“Noi Siamo Chiesa” propone una svolta urgente nel rapporto tra Chiesa e politica


– Politica Italiana – Chiese e Religioni –
molto volentieri ripubblico il Comunicato Stampa di noi siamo chiesa.
Anche in questa situazione molto difficile per il paese, la posizione della Chiesa è nient’affatto limpida e tantomeno coerente.

Ciao
Enrico

 NOI SIAMO CHIESA

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I vertici della Chiesa sono con Berlusconi. Fino a quando continuerà l’inciucio?

“Noi Siamo Chiesa” propone una svolta urgente nel rapporto tra Chiesa e politica

 

            Il malsano rapporto tra i vertici della Chiesa e il governo non viene minimamente  scalfito da una crisi politica, sociale e di credibilità senza precedenti. Bertone, Berlusconi, Crociata oltre a undici ministri e a nove cardinali si sono trovati ieri a pranzo. Ruini ha ripreso a intervenire direttamente, secondo il suo costume, distribuendo a destra e a manca inviti ed ordini. Sono comportamenti che comunicano un messaggio chiaro. E’ quello di un inciucio  che incontra sempre maggiori perplessità e esplicite resistenze nella base cattolica e ostilità diretta in una vasta area dell’opinione pubblica.

            Questa emergenza è l’occasione per “Noi Siamo Chiesa” di esprimere alcuni propri punti di vista generali sulla situazione, partendo dalla sua collocazione interna alla Chiesa.. Come cristiani infatti non possiamo tacere  chiudendoci nella  poco evangelica autosufficienza dei nostri “eventi”, della nostra stampa, delle nostre parrocchie o magari delle nostre preziose ma insufficienti iniziative di intervento sociale.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      

            “Noi Siamo Chiesa” già in passato si è sentita obbligata a criticare ripetutamente e aspramente  il rapporto  dei vertici della Chiesa e di una parte del mondo cattolico con la politica e con le istituzioni In questo momento ripetiamo quali sono, a nostro giudizio, queste pesanti responsabilità, che sono una delle cause non secondarie della crisi :

 

— la del tutto insufficiente reazione alle culture dell’immagine, del successo, del denaro, dell’emarginazione del diverso che sono da vent’anni valori dominanti  nella vita sociale e politica;

 

— l’alleanza abbastanza esplicita, anche se mai chiaramente dichiarata e quindi  ipocrita,  con il governo in carica per ottenere contropartite in privilegi materiali di ogni genere, pagate con il silenzio su ogni tipo di malgoverno, di  carente moralità pubblica e di passività o di complicità nei confronti dei poteri criminali. Questo connubio è tanto più censurabile se lo si confronta con la sorda ostilità nei confronti del governo precedente;

 

—  l’irruente invadenza su temi cosiddetti “etici” per ottenere soluzioni legislative del tutto discutibili senza lasciarle alla mediazione democratica ed ignorando le opinioni contrarie, anche  dal punto di vista teologico, sui c.d. “valori non negoziabili”;

 

— la sostanziale acquiescenza nei confronti della  politica di riarmo in corso e della guerra in atto in Afghanistan (e prima in Iraq) 

 

            Queste posizioni hanno dimostrato un deficit di laicità nel rapporto con le istituzioni e una  carente preoccupazione per la vita della nostra democrazia. Esse hanno contribuito da una parte a creare una cattiva cultura nell’opinione cattolica,  dall’altra ad allontanare tanti da un rapporto con il messaggio dell’Evangelo perché sempre oscurato, anche grazie ai mass-media, dallo schermo deformante determinato dalle  posizioni concrete del Vaticano e della CEI.

