismo che è senza precedenti nelle altre dittature.

La Shoah diviene oggetto di fiction televisive e cinematografiche; è indagata e trattata in innumerevoli opere narrative; viene analizzata nel tentativo di enucleare concettualmente e razionalmente il suo mistero che resta indecifrabile. È accaduto, nella vicenda storica dell’umanità, un evento mostruoso, enorme, non solo per la quantità delle vittime, ma anche per il numero di colpevoli, di complici sottomessi e obbedienti, di indifferenti ottenebrati, obnubilati e alienati dal sistema del terrore nazista. L’esigenza spasmodica di comprendere conduce dalla storia alla microstoria, degenerando persino nella pornografia della Shoah, nella morbosità dell’incesto storico, di fantasie maniacali fino al recondito delle fosse comuni e delle camere a gas, nel fetore nauseabondo del male, nel gusto del proibito, nell’umiliazione dei corpi nudi. Una pornografia della Shoah che alimenta una distanza abissale rispetto alla sobrietà del racconto di Primo Levi, elaborato come faticosa conquista e riflessione pacata e cogente di razionalità, trattenuta come lucida e disincantata e sobria forma di pudore, che è monito attivo e militante, fra memoria delle atrocità del passato e insensibilità per la xenofobia contemporanea.

La lezione della storia deve sempre tradursi in un interrogativo attuale che si ponga domande sulla nostra disponibilità a sopportare nuovamente la discriminazione e l’esclusione del diverso, prima ridotto a ospite ingrato ed indesiderato e poi destinato all’eliminazione.

La pedagogia della Shoah rappresenta uno strumento prezioso che deve adeguarsi alla novità del contesto multietnico, suscitando interrogativi, nel promuovere comportamenti, inducendo sempre a mettersi nei panni dell’altro. Altrimenti i propositi didattici e culturali di immedesimazione nella tragedia ebraica possono risultare controproducenti.

La didattica della storia ha stabilito una giornata della memoria in cui questo tema viene trattato nelle scuole, cercando di evitare il rischio dell’ostentazione della celebrazione.

Una soluzione all’errore della retorica dell’Olocausto è l’insegnamento da parte dei testimoni in percorsi didattici che prevedano la narrazione autobiografica. L’importanza della memoria di vita e dell’autonarrazione risulta compresa in un approccio didattico di pedagogia narrativa finalizzata a reagire all’alienazione del razzismo e della xenofobia. La Shoah sembra incomprensibile e si sono addotte spiegazioni economiciste, psicologiste che si fermano ad un punto, oltre il quale subentra il demoniaco, il diabolico, la barbarie.

Attraverso la pedagogia dell’internamento si comprendono fenomeni di espropriazione, alienazione e violenza, dove il campo di sterminio diventa un laboratorio pedagogico per “costruire soggetti distrutti”, quale ossimoro e contraddizione da cui nasce un’antropologia dove si costruisce un setting pedagogico, in cui si sviluppano pratiche di contrasto, in una pedagogia della resistenza minimale e infinitesimale. Adorno sostiene che “dopo Auschwitz non è più possibile scrivere poesie”, dove invece occorre rimemorare, fare memoria, ripresentificare il tempo nel diritto all’ascolto dei testimoni, con il dovere di capire, di ricordare e chiedere continuamente il perché.

Primo Levi nell’opera “I sommersi e i salvati” evidenzia l’importanza attuale e contemporanea della testimonianza, con la narrazione che diviene riscatto della propria individualità.

L’Associazione Nazionale Ex Deportati ANED ha intrapreso una ricerca sulla deportazione femminile, sulle donne deportate, più deboli e per questo più restie a testimoniare e a raccontarsi, dove, secondo Levinas, il nazismo si è avventato contro “il volto dell’altro”.

I testimoni e gli insegnanti sono in rapporto con la comunità educante per la trasmissione di memoria storica fra le generazioni. La scuola è al centro della comunità educante attraverso la memoria della testimonianza che rappresenta il filo rosso educativo che unisce i vari enti di attività culturale e di ricerca.

