GIUSTIZIA, CARCERE, OPG : NEWS DA RISTRETTI.ORG

Ristretti Orizzonti, 11 ottobre 2012 Laganà: sovraffollamento ancora altissimo, iniziative in 12 città.”I provvedimenti adottati per ridurre il sov…


Tm News, 11 ottobre 2012 La velocità dell’iter parlamentare dei provvedimenti legislativi “dipende moltissimo dalla volontà politica”. Lo ha sottol…

news da ristretti (carcere, morti in carcere, suicidi in carcere, opg)

Agi, 4 marzo 2012 Nel 2011 si sono suicidati 63 detenuti (38 italiani e 25 stranieri) nei penitenziari italiani su un totale di 186 persone decedut…
Agi, 4 marzo 2012 Sono 13 i detenuti che dall’inizio del 2012 si sono suicidati. Il Capo del Dap ha disposto con effetto immediato la riattivazione…
Ansa, 4 marzo 2012 Contro i suicidi in carcere “quello che serve non sono Commissioni ministeriali o di monitoraggio” ma un ripensamento complessiv…
Agi, 4 marzo 2012 “Il 31 marzo 2013 è la data entro la quale dovranno essere chiusi gli ospedali psichiatrici giudiziari. Noi vigileremo, affinché …

news da : Il portale della Riabilitazione Psichiatrica (#salute mentale, #stigma, #opg, #riabilitazione)

Ok alla ricerca ma attenzione a non rendere tutto sindrome e malattia
Mon, 20 Feb 2012 11:57:16 +0000
Incontri di psichiatria e arteterapia antroposofica
Mon, 20 Feb 2012 11:54:00 +0000
Progetto salute mentale contro lo stigma e il pregiudizio. “Conoscere per Capire – Capire per non emarginare”
Mon, 20 Feb 2012 11:46:46 +0000
Un’intervista sugli OPG a Gilberto Corbellini
Mon, 20 Feb 2012 11:42:38 +0000
Seminario “Dalla cura alla riabilitazione psicosociale: esperienze a confronto”
Mon, 20 Feb 2012 11:37:58 +0000

Dagli Opg ai mini Opg?

Dagli Opg ai mini Opg?

 
 
 

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di Roberto Loddo

E’ nei dettagli che il diavolo nasconde la sua coda. Il 25 gennaio, proprio alla vigilia della riunione del comitato nazionale “Stop Opg”, il Senato approva il Decreto Carceri, e con l’emendamento presentato da “Ignazio Marino e altri senatori” finalmente viene fissato un termine, marzo 2013, per applicare le leggi sulla chiusura degli attuali Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Comunque lo si giudichi, l’emendamento approvato dal Senato, se diventerà legge, purtroppo non abolirà gli Opg. Li moltiplica. Ma il lavoro condotto dal Senatore Marino non è stato inutile. Alla commissione parlamentare per l’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale e ai senatori firmatari dell’emendamento va comunque il merito di aver acceso i riflettori su una vicenda che rischiava di essere sepolta come le persone internate. Grazie anche al monito del Presidente della Repubblica, alle sanzioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, e all’attenzione mediatica di importanti trasmissioni televisive d’inchiesta. Nessuno può più dire di non sapere. L’orrore, oggi è sotto gli occhi di tutti. E tutti sanno che gli Opg non sono né ospedali, né luoghi di cura. Sono luoghi di morte, privazione e sofferenza in cui le persone vengono imprigionate sulla base di una obsoleta concezione della malattia mentale.

Un’ottica di riduzione del danno parrebbe ispirare la logica politica dell’emendamento approvato, che forse, trasformerà gli Opg in qualcosa di meno orribile, con strutture meno fatiscenti, ma pur sempre luoghi di segregazione, reclusione e internamento. Il rischio è che ora al posto dei 6 Opg, nascano 20 mini Opg, privati. Magari uno in ogni regione e magari qualcuno anche in Sardegna. Non basta, infatti, cambiare il vestito agli Opg, è necessario agire su due livelli. A livello nazionale, perché il parlamento abolisca alla radice l’istituto giuridico dell’Opg e modifichi le modalità di internamento delle persone (articoli 88 e 89 del codice penale). E a livello territoriale, su quei dipartimenti di salute mentale incapaci di prendersi cura di questi cittadini e responsabili dell’invio delle persone negli Opg. Le risorse finanziarie utilizzate per segregare e torturare queste persone potrebbero essere utilizzate per offrire ad ognuno di loro un percorso di accoglienza, cura, assistenza e inclusione sociale nel proprio territorio. Proprio come rivendicato dalla campagna “Un volto, Un nome” lanciata dal comitato sardo “Stop Opg” che chiede alla Regione Sardegna, alle Asl e i Dipartimenti di Salute Mentale, di mobilitarsi per assistere e curare i nostri cittadini sardi internati. Per evitare che il loro ritorno avvenga attraverso la costruzione di “piccoli manicomi” mascherati da strutture terapeutiche.