            E’ ora necessaria una svolta da parte dei vertici ecclesiastici. Le difficili prossime settimane dovrebbero fornirne l’occasione, anche se i fatti di questi giorni non vanno in questa direzione. Ci facciamo interpreti di tanti nel mondo cattolico nel chiederla, nel pretenderla. Le preoccupazioni manifestate recentemente da alcuni vescovi devono essere l’occasione per avviare da subito un cambiamento che si fondi su una riflessione autocritica sul passato. E nel popolo di Dio alzino la voce quanti, in primis le associazioni, hanno subìto in questi anni, in modo silenzioso, le ingerenze scorrette, gli intrighi dietro le quinte nei rapporti con le forze politiche e le istituzioni; non tacciano quanti sono impegnati in azioni sociali efficaci a difesa dei più deboli, contro la criminalità, per la pace. Tutti  chiedano  che la Chiesa faccia un passo indietro dal pretendere sempre di più in risorse  e leggi e sappia rapportarsi con la cultura “laica” non più sulla base della diffidenza o della aperta ostilità. Tutti pretendano che la Chiesa confermi, testimoni e divulghi la propria convinta adesione ai valori costituzionali, a partire dall’art.11.

            Il problema vero non è quello della difesa del sistema ecclesiastico ma è quello di dare testimonianza credibile dell’Evangelo anche e soprattutto verso i cosiddetti “lontani”.  L’emergenza di oggi potrebbe essere provvidenziale nel proporre e nell’attivare durante la crisi  un nuovo impegno  di tutti i cattolici per maggiore solidarietà, maggiore laicità, maggiore speranza nel futuro.

 

                                                                                                NOI SIAMO CHIESA

Roma, 10 dicembre 2010

 

L’omelia del vescovo dei militari Vincenzo Pelvi ai funerali degli alpini

Ricevo da Noi siamo Chiesa e vi inoltro.

Enrico

L’omelia del vescovo dei militari Vincenzo Pelvi ai funerali degli alpini è stata una provocazione densa di ipocrisia e di retorica

 

Il portavoce nazionale di “Noi Siamo Chiesa” Vittorio Bellavite ha rilasciato la seguente dichiarazione:

             “Mentre il dubbio sulla presenza di tremila militari italiani in Afghanistan è presente da tempo nell’opinione pubblica e finalmente si sta diffondendo anche in Parlamento, l’Ordinario militare Mons. Vincenzo Pelvi, nell’omelia durante i funerali dei quattro alpini, ne ha dette di tutte. Essi sono “profeti del bene comune, decisi a pagare di persona per ciò in cui hanno creduto e per cui hanno vissuto a servizio dei deboli e degli emarginati” E ancora:  “Nessuno può restare neutrale o affidarsi a giochi di sensibilità variabili che indeboliscono la tenuta di un impegno così delicato per la sicurezza dei popoli. I nostri militari si nutrono tutti della forza delle nostre convinzioni nella consapevolezza di una strategia chiara e armonica”. Per Pelvi la società civile dovrebbe sostenere in “maniera più concreta ed esplicita”i nostri militari e le loro famiglie.

            Ma Pelvi non è da solo, l’”Avvenire” lo segue a ruota e la Presidenza della CEI ha detto che gli alpini svolgevano il loro lavoro “a servizio della pace”.

            Tutti i veri pacifisti, soprattutto quelli che si ispirano all’Evangelo, hanno il dovere di gridare ad alta voce che il re è nudo, che, cioè, in Afghanistan i militari italiani, in palese violazione dell’art. 11 della Costituzione, partecipano a una guerra, non difensiva ma offensiva, in cui i conclamati propositi di aiuto alla società civile sono di fatto una foglia di fico che non serve più da tempo a nascondere la realtà. Si tratta di una guerra brutale come sempre pagata dai più deboli che sono le vittime civili, e i militari che vi muoiono non sono eroi ma solo nostri fratelli caduti sul lavoro come tanti, ogni giorno, nei nostri cantieri e nelle nostre fabbriche”.

 

Roma, 13 ottobre 2010 

 

lasciate in pace cristo in croce!

– Chiese e Religioni –
Anche io sono convinto che i crocifissi dovrebbero stare ben lontano dalla politica. Anche la Chiesa dovrebbe farlo, soprattutto dovrebbe evitare le commistioni alla cardinale Sepe…
I crocifissi restino nelle chiese, nelle persone…
Da http://domani.arcoiris.tv/

Enrico

Il crocifisso deve essere solo un simbolo della fede. Come tanti cattolici che si richiamano al Concilio, noi di “Noi Siamo Chiesa” siamo contrari alla campagna del governo e del Vaticano per riformare la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo

Mai usare il crocefisso per fare politica
24-06-2010

di Vittorio Belgioioso

Si è svolto a Roma un convegno di area governativa organizzato per polemizzare contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 3 novembre scorso, che ha giudicato che l’esposizione del crocifisso nelle scuole di Stato è in contraddizione con l’art.9 della Convenzione europea per la tutela dei diritti dell’uomo (in connessione con l’art.2 del Protocollo n.1).