La scuola è una comunità di ricerca volta a mantenere attuali i valori costituzionali. Nel 1996 il ministro dell’istruzione inserisce la storia contemporanea nell’ultimo anno delle scuole superiori, dove si ripresenta la difficoltà di coniugare la memoria individuale e collettiva e l’impegno per gli insegnanti nel dialogo tra generazioni. Dalle riflessioni di Moni Ovadia, esponente e cultore della tradizione ebraica Yddish, nei suoi discorsi in teatro e in pubblico, si evince che la forma di resistenza più straziante e lancinante concepibile dalla mente umana si rivela tramite il mezzo sublime della follia creativa, della creatività artistica, nella pedagogia della resistenza, per la salvezza e sopravvivenza della dignità umana, contro la barbarie e la violenza, perché il carnefice non potrà mai reprimere la dimensione umana individuale e lo spirito creativo. Infatti nella simbologia del popolo ebraico risulta presente il senso del dio vivente in ogni creatura, concetto opposto rispetto ai canoni nazisti che propongono simboli di morte e tenebre, nell’oscurantismo della ragione, mettendo al bando le opere culturali. Nella retorica di regime sussiste una crudele dicotomia tra vita e morte, cultura e ignoranza, tenebre e luce, vitalità e annientamento, differenza e omologazione.

Un’interpretazione biblica cita che se non ci fosse la dimenticanza, l’uomo penserebbe ossessivamente alla propria morte, nella scelta traumatica tra memoria e oblio. Nel capitolo terzo del Qoelet si dice che vi è tempo per fare memoria e tempo per astenersi dal ricordo, dove il momento dell’oblio può mettere in discussione il passato.

A livello sociale, si giunge all’esigenza di smemoratezza, occultando le fonti storiche e riabilitando i colpevoli. Attualmente sussiste un mare magnum di stimoli, informazioni, notizie, attraverso i mezzi informatici, i musei, gli archivi, i media, per cui siamo immersi nei ricordi, ma in poca memoria e scarsa capacità e strategia selettrice, dove subentra mancanza di riflessione critica rispetto alla confusione. Le distorsioni della memoria comportano l’imbarbarimento generale nelle relazioni interpersonali, nel conflitto etnico e nella pretesa purezza della superiorità razziale, nel conflitto di civiltà dopo il fatidico 11 settembre, come “profezia che si autodetermina”, nell’oblio che predica la xenofobia, dimenticando quando gli stranieri, gli extracomunitari e i dannati della terra eravamo noi.

Laura Tussi, docente, scrittrice e giornalista.

progetto “PER NON DIMENTICARE”

Cara Amica, Caro Amico,
 
gli incontri del Progetto “Per Non Dimenticare” sono aperti alla partecipazione di tutti gli interessati alle tematiche del dialogo interculturale, della giustizia sociale, dell’antifascismo e del rispetto dei principi costituzionali.
A presto,
laura tussi
 

PROGETTO “Per Non Dimenticare”

 

di Laura Tussi

 

In qualità di Docente presso l’Istituto Comprensivo “G. Rodari” via Prati Desio (Monza Brianza), e con il patrocinio di questa scuola, ho organizzato in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Nova Milanese, l’ARCI, l’ANPI, l’ANED, l’APEI, Emergency, Peacelink e la Rete Antifascista Nord Ovest Milano, incontri a tema, volti ad approfondire il Progetto Memoria Storica a Nova Milanese, dal titolo “Per non dimenticare” intrapreso, a partire dagli anni ’70, dall’Amministrazione Comunale e dalla Biblioteca Civica di Nova Milanese.

Il progetto è volto a declinare la tematica della Memoria Storica dei Lager nazisti, come sopraffazione e violazione dei diritti umani imprescindibili della persona, sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo e dalle Carte Costituzionali democratiche.

Con questo progetto si vuole approfondire la tematica del ricordo e del fare memoria nelle società civili, approfondendo dei temi e dei concetti etici e civili che spaziano dal rispetto dei diritti umani, alle pari opportunità, dal pluralismo, al dialogo interreligioso, dalla cultura, al valore della democrazia nelle società contemporanee.

Le deportazioni di civili costituiscono un aspetto e una parte importanti del fenomeno concentrazionario e della Shoah, complessivamente intesa e concepita.

L’Amministrazione Comunale e la Biblioteca Civica di Nova Milanese, a livello didattico, attraverso competenze di studio approfondito e di ricerca sul campo, da decenni, conducono un lavoro documentaristico fondato su approcci pedagogici inerenti il fenomeno concentrazionario e la deportazione, soprattutto per motivi politici.

La Biblioteca Civica di Nova Milanese ha creato un sito di raccolta di testimonianze, videotestimonianze e documentazioni, ricavate da interviste e colloqui diretti con sopravvissuti e superstiti italiani, deportati per motivazioni politiche. Il sito in questione è www.lageredeportazione.org e concentra in sé anni di studio e di ricerca sul campo, in documentazioni che vengono direttamente trasmesse e rese fruibili tramite il Web.

