SO-STARE o non SO-STARE NEL CONFLITTO?

SO-STARE o non SO-STARE NEL CONFLITTO®?

 

Investi un anno della tua vita per scoprire come gestire efficacemente i conflitti di tutti i giorni senza subirli, e per riqualificarti imparando a trarne nuove competenze e risorse.

 

Cosa faccio quando devo prendere decisioni che i miei collaboratori non condividono e so già che si creeranno diversi conflitti?

Come reagisco quando mia moglie mi comunica serafica: «Domenica siamo a pranzo da tua madre» ed è l’ennesima volta che organizza senza consultarmi?

Come esco dall’aula dopo un’ora intera passata con alunni che fanno di tutto per farmi passare la voglia di insegnare?

Come affronto il mio collega che esordisce con: «Guarda! Hai sbagliato tutto!»?

Cosa rispondo alla socia della mia cooperativa che, dopo avermi provocato, conclude: “… in fondo la nostra è una grande famiglia!»

 

 

Mi arrabbio? Urlo? Scappo? Mi abbatto? Mi segno tutto in attesa della rivincita?

So-stare nei conflitti è una grande competenza. E si può imparare.

 

Scopri SO-STARE NEL CONFLITTO®

il corso annuale in gestione maieutica dei conflitti

XVII edizione, da giugno 2013 a marzo 2014, Piacenza

 

Questo corso annuale è una delle due annualità obbligatorie

della Scuola Triennale di Formazione Maieutica

 

 

Per ulteriori informazioni:

info@cppp.it

tel. 0523.498594

 

Ciao Don Gallo!

Camminando in comunita’: live from the Archivio

L’archivio di Don Gallo è stato il quartier generale di mille azioni, molo della baia dei pirati, pronto soccorso dell’ospedale da campo che è la Comunità di San Benedetto. E’ stato un confessionale, una centrale operativa, un’edicola, un luogo di preghiera e di baldoria. Qui il Don riceveva e dava, consumava sigari e scriveva, dal tramonto all’alba. C’è il suo letto, la foto di Don Bosco e del Papa Buono, la lavagna con su scritto in rosso «Pregare e fare le cose giuste fra gli uomini». C’è il cappello d’alpino di suo nonno, il borsalino bianco per l’estate, l’arcobaleno della pace, un minareto in miniatura, tanti libri e cd, le poesie dei suoi ragazzi attaccate all’armadio. C’è il suo tè lasciato a metà e una scatola di toscani vuota. Da qui, nel retrochiesa dove è esposto il suo corpo, vogliamo trasmettervi le cronache galliche, per portare tra noi chi a Genova non potrà passare. 

22 maggio ore 17.45

Il cuore del Gallo smette di battere ma non va altrove. C’è la strana sensazione che lui ci continui a guardare, osservi le nostre reazioni, controlli che stiamo tutti bene, ci dica fermamente: Adelante, gente. Il corpo lo devono ancora sistemare, ma già in strada c’è la fila da contenere. Arrivano in cinquecento. Sotto l’altare si intona una Bella Ciao con andamento di Hallelujah.

23 maggio ore 9.00 

Genova stamattina si è svegliata con un sole prepotente. Qualcuno dice che il Gallo gli ha chiesto il favore di asciugare tutte le lacrime. 
In tremila arrivano per salutare. Un flusso lento e costante, composto ed eterogeneo. Il mondo intero passa di qui. Si può stare fermi in un angolo e veder scorrere ogni antro del pianeta. Sfilano peruviani e brasiliani, africani, genovesi e genoani, punkabbestia con i cani, rastafariani, notabili, dottori, suorine, senzatetto, preti di parrocchie dimenticate, vecchi tossici e vecchie madri di tossici, ultras, ragazzi dei centri sociali, sindaci e deputati, trasandati e ingioiellati. Freak & Chic. Abbiamo visto inginocchiati davanti alla bara uomini grandi grossi e spaventosi, quelli che alla società fanno davvero paura. Lupi dolci come agnelli. Non sarà, Gallo, che avevi ragione? Che l’amore riesce laddove nessuna legislazione?

Tornano i sessantottini, i primi ragazzi delle cascine, quelli che persero i fratelli di Aids, quelli che hanno smesso e ricominciato, quelli che non hanno mai smesso, quelli che non hanno mai cominciato. Volontari, operatori sociali, ubriaconi, pie donne e prostitute, direttori di banca, giornalisti, fantasisti. Mezzi nobili e mezzi ignobili, avrebbe detto Totò. Entrano camalli, uomini con grossi calli, donne con scialli, studenti, zoppi, matti. Le trans, le princese del ghetto alle quali il Don faceva il baciamano. Chi davanti al Gallo alza il pugno, chi sgrana il rosario, chi ride ripassando le sue battute e chi resta con una smorfia appesa perché gli mancheranno. 
Si incontra chi col Don vive ogni ora da trent’anni e chi non lo vede da allora. Uno di questi, senza denti, stanotte è entrato e ha chiesto serio: «Non c’è nessuno di voi che sappia imitare bene il Gallo? Giusto per vederlo un’altra volta». Si ride di pancia, e si gira la testa per asciugarsi la guancia. Il dolore per averlo perso e la gioia per averlo conosciuto combattono talmente tanto che alla fine vince una sola lacrima, scende a picco da una parte, dall’altra sembra di essere una persona forte.