Lo Stato deve occuparsi dei cittadini per ciò che fanno o per ciò che sono? Michel Foucault avrebbe dovuto porre questa domanda ai nostri attuali legislatori. In questi anni abbiamo assistito a una vera e propria trasformazione dello Stato di diritto, risvegliandoci in un sistema della giustizia che non giudica più i fatti ma le persone, la loro storia familiare e le loro condizioni di vita. Una giustizia che sacrifica le persone in nome della paura, del pregiudizio e dell’ignoranza. Complice anche un codice penale che è un residuo del regime fascista e che permette una scandalosa connessione tra sofferenza mentale e pericolosità sociale. Gli internati appartengono tutti a una categoria sociale: sono poveri. Sono persone a cui è stato tolto il diritto all’espiazione della pena in nome della prevenzione della loro pericolosità. Il fondamento giuridico di questa famigerata “misura di sicurezza” si basa sulla privazione della libertà a tempo indeterminato, perché non si è in grado di “intendere e di volere”. Una sanzione che assomiglia a una tortura “eterna”, immaginata per prevenire comportamenti che la persona dovrebbe attuare in un determinato futuro. Non mi interessa ciò che hai fatto, mi interessa ciò che potresti fare. Una mostruosità giuridica, perché la pericolosità sociale non ha nessuna valenza scientifica ed è un’ipotesi indimostrabile. E se fosse la nostra società ad essere socialmente pericolosa e priva di senso?

(da Il Manifesto Sardo)

SEMINARIO PER LA CHIUSURA DEGLI OPG

26 gennaio: riunione e seminario “Un volto, un nome”

 
 
 

un volto un nomeAssociazioni del Comitato promotore di “stopOPG”, altre e altri: care amiche e cari amici, confermiamo la riunione – “aperta a quanti vogliono dare il loro contributo” – del Comitato di “stopOPG”.

GIOVEDI’ 26 gennaio, a ROMA, presso la sede della Regione Toscana – via Parigi, 11, dalle ore 9:30 alle ore 16

per:

1. presentare (in conferenza stampa) la campagna “UN VOLTO UN NOME”, con i referenti di “stop opg” delle singole regioni (a breve invieremo un primo elenco).

2. una discussione seminariale sulla questione dell’ “imputabilità” e in generale sugli aspetti normativi (compresa la questione del DdL “Marino e altri senatori”)

A breve ulteriori informazioni

Un caro saluto

Per StopOPG:

Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Fabrizio Rossetti

Giovedì 17 novembre: “S/Legami” (convegno antipsichiatria)

Giovedì 17 novembre: “S/Legami”

 
 
 

locandina convegnoLa storia della psichiatria è una scia continui di pratiche e sperimentazioni su esseri umani (per lo più non consenzienti) in nome della cura di malattie e disturbi che questi (per lo più) non ritenevano (né ritengono) di avere.

E’ chiaro che una pratica “medica” che si attua a prescindere dal consenso dell’utente (e che anzi ritiene il mancato consenso come esso stesso “sintomo” della malattia che afferma di curare) è nella sostanza una pratica coercitiva che non può che produrre abusi e violenze. La storia della psichiatria, dal manicomio al trattamento sanitario obbligatorio, è lì a dimostrarlo.

“S/LEGAMI” vuole denunciare l’uso della coercizione in psichiatria a partire da due realtà simboliche in cui essa si concretizza con maggiore evidenza: il trattamento sanitario obbligatorio e il manicomio criminale.

Per farlo il convegno svilupperà un discorso pratico che partirà dalla testimonianza del Comitato per Francesco Mastrogiovanni, costituitosi per chiedere verità e giustizia per quanto accaduto all’insegnante di Vallo della Lucania (Sa), deceduto nel reparto di psichiatria in cui era ricoverato in trattamento sanitario obbligatorio (TSO) dopo oltre 80 ore di contenzione al letto; per continuare con l’esperienza di difesa legale e accoglienza di utenti psichiatrici sottoposti a misure dell’autorità giudiziaria e/o dimessi dall’Ospedale Psichiatrico Giudiziario promossa dall’associazione Penelope sul territorio del distretto di Taormina.

Il convegno sarà l’occasione per lanciare il “SOCCORSO VIOLA” quale pronto soccorso sociale e legale per quanti subiscono e vogliono denunciare abusi e usi non consensuali della psichiatria. Il “SOCCORSO VIOLA”, contattabile allo 0942.989347 (24 ore su 24), fornisce consulenza e assistenza legale, accoglienza d’emergenza, supporto nella ricerca lavorativa e abitativa, servizio mensa, sostegno psico-sociale a quanti vogliono fare a meno o tutelarsi da interventi psichiatrici non richiesti.