Il sito www.lageredeportazione.org nasce dal lavoro documentaristico di ricerca storica diretto dalla Biblioteca Civica di Nova Milanese, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e costituisce uno dei pochi archivi di videotestimonianze a livello nazionale ed internazionale.

Per ricostruire la storia occorrono dei documenti autentici, archiviati e catalogati in questo sito, che vuole riconsegnare al territorio dei materiali e supporti storici originali, dove la fonte del sapere è libera, senza burocrazie e limiti di accesso, in un’operazione di seria e attiva politica culturale della memoria.

Queste fonti sono accessibili a costo azzerato, a chiunque decida dove, come, quando e con chi connettersi al sito. Esso è strutturato come una banca dati ed un archivio articolato, in cui è possibile accedere alle diverse fonti storiche e da cui risulta agevole consultare e scaricare il materiale documentaristico.

A quanti siano interessati al fenomeno concentrazionario nazifascista e alle deportazioni di civili, si presenta il sito www.lageredeportazione.org che costituisce un archivio della memoria storica, i cui materiali contenutistici sono frutto di un assiduo lavoro di ricerca anche presso gli archivi storici dei campi di concentramento e di sterminio. Il punto focale del sito e della ricerca sono la raccolta di videotestimonianze dei superstiti e dei sopravvissuti italiani. Il sito è strutturato su due piani. Una parte è costituita di materiali e documenti e in un altro ambito sono raccolti materiali elaborati.

Tra i supporti documentaristici, il punto nodale è incentrato sulle trascrizioni delle testimonianze e arricchito dalla pubblicazione di videotestimonianze di sopravvissuti italiani. I materiali rielaborati comprendono le varie mostre documentaristiche e altri contenuti con valenze importanti, che consistono in un’elaborazione di documenti storici, pensati come unità didattiche e di apprendimento. La fruizione e l’accesso gratuiti al sito, come archivio storico, risultano un elemento concreto di una politica culturale attiva inerente la memoria storica.

In tal senso si è pensato di promuovere degli eventi per approfondire l’opera storica di ricerca e di documentazione condotta a partire dagli anni ’70 dall’Amministrazione Comunale e dalla Biblioteca Civica di Nova Milanese.

 

Gli appuntamenti prestabiliti, che si terranno in Sala Gioia a Nova Milanese, sono:

 

Domenica 28 Febbraio 2010 ore 17.00

 

Brunetto Salvarani, teologo, scrittore, Direttore della rivista CEM MONDIALITA’ presenterà IL MURO DI VETRO e SACRO di Laura Tussi editi dalla Editrice Missionaria Italiana di Bologna, inerenti il tema del pluralismo religioso in Italia e il rispetto del diritto al culto religioso.

 

Venerdì 5 Marzo 2010 ore 21.00

 

Wanda Montanelli, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Europeo per il Rispetto delle Pari Opportunità, introdurrà il tema della violazione dei diritti umani e delle pari opportunità nei regimi totalitari e nel contesto nazionale ed europeo.

 

Domenica  18 Aprile 2010 ore 17.00

 

Renato Sarti, regista, attore, fondatore del Teatro della Cooperativa di Milano, introdurrà e tratterà il tema della memoria storica delle deportazioni nei lager nazisti.

 

Venerdì 23 Aprile ore 21.00

 

Bebo Storti, attore, politico e opinionista rappresenterà l’opera MAI MORTI, monologo teatrale sull’antifascismo

 

Domenica Maggio/Giugno 2010 ore 17.00

 

Moni Ovadia, attore, regista e opinionista presenterà l’ultimo libro di Laura Tussi dal titolo Memorie e Olocausto edito da Aracne (Roma 2009), dove viene ampliamente trattato il progetto “Per non dimenticare” condotto da decenni dall’Amministrazione Comunale di Nova Milanese e dalla Biblioteca Civica. Questo evento è stato già proposto dall’Amministrazione Comunale di Senago (Milano), per la celebrazione del giorno della Liberazione nel 2009, nell’ambito di un ciclo di eventi, come illustrato in questo filmato

www.youtube.com/lauratussi

 

Pertanto tutti sono invitati a collaborare alla realizzazione di eventi che promuovano ulteriormente e approfondiscano le tematiche in oggetto, già ampliamente trattate nel progetto “Per non Dimenticare” condotto dall’Amministrazione Comunale e dalla Biblioteca Civica di Nova Milanese.