Sul feretro c’è il cappello del Gallo e la sua sciarpa rossa arrotolata, il Vangelo e la Costituzione, una bandiera dell’ Anpi, una maglia del Genoa, la bandiera della pace, una caricatura di Andrea, il saluto della Compagnia Unica Del Porto, un cartello con su scritto Attenti al Gallo, un altro con su scritto “Se il cielo entra in una stanza”. Pochi fiori, tante lettere. E’ successo solo ieri e ci sembra passata una vita, ma una cosa finora l’abbiamo capita: 

Nessuno resta più di chi se ne va così amato.

SIMONA ORLANDO con la comunità San Benedetto al Porto

I GAS (gruppi d’acquisto solidale)

Si chiamano G.a.s., Gruppi di acquisto solidale. Sono presenti in tutt’Italia. Permettono di acquistare soprattutto generi alimentari, ma anche prodotti di altro tipo. Hanno grande attenzione alla qualità e alla sostenibilità… 

LEGGI QUI: http://bit.ly/QlJ5jM




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Dal sogno al pragmatismo. Cinquanta anni di Unione Africana

Raffaele Masto ha condiviso un link.

Dal sogno al pragmatismo. Cinquanta anni di Unione Africana | Buongiorno Africa

www.buongiornoafrica.it

Dal sogno al pragmatismo. Cinquanta anni di Unione AfricanaPosted on 19 maggio 2013 by MastoLa settimana che si apre sarà quella dedicata al cinquantesimo anniversario della fondazione dell’Organizzazione per l’Unità Africana che nel 1999 si è trasformata in Unione Africana. C’è già in questo percor…
 
 
 

LUCIA CASTELLANO SUGLI OPG

Lucia Castellano
 
 
Venerdì sono stata con Sara Valmaggi a visitare l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere. Come saprete, la legge impone di chiudere queste strutture per sostituirle con presidi territoriali aperti 24 h al giorno. E’ sempre difficile avvicinarsi a questi temi. Si tratta della presa in carico di persone che hanno commesso dei reati e hanno problemi di salute mentale. Siamo tutti d’accordo che l’ internamento non guarisce e che gli OPG vadano chiusi ma progettarne l’eliminazione senza modificare il codice penale e’ davvero complesso. Abbiamo un anno di tempo, gli OPG chiuderanno nella primavera 2014. La storia di Castiglione delle Stiviere ci aiuta a capire il problema. E’ un ospedale che, da sempre, lavora con i centri psichiatrici del territorio per preparare i pazienti alla libertà progressiva. 480 dimissioni in tre anni sono la prova di questa fatica. E anche la recidiva cala in modo netto. Quindi, il tema di cui occuparci e’ il lavoro sulla persona malata e pericolosa e la capacità delle strutture territoriali di accogliere e curare. Non solo la sostituzione degli OPG con altre strutture. La Regione Lombardia ha appena approvato il progetto per la riconversione di Castiglione delle Stiviere e la contemporanea realizzazione di altre tre strutture extra ospedaliere, a Como, Desenzano e Garbagnate. Sono stati stanziati 30 milioni. Castiglione sarà trasformato in una struttura con 6 sezioni da 20 posti l’una. Benissimo, voila’ l’efficienza lombarda. Verifichiamo però, nel tempo, se queste strutture saranno mini/manicomi o davvero strutture d’integrazione sociale e cura, come dispone la legge. Vigileremo attentamente sul l’efficacia, oltre che sull’efficienza, di questa riforma.
Intanto a Castiglione ho respirato certamente un’aria diversa rispetto, ad esempio, a Montelupo Fiorentino e Aversa. Ma e’ un manicomio, con tutto lo strazio della malattia reclusa. E l’odore di istituzione totale. Cambiamo insieme queste realtà, per la sicurezza e la dignità di tutti.

DANTE DI NANNI



DANTE DI NANNI. Nato a Torino il 27 marzo 1925, caduto nella stessa città il 18 maggio 1944, motorista, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.


