Perugia-Assisi: il popolo della pace risponde

Perugia-Assisi: il popolo della pace risponde

 
 
 

Un momento della Marcia per la pace (Foto di Laura Gianni)

ASSISI. Oltre 200 mila partecipanti, più di 20 chilometri di corteo che ha portato i colori dell’arcobaleno fin sulla Rocca di Assisi. Nel suo cinquantesimo anniversario, la Marcia della Pace Perugia – Assisi ha radunato il popolo pacifista nel segno dello slogan che il fondatore Aldo Capitini scelse per la prima edizione, quella del 1961, “per la pace e la fratellanza dei popoli”. Niente di malinconico o retorico,tutt’altro: protagonista della giornata di domenica 25 settembre non è stato uno spirito nostalgico,bensì le voci, ed anche i silenzi, che hanno segnato la storia di quest’ultimo anno.
Ad aprire e chiudere la manifestazione sono state le parole dei giovani provenienti dai paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente, teatri delle crisi contemporanee e dei movimenti per la democrazia del Maghreb. Si sono messi in cammino da Siria, Palestina, Israele, Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Turchia e da molte altri luoghi su una strada di confronto e dialogo volta alla costruzione di un comunità del Mediterraneo in cui pace e diritti siano al primo posto.

Con questa marcia – dichiara Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace – vogliamo scrivere unanuova pagina della storia dell’Italia. In una fase di degrado politico, sociale e culturale, in cui ilnostro Paese è in rotta di collisione con il resto del mondo, escluso dai tavoli di discussione delleemergenze internazionali e messo da parte nelle decisioni di rilevanza mondiale, vogliamo voltarepagina, a partire dall’ascolto di chi ha sfidato i regimi in nome della democrazia e della libertà”.

Ma nella Perugia – Assisi sono stati anche i silenzi a farsi sentire. 1500 maschere bianche hanno sfilato in memoria delle vittime annegate nel “Mare Nostrum” negli ultimi 6 mesi. Ad accompagnarle una barca simile a quelle usate per i “viaggi della speranza” con issata una bandiera di Amnesty International che recitava “1500 morti nel Mediterraneo. Europa dove sei?”.

È così che vogliamo ricordare tutte quelle persone che non ce l’hanno fatta ad approdare alle nostre coste fuggendo da scenari di guerra e povertà – afferma Lotti -. Vogliamo lanciare un messaggio di solidarietà alle loro famiglie, ma anche denunciare tutto ciò che non è stato fatto per impedire una simile strage”.

Tra i simboli di questa diciannovesima marcia anche un trattore con un mappamondo, ricordo dei fratelli Cervi, i sette contadini trucidati dai nazi – fascisti nel 1943.

“Si tratta della ricostruzione del trattore che la famiglia Cervi negli anni Quaranta riuscì a comprare per passare dalla mezzadria alla coltivazione diretta ed autonoma – spiega il coordinatore della Tavola della Pace -. Fu uno dei figli più giovani ad issare un mappamondo su quel veicolo agricolo, per ricordare a tutti che per migliorare le condizioni di vita dell’umanità è necessario ampliare lo sguardo ed aprire la mente. Abbiamo deciso di scegliere proprio il trattore dei Cervi come simbolo di speranza in un futuro in cui l’agricoltura potrà sorreggere il mondo”.

Il lavoro per la pace è un percorso che non si interrompe. È proprio per sottolineare la continuità di questo impegno che è avvenuto il passaggio del testimone della bandiera della pace di Aldo Capitini dai giovani del 1961 a quelli di oggi. Infine, a concludere la giornata, la lettura della stessa “mozione della pace” intonata da Capitini nel 1961 da parte dei giovani protagonisti del meeting “1000 giovani per la pace” realizzato nei giorni precedenti alla marcia.

Se la Perugia – Assisi è terminata davanti al palco della Rocca con qualche nuvola di troppoa minacciar la pioggia, non termina l’impegno per la costruzione di una pace concreta e duratura. “Non è accettabile – conclude Lotti – che il nostro Governo investa più di 24 miliardi inspese militari. Da qui al 2026, ben 15 miliardi saranno spesi per l’acquisto di 131 caccia bombardieri
F 35. Chiediamo a gran voce che queste risorse siano destinate alla società, all’ambiente, al lavoro,alla solidarietà internazionale. Non si tratta soltanto di una scelta pacifista, ma di realismo politico”.