Programma

ore 09.00 iscrizione partecipanti

ore 09.30 Introduzione ai temi della giornata (Giuseppe CALABRO’ Presidente Comitato Iniziativa Antipsichiatrica)

ore 10.00 Il “caso” Francesco Mastrogiovanni (Vincenzo SERRA, Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni)

ore 10.30 Aspetti legali della coercizione in psichiatria (Avv. Giuseppe ROMANO, legale soccorso viola)

ore 11.00 Presentazione del Soccorso Viola. Teoria e pratica (Giuseppe BUCALO. Presidente associazione Penelope)

ore 11.30 dibattito

ore 13.00 chiusura lavori

Il convegno si terrà a GIARDINI NAXOS presso il CINE-TEATRO COMUNALE piazza Municipio

GIOVEDI’ 17 NOVEMBRE 2011

L’on. Coscioni in visita all’OPG di Montelupo Fiorentino

L’on. Coscioni in visita all’OPG di Montelupo Fiorentino

 
 
 

Mercoledì 31 u.s. l’On. Maria Antonietta Coscioni, segretario della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, accompagnata dal Dr Alessandro Margara, garante dei detenuti della Regione Toscana e dal dr Cesare Bondioli, responsabile nazionale carceri e opg di Psichiatria Democratica, ha effettuato una visita ispettiva all’Opsedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino.

Come noto il 26 luglio scorso la Commissione Parlamentare di Inchiesta sull’efficacia e efficienza del S.S.N. aveva disposto il sequestro di alcune strutture dell’opg, in particolare della “sala contenzioni” risultata “priva di idonei strumenti di monitoraggio a distanza e di segnalazione delle emergenze del soggetto coercito; nonché irraggiungibile in maniera sollecita ed autonoma da parte del personale sanitario, essendo le chiavi di accesso nella escluisva disponibilità del personale penitenziario” e di 21 celle della Sezione “Ambrogiana” per la “simultanea sussistenza di deficienze strutturali igienico-sanitarie e clinico-assistenziali”.

La Commissione aveva altresì rilevato “gravi e preoccupanti condizioni di degrado di tutte le altre sezioni attualmente operative, patentemente sprovviste dei requisiti minimi previsti dalla normativa vigente per le strutture psichiatriche” e in “tutti i locali OPG inottemperanza alla normativa vigente in materia di prevenzione degli incendi” disponendo un termine di 15 giorni per l’adeguamento alla normativa antincendio e di 180 giorni per “conformare tutte le sezioni alla normativa nazionale e regionale per le strutture psichiatriche”, termini successivamente prorogati al 30 settembre p.v..

La delegazione, ha iniziato la sua ispezione visitando tutte le sezioni dell’opg e non ha potuto che constatare il già denunciato e noto gravissimo degrado generale: non solo della sezione Ambrogiana (in cui ha potuto verificare il rispetto dell’ordine di sequestro) in cui non solo le celle sequestrate ma anche quelle tuttora utilizzate mostrano segni di degrado tanto nelle strutture murarie, quanto negli arredi per non parlare di una quasi totale mancanza di privacy degli internati costretti a vivere in spazi ridottissimi, in genere in celle da quattro, quasi prive di spazio di movimento per i reclusi – anche se abbiamo constatato che la maggior parte delle celle era aperta – e con servizi igienici (anche se questo termine sembra eccessivo!) “a vista”.

Analoga situazione si è constatata nell’altro reparto in uso: anche qui l’aspetto carcerario prevale su quello sanitario (il degrado appare fin da fuori del reparto per la presenza di numerosi rifiuti – stracci, indumenti, oggetti, piatti di plastica – lanciati dai reclusi nel cortile attraverso le sbarre delle celle) con l’aggravante che, dopo la chiusura delle celle sequestrate, questo reparto ha accolto buona parte dei loro ospiti creandosi condizioni di sovraffollamento con la perdita anche di alcuni spazi comuni precedentemente adibiti ad attività di socializzazione, come laboratori espressivi e sale comuni.

In questo reparto era ubicata la “stanza delle contenzioni” che abbiamo trovato occupata da un internato, non contenuto, che nei giorni precedenti aveva sfasciato alcune suppellettili creando pericolo anche per gli altri ricoverati e necessitando di una cella individuale: il personale che ci accompagnava, il Direttore sanitario Dr Scarpa e quello amministrativo Dr.sa Michelini ci informava che era stata chiesta alla commissione una deroga per utilizzare la stanza senza peraltro ricevere risposta.