Intorno a mezzogiorno la notizia era già arrivata, creando viva eccitazione, nelle grandi fabbriche di Torino: “Stanno sparando contro le brigate nere in Borgo San Paolo”. In realtà erano i fascisti e i tedeschi che, con l’appoggio di un carro armato e di un’autoblinda, dalle 11 scaricavano gragnole di colpi contro le finestre del secondo piano di un edificio di via San Bernardino. Dalla casa, ogni tanto, partivano brevi, precise raffiche di mitra e qualche lancio di bombe a mano. Ad un certo punto una carica di tritolo bloccò anche il carro armato. Poi i colpi che arrivavano dalla casa si fecero sempre più radi e ad un tratto ad un balcone apparve la figura di un uomo; il giovane si avvicinò vacillando alla ringhiera, levò in alto il pugno chiuso in un ultimo gesto di sfida e si lasciò cadere nel vuoto. Così morì Dante di Nanni, che già pochi giorni dopo fu proclamato “Eroe nazionale” dal Comitato militare del CLN regionale piemontese. Il ragazzo era figlio d’immigrati pugliesi. A 15 anni era entrato in fabbrica, ma aveva continuato a studiare in una scuola serale. A 17 si era arruolato in Aeronautica e nell’agosto del 1943 era motorista al I Nucleo addestramento caccia di Udine. L’8 settembre del 1943 non segnò il ritorno a casa ma, con l’amico Francesco Valentino, poi impiccato dai fascisti in corso Vinzaglio a Torino, l’inizio della lotta contro i nazifascisti in una piccola banda nelle vicinanze di Boves. Dispersa la formazione, Di Nanni, sempre con Valentino, alla fine di dicembre riuscì a riparare nella sua abitazione torinese. L’inattività durò poco. Alla fine di gennaio, i due ragazzi erano già entrati nei G.A.P. comandati da Giovanni Pesce. La notte del 17 maggio Pesce, Di Nanni, Bravin e Valentino attaccano una stazione radio sulla Stura; prima di farla saltare in aria disarmano i nove militi che la presidiavano e, sulla promessa che non avrebbero dato l’allarme, salvano loro la vita. I gappisti, invece, vengono traditi e sono sorpresi da un intero reparto nemico. Nello scontro, i quattro rimangono tutti feriti, ma riescono a sganciarsi. Il più grave è Di Nanni, raggiunto da sette proiettili al ventre, alla testa e alle gambe. Pesce, ferito ad una gamba, riesce a trascinare Dante in una cascina e, all’alba, a farlo trasportare nella base di borgo San Paolo. Qui un medico antifascista vede il ferito, ne ordina l’immediato ricovero in ospedale e Pesce lascia Di Nanni per organizzarne il trasporto. Quando ritorna, i fascisti, avvertiti da una spia, stanno già sparando contro la casa di via San Bernardino.(1)

“Ora tirano dalla strada, dal campanile e dalle case più lontane. Gli sono addosso, non gli lasciano scampo. Di Nanni toglie di tasca l’ultima cartuccia, la innesta nel caricatore e arma il carrello. Il modo migliore di finirla sarebbe di appoggiare la canna del mitra sotto il mento, tirando il grilletto poi con il pollice. Forse a Di Nanni sembra una cosa ridicola; da ufficiale di carriera. E mentre attorno continuano a sparare, si rovescia di nuovo sul ventre, punta il mitra al campanile e attende, al riparo dei colpi. Quando viene il momento mira con cura, come fosse a una gara di tiro. L’ultimo fascista cade fulminato col colpo. Adesso non c’è più niente da fare: allora Di Nanni afferra le sbarre della ringhiera e con uno sforzo disperato si leva in piedi aspettando la raffica. Gli spari invece cessano sul tetto, nella strada, dalle finestre delle case, si vedono apparire uno alla volta fascisti e tedeschi. Guardano il gappista che li aveva decimati e messi in fuga. Incerti e sconcertati, guardano il ragazzo coperto di sangue che li ha battuti. E non sparano. È in quell’attimo che Di Nanni si appoggia in avanti, premendo il ventre alla ringhiera e saluta col pugno alzato. Poi si getta di schianto con le braccia aperte nella strada stretta, piena di silenzio.” (Giovanni Pesce, Senza tregua – La guerra dei GAP, Feltrinelli, 1967)


ED ECCO LA CANZONE A LUI DEDICATA DAGLI STORMY SIX 

http://www.youtube.com/watch?v=XXnEMfoXaCU



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EUTANASIA LEGALE

Giovedì 23/5 è giornata nazionale per raccogliere firme sull’Eutanasia legale presso gli uffici comunali di tutti gli oltre 8.000 Comuni e Municipi  (o “Zone” delle grandi città) d’Italia. Basterebbero 7 firme per ogni Comune a raggiungere l’obiettivo delle 50.000 firme!

Cosa puoi fare?

 

http://www.eutanasialegale.it/

 

 

 

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Cie, la denuncia dei Medici per i diritti umani “Condizioni di vita inumane, peggio del carcere”

Cie, la denuncia dei Medici per i diritti umani “Condizioni di vita inumane, peggio del carcere” – R

www.repubblica.it

Un anno di visite nei centri dove sono detenuti gli immigrati dei dottori dell’associazione rivelano abusi, situazioni degradanti. Docce senza acqua calda, mancanza di riscaldamento di CORRADO ZUNINO