L’ultimo editoriale di Civiltà Cattolica e un documento della Presidenza della CEI del 18 giugno vanno nella stessa direzione mentre il Vaticano si è attivato da mesi presso gli Stati membri del Consiglio d’Europa e presso altri movimenti cristiani perché contrastino la sentenza di novembre. Ugualmente il Prof. Carlo Cardia ha pubblicato un testo “Identità culturale e religiosa europea. La questione del crocifisso” che è stato esplicitamente sponsorizzato dal governo. Si sta quindi intensificando la campagna politica e mediatica perché la Corte, nel giudizio d’appello che si terrà a Strasburgo il 30 giugno, modifichi la sentenza di primo grado.

on hanno molti strumenti per fare sentire la loro opinione quanti dissentono da questa mobilitazione, non condividendo la posizione dei vertici delle istituzioni e dei maggiori partiti. “Noi Siamo Chiesa” fa parte di questa area di opinione, in particolare presente tra tanti cattolici, che si augura la conferma della sentenza. “Noi Siamo Chiesa” ritiene infatti che il crocifisso sia un simbolo religioso sul quale tutti i cristiani debbano meditare nel raccoglimento delle loro coscienze, sia nella preghiera individuale che in quella comunitaria. Si pretende invece di considerare il crocifisso come un simbolo stesso dell’identità e della cultura nazionale ma ciò è in contraddizione con lo spirito e il dettato della Costituzione e dello stesso Concordato tra Stato italiano e Chiesa cattolica del 1984. La strumentalizzazione di questo simbolo nel nostro paese è fatta non solo da cattolici fondamentalisti (nostalgici di una “cristianità” finito da molto tempo) ma anche da forze politiche e culturali estranee a ogni riflessione evangelicamente ispirata.

“Noi Siamo Chiesa”, anche interloquendo con la Corte con un intervento diretto ad essa inviato il 23 maggio, ha fatto presente le caratteristiche di paese multireligioso e multiculturale che il nostro paese ha acquisito negli ultimi anni e che rendono ancora più opportuni e utili, per la coesione sociale, i principi riconosciuti dalla Corte. Anche le chiese protestanti presenti in Italia (mozione votata dalla XIII assemblea della FCEI – Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane- nel novembre 2003) hanno preso una posizione contraria all’esposizione del crocifisso nelle scuole. La posizione di “Noi Siamo Chiesa” è esplicitamente appoggiata da movimenti ed organizzazioni cattoliche, che si ispirano al Concilio Vaticano II, presenti in Europa, tra cui le Comunità Cristiane di base, l’European Network Cheurch on the Move, la rete spagnola Redes Cristianas, la rete francese Parvis, L’Observatoire Chrétienne sur la Laicité, Nous Sommes aussi l’Eglise eccetera.

Credenti e non credenti dovrebbero meditare le parole del senatore Pietro Ichino, che così concludeva nell’aula del Senato il suo intervento il 4 novembre 2009 all’indomani della sentenza di primo grado: “Questo uso del crocefisso mi disturba come credente: perché Cristo non è morto in croce soltanto per il nostro Paese, né soltanto per i Paesi europei; e il suo Vangelo non si identifica affatto con la nostra cultura, ma è stato dato a tutta l’umanità. Questo uso del crocefisso come bandiera, o come simbolo di una cultura per distinguerla dalle altre, se compiuto dai credenti, costituirebbe una violazione del primo comandamento biblico: “Non usare il nome di Dio invano”. Se è compiuto dallo Stato laico, vedo in esso un’appropriazione indebita. E chiedo che esso cessi al più presto: per rispetto dei cristiani prima ancora che dei non cristiani”.