Al di là delle condizioni strutturali quello che ha maggiormente colpito la delegazione nel contatto con gli internati è stata la percezione, peraltro verbalizzata da alcuni di loro, di un clima di incertezza sul loro futuro alla scadenza del 30 settembre: è quindi percezione diffusa che questa data rappresenti un punto di non ritorno nella storia dell’opg e gli internati si preoccupano del loro destino dopo quella data (un internato ha scongiurato di “non mandarlo ad Aversa”) né valgono a tranquillizzare le rassicurazioni fornite dal personale sanitario e penitenziario.

L’origine di questo clima, invero assai preoccupante perché aggrava la condizione dell’internato caricandola di ulteriori angosce e crea le condizioni perché all’interno dell’istituzione si verifichino incidenti (l’esperienza della chiusura dei manicomi ci dice che le fasi di transizione, quando non definite nella loro realtà, rappresentano un momento delicatissimo della vita istituzionale), è probabilmente legata da un lato all’eccezionalità del provvedimento di sequestro, dall’altro alla mancata risposta, visibile, delle istituzioni a questo provvedimento.

Nelle aree sequestrate non è attivato nessun intervento di restauro e questo ci è stato confermato anche dai Direttori nella riunione al termine della visita ai reparti.

Nessun provvedimento concreto è stato ancora adottato in ottemperanza al disposto dell’ordinanza della Commissione né né dal PRAP né dalla regione per quanto di competenza.

Inoltre da parte della Regione Toscana, non è stato emanato alcun atto ufficiale rispetto alla chiusura dell’opg e alla gestione della fase intermedia: gli stessi Responsabili sembrano soffrire di questa mancanza di progetti e di obbiettivi a medio e a lungo termine.

Nonostante queste incertezze, non certamente imputabili al personale sanitario e penitenziario che direttamente è a contatto con gli internati cui si dedica, come riconosciuto anche dalla Commissione di Inchiesta, con una dedizione straordinaria, secondo i dati presentati dal Direttore Scarpa il processo di regionalizzazione della struttura secondo gli indirizzi del DPCM e i programmi di dimissione sono significativamente progrediti.

Dai 146 internati presenti alla fine di aprile si è passati agli attuali 128, quasi tutti provenienti dal bacino di utenza di competenza (Toscana, Liguria, Sardegna e Umbria): il processo di territorializzazione della struttura è quindi quasi completato anche se resta irrisolto il problema delle donne, attualmente internate a Castiglione delle Siviere.

Il programma “Oltrelesbarre” che, negli anni scorsi ha potuto usufruire di un finanziamento ad hoc, ha consentito la dimissione di circa 20 soggetti tra quelli immediatamente dimissibili ed altri progetti potrebbero essere attivati se venissero erogati i fondi che sono nella disponibilità regionale.

L’impressione che la delegazione ha tratto dalla visita e dall’incontro con gli operatori è che l’opg di Montelupo, anche attraverso interventi di riqualificazione delle sue strutture, ben difficilmente potrà assumere caratteristiche di tipo sanitario essendo tutta la struttura “pensata” e realizzata, sia all’origine che con i successivi interventi di restauro anche recenti, come struttura custodiale e non sanitaria.

Occorre che la Regione esca dall’ambiguità sulla volontà di chiudere l’opg, facendosi carico, fino in fondo di una scelta politica qualificante e in linea con l’attuale normativa, rifiutando di restare paralizzata dai veti campanilistici che l’hanno frenata fino ad oggi.

Questa chiarezza contribuirà grandemente a rasserenare il clima di preoccupazione sul futuro, che si traduce in angoscia per gli internati e, a lungo andare, in demotivazione e burn-out per gli operatori, e consentirà di realizzare quegli interventi di tipo ambientale imposti dalla Commissione per rendere, minimamente vivibile la struttura nella fase di transizione.

Occorre che la Regione faccia, finalmente, un Progetto Obbiettivo per la chiusura di Montelupo, fissandone modalità e tempi che siano vincolanti per tutti i soggetti coinvolti nel processo: oggi sia i Servizi di Salute Mentale della Toscana che quelli delle altre Regioni del bacino non si sentono sufficientemente coinvolti nel processo di chiusura, e quindi di presa in carico degli internati di propria competenza, per il diffuso convincimento (speculare e contrario a quello degli internati!) che a Montelupo un Reparto rimarrà sempre (la famigerata Ambrosiana, ristrutturata, come ipotizzato in un recente convegno più volte richiamato dagli operatori nel corso dell’incontro?).

Nell’immediato va comunque fatto un progetto di riqualificazione delle strutture (per il quale ci risulta esistano in Regione fondi per l’edilizia penitenziaria utilizzabili) per renderle decentemente vivibili nel periodo di transizione verso la chiusura o vanno individuate alternative per un trasferimento immediato degli attuali internati in altre strutture in cui si possa realizzare con maggiore adeguatezza una gestione totalmente sanitaria dei soggetti internati.