Storie e volti ribelli: Gianni Citterio

Storie e volti ribelli: Gianni Citterio

 
 
 

Lunedì 13 febbraio 2012, ore 17, presso la lapide commemorativa dedicata a Gianni Citterio (piazza Citterio, Monza), ANPI di Monza e F.O.A. Boccaccio 003 inaugurano, nell’ambito del progetto STORIE E VOLTI RIBELLI. MONZA 1943-1945 il pannello informativo dedicato a Gianni Citterio, figura centrale della Resistenza monzese.

 

da http://boccaccio.noblogs.org/post/2012/02/13/storie-e-volti-ribelli-gianni-citterio/

 

 

grazie

DIODI, il film

DIODI, il film

 
 
 
E’ il mio progetto più bello. Perché non è solo mio, ci abbiamo lavorato in quattro. Due donne e due uomini. Come i partigiani che abbiamo intervistato e che fanno parte di questo film. Il nostro primo film. PROIEZIONE IN PRIMA ASSOLUTA: Venerdì 17 febbraio ore 21:00, Teatro Puccini, Firenze. Guardate il trailer, facciamo il pieno di memoria: http://www.youtube.com/watch?v=Zz88gm9BS1g Musiche originali L’Apprendista Bardo. Biglietti in prevendita presso il Teatro Puccini e nel circuito Box Office. Sinossi: Diodi è una parola. I diodi sono componenti elettronici che impediscono al flusso di corrente di tornare indietro. Hanno a che fare con la direzione. La giusta direzione, quella che fa funzionare le cose. Resistenza è una parola. La resistenza, in un circuito elettronico, permette il flusso dell’energia senza interromperla. La resistenza è una caratteristica fisica: la forza unita alla durata. La resistenza è la storia dell’Italia durante la Seconda guerra mondiale e della lotta al nazifascismo, una Storia che si intreccia con mille storie, voci e suoni. Ha a che fare con le speranze, la forza e la tenacia delle persone. La direzione, l’energia e la tenacia sono le caratteristiche delle quattro vite da cui nasce questo racconto. Due donne e due uomini. Quattro storie e una Storia. Quattro partigiani che sono e sono stati diodi. Laila, Pillo, Aldo e Didala sono i loro nomi. Nel 1945 Laila, Pillo, Aldo e Didala lottarono per un altro mondo e ce la fecero, anche se l’altro mondo non era questo. Alle loro vite siamo approdati attraverso il racconto. Un dono che non vogliamo perdere. Per questo abbiamo scelto di far viaggiare le loro parole, le loro espressioni e i loro sguardi raccontando la loro scelta, la scelta della resistenza. La scelta di stare dalla parte giusta, una scelta al tempo stesso intima e rivoluzionaria, un’esperienza tanto individuale quanto collettiva. Una strada che, percorsa da molti, ha portato al cambiamento. Diodi come la giusta direzione. Resistenza come corrente continua. Quattrocome i punti cardinali, per non perdere l’orientamento. Diodi è un film dedicato ai partigiani Laila, Pillo, Aldo e Didala. http://www.diodifilm.it
 
DA SAVERIO TOMMASI

STREIKERTRANSPORT -La deportazione politica nell’area industriale di Sesto San Giovanni, 1943-1945.

Io ho lavorato molti anni alla Falck, industria siderurgica di Sesto. Indimenticabili le commemorazioni degli scioperi del 1943. Pareva di sentirli lì schierati con noi queste migliaia di operai che fanno un passo avanti all’unisono pur sapendo che potranno pagare con la deportazione e con la vita. Li sento vivi come eroici padri o fratelli maggiori.

paolo

 

STREIKERTRANSPORT.

La deportazione politica nell’area industriale di Sesto San Giovanni, 1943-1945.

Edizione Guerini e Associati.