 

Laura Tussi

TRIBUTO A PINO VNEZIANO


Giovedì, 5 Novembre, 2009 – 18:00
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Tributo a Pino Veneziano
con Vincenzo Consolo e Moni Ovadia

Radio Bandita presenta:
“Di questa terra facciamone un giardino. Tributo a Pino Veneziano”
(A cura di Rocco Pollina e Umberto Leone, Coppola Editore, 2009)
Fece da spalla a de Andrè al suo primo concerto siciliano e nell’estate dell’84 cantò per Jorge Luis Borges facendolo commuovere; fu autore di magnifiche canzoni d’amore e di protesta, cantò la rabbia contro i potenti e la passione per la sua terra. Eppure Pino Veneziano, che aveva imparato a suonare a 40 anni, spinto dall’urgenza di raccontare, non volle mai inseguire la fama. Tirava fuori la chitarra dopo aver servito ai tavoli del suo ristorante a Marinella di Selinunte e regalava ai presenti pezzi della sua poesia. A quindici anni dalla sua scomparsa l’Associazione Pino Veneziano ha pubblicato un libro-cd con alcune delle sue più significative canzoni di protesta e d’amore, reinterpretate da personalità del panorama musicale nazionale, e un appello per la salvaguardia e il rispetto del territorio di Selinunte e della sua borgata, minacciato dall’incuria e dalle speculazioni che spesso Veneziano den unciava nelle sue canzoni.
 
Sul palco della Scighera, oltre a Rocco Pollina e Umberto Leone, curatori del libro-cd, ci saranno Vincenzo Consolo, autore della testimonianza che apre la pubblicazione, e Moni Ovadia che nel cd interpreta “U sicilianu”.
 
A seguire: le canzoni di Pino Veneziano, con Rocco Pollina, Umberto Leone e altri ospiti a sorpresa.
 
INGRESSO CON TESSERA ARCI
tel e fax: 02 39480616
www.lascighera.org info@scighera.org

LA SCIGHERA – VIA CANDIANI 131 – QUARTIERE bOVISA

LA PEDAGOGIA DELLA SHOAH

Cara Amica, Caro Amico,

 

Moni Ovadia sostiene che l’antisemitismo prevede un nemico non per posizione, ma per definizione, ossia un nemico ontologico, per essenza umana e per pensiero altro, nella concezione del nazismo che è senza precedenti nelle altre dittature...

Laura Tussi

www.youtube.com/lauratussi

 

www.icpratidesio.it

www.peacelink.it

www.politicamentecorretto.com

www.ildialogo.org

www.ideabiografica.com

 

LA PEDAGOGIA DELLA SHOAH

 

di Laura Tussi

 

Moni Ovadia sostiene che l’antisemitismo prevede un nemico non per posizione, ma per definizione, ossia un nemico ontologico, per essenza umana e per pensiero altro, nella concezione del nazismo che è senza precedenti nelle altre dittature.

La Shoah diviene oggetto di fiction televisive e cinematografiche; è indagata e trattata in innumerevoli opere narrative; viene analizzata nel tentativo di enucleare concettualmente e razionalmente il suo mistero che resta indecifrabile. È accaduto, nella vicenda storica dell’umanità, un evento mostruoso, enorme, non solo per la quantità delle vittime, ma anche per il numero di colpevoli, di complici sottomessi e obbedienti, di indifferenti ottenebrati, obnubilati e alienati dal sistema del terrore nazista. L’esigenza spasmodica di comprendere conduce dalla storia alla microstoria, degenerando persino nella pornografia della Shoah, nella morbosità dell’incesto storico, di fantasie maniacali fino al recondito delle fosse comuni e delle camere a gas, nel fetore nauseabondo del male, nel gusto del proibito, nell’umiliazione dei corpi nudi. Una pornografia della Shoah che alimenta una distanza abissale rispetto alla sobrietà del racconto di Primo Levi, elaborato come faticosa conquista e riflessione pacata e cogente di razionalità, trattenuta come lucida e disincantata e sobria forma di pudore, che è monito attivo e militante, fra memoria delle atrocità del passato e insensibilità per la xenofobia contemporanea.

La lezione della storia deve sempre tradursi in un interrogativo attuale che si ponga domande sulla nostra disponibilità a sopportare nuovamente la discriminazione e l’esclusione del diverso, prima ridotto a ospite ingrato ed indesiderato e poi destinato all’eliminazione.

La pedagogia della Shoah rappresenta uno strumento prezioso che deve adeguarsi alla novità del contesto multietnico, suscitando interrogativi, nel promuovere comportamenti, inducendo sempre a mettersi nei panni dell’altro. Altrimenti i propositi didattici e culturali di immedesimazione nella tragedia ebraica possono risultare controproducenti.

La didattica della storia ha stabilito una giornata della memoria in cui questo tema viene trattato nelle scuole, cercando di evitare il rischio dell’ostentazione della celebrazione.

Una soluzione all’errore della retorica dell’Olocausto è l’insegnamento da parte dei testimoni in percorsi didattici che prevedano la narrazione autobiografica. L’importanza della memoria di vita e dell’autonarrazione risulta compresa in un approccio didattico di pedagogia narrativa finalizzata a reagire all’alienazione del razzismo e della xenofobia. La Shoah sembra incomprensibile e si sono addotte spiegazioni economiciste, psicologiste che si fermano ad un punto, oltre il quale subentra il demoniaco, il diabolico, la barbarie.

Attraverso la pedagogia dell’internamento si comprendono fenomeni di espropriazione, alienazione e violenza, dove il campo di sterminio diventa un laboratorio pedagogico per “costruire soggetti distrutti”, quale ossimoro e contraddizione da cui nasce un’antropologia dove si costruisce un setting pedagogico, in cui si sviluppano pratiche di contrasto, in una pedagogia della resistenza minimale e infinitesimale. Adorno sostiene che “dopo Auschwitz non è più possibile scrivere poesie”, dove invece occorre rimemorare, fare memoria, ripresentificare il tempo nel diritto all’ascolto dei testimoni, con il dovere di capire, di ricordare e chiedere continuamente il perché.

Primo Levi nell’opera “I sommersi e i salvati” evidenzia l’importanza attuale e contemporanea della testimonianza, con la narrazione che diviene riscatto della propria individualità.

L’Associazione Nazionale Ex Deportati ANED ha intrapreso una ricerca sulla deportazione femminile, sulle donne deportate, più deboli e per questo più restie a testimoniare e a raccontarsi, dove, secondo Levinas, il nazismo si è avventato contro “il volto dell’altro”.

I testimoni e gli insegnanti sono in rapporto con la comunità educante per la trasmissione di memoria storica fra le generazioni. La scuola è al centro della comunità educante attraverso la memoria della testimonianza che rappresenta il filo rosso educativo che unisce i vari enti di attività culturale e di ricerca.

La scuola è una comunità di ricerca volta a mantenere attuali i valori costituzionali. Nel 1996 il ministro dell’istruzione inserisce la storia contemporanea nell’ultimo anno delle scuole superiori, dove si ripresenta la difficoltà di coniugare la memoria individuale e collettiva e l’impegno per gli insegnanti nel dialogo tra generazioni. Dalle riflessioni di Moni Ovadia, esponente e cultore della tradizione ebraica Yddish, nei suoi discorsi in teatro e in pubblico, si evince che la forma di resistenza più straziante e lancinante concepibile dalla mente umana si rivela tramite il mezzo sublime della follia creativa, della creatività artistica, nella pedagogia della resistenza, per la salvezza e sopravvivenza della dignità umana, contro la barbarie e la violenza, perché il carnefice non potrà mai reprimere la dimensione umana individuale e lo spirito creativo. Infatti nella simbologia del popolo ebraico risulta presente il senso del dio vivente in ogni creatura, concetto opposto rispetto ai canoni nazisti che propongono simboli di morte e tenebre, nell’oscurantismo della ragione, mettendo al bando le opere culturali. Nella retorica di regime sussiste una crudele dicotomia tra vita e morte, cultura e ignoranza, tenebre e luce, vitalità e annientamento, differenza e omologazione.

Un’interpretazione biblica cita che se non ci fosse la dimenticanza, l’uomo penserebbe alla propria morte, nella scelta traumatica tra memoria e oblio. Nel capitolo terzo del Qoelet si dice che vi è tempo per fare memoria e tempo per astenersi dal ricordo, dove il momento dell’oblio può mettere in discussione il passato.

A livello sociale, si giunge all’esigenza di smemoratezza, occultando le fonti storiche e riabilitando i colpevoli. Attualmente sussiste un mare magnum di stimoli, informazioni, notizie, attraverso i mezzi informatici, i musei, gli archivi, i media, per cui siamo immersi nei ricordi, ma in poca memoria e scarsa capacità e strategia selettrice, dove subentra mancanza di riflessione critica rispetto alla confusione. Le distorsioni della memoria comportano l’imbarbarimento generale nelle relazioni interpersonali, nel conflitto etnico e nella pretesa purezza della superiorità razziale, nel conflitto di civiltà dopo il fatidico 11 settembre, come “profezia che si autodetermina”, nell’oblio che predica la xenofobia, dimenticando quando gli stranieri, gli extracomunitari e i dannati della terra eravamo noi.

Laura Tussi