Libro di Giuseppe Valota

Recensione di Laura Tussi

Lo studio di ricerca di Giuseppe Valota, figlio di Guido, deportato politico soppresso a Mauthausen,  Presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati di Sesto San Giovanni e Monza, è stato promosso dall’ANED, con il patrocinio della città di Sesto San Giovanni, della provincia di Milano, del comune di Milano e del consiglio di zona nove, con il sostegno della COOP Lombardia e di altre importanti associazioni, cooperative e aziende. La ricerca è edita da Guerini e Associati e dalla Fondazione-Istituto per La storia dell’età contemporanea. Il lavoro di documentazione ricostruisce, con passione civile ed umana e con serietà scientifica, uno spaccato storico dell’Italia dal 1943 al 1945 e, nello specifico, la vita delle fabbriche di Sesto San Giovanni. Sesto San Giovanni è stata una città industriale, con grandi centri di produzione, come la Breda, la Falck, la Pirelli, che nascono all’inizio del Novecento. Erano grandi poli industriali siderurgici, elettromeccanici e chimici e attiravano molti lavoratori dalla provincia, dalla bergamasca, dalla bresciana, dalla bassa milanese e dal Veneto. I lavoratori costituivano enormi villaggi dove lo Stato era assente e le fabbriche stesse si occupavano dell’assistenza per i dipendenti e i loro figli, creando la comunità di operai fuori e dentro il polo industriale stesso. Sesto San Giovanni ha subito le violenze e le persecuzioni fasciste. La dittatura è un modo di gestire il Paese e il problema nasce con il dissenso, quando qualcuno non è d’accordo e non può esprimere le proprie opinioni. Sesto San Giovanni è stata una delle aree industriali più importanti d’Italia ed Europa, per la concentrazione di fabbriche di lavoratori che hanno animato una Resistenza collettiva e di massa. La Resistenza operaia ha coinvolto la città e l’area milanese e lombarda, dove gli scioperi contro il fascismo e l’occupazione nazista e la deportazione in massa di lavoratori che scioperavano contro il nazifascismo, hanno assunto un valore emblematico, che ha travalicato i confini del territorio nazionale. Le deportazioni nei campi di sterminio nazisti di centinaia di donne e uomini, operaie e operai scioperanti, che si opponevano al regime di negazione della libertà nella repressione, nella guerra e nelle morti per stenti, percosse e fame, appare in questa raccolta di testimonianze più che mai di rilevanza attuale.

Il libro raccoglie racconti dettagliati di esperienze e diari di perseguitati, deportati per motivazioni politiche, colpevoli esclusivamente di essere operaie e operai scioperanti, di cui sono state elaborate e predisposte anche schede biografiche che ne consentono ancora oggi l’identificazione. In una prospettiva corale sono raccolti i ricordi, le memorie e le testimonianze dei lavoratori deportati di una comunità radicata nel rifiuto del fascismo e ancora attualmente impegnata nel promuovere il sentimento civile e umano, la coscienza collettiva dell’opposizione operaia e della resistenza, nel tratto forte della memoria della Seconda Guerra Mondiale, con le lotte di fabbrica, nella guerriglia e nella Resistenza partigiana di opposizione al regime. I testimoni dimostrano molto orgoglio, raccontando sommessamente le privazioni: la fame, il freddo, e le umiliazioni per condizioni di vita disumane, che tuttavia non fanno dimenticare a nessuno la propria dignità. Nei ricordi, nei racconti, nelle narrazioni domina lo spaesamento, con il graduale dileguarsi di ogni parametro di esistenza normale, nell’ostinato rifiuto dell’accettazione degli eventi terrificanti, della tragedia delle deportazioni, contraddistinta dal carattere inatteso, che appare gratuito e casuale, della cattura e del viaggio, il Transport appunto, verso i campi di concentramento e di sterminio. La vicenda che ha coinvolto e travolto queste lavoratrici e questi lavoratori si conclude senza trionfalismi, senza proclami altisonanti di vendetta e di patriottismo esasperati, ma con il ricordo duraturo del dolore e con il lutto per i compagni e gli amici morti nelle persecuzioni e nelle deportazioni di civili. L’importanza valoriale di questo studio di ricerca consiste nel ricordare e far monito degli eventi, così da non ripetere gli errori e gli orrori della storia…Per non dimenticare.

Resistenza. Roger Absalom e la “strana alleanza” tra militari alleati e contadini/e italiani/e

Museo Storico della Liberazione 12 agosto alle ore 17.11 Rispondi
Antonio Parisella –
Resistenza. Roger Absalom e la “strana alleanza” tra militari alleati e contadini/e italiani/e

La triste notizia me l’ha data qualche giorno fa Mario Setta, un amico di Sulmona (AQ) impegnato nel Liceo scientifico “Enrico Fermi” e nelle edizioni Qualevita alla benemerita edizione di memorie sul vissuto popolare durante la fase di passaggio in Italia della seconda guerra mondiale e delle Resistenza: anche Roger Absalom ci ha lasciato diverso tempo fa (il 9 ottobre 2009). Mi sono meravigliato perché nel mondo accademico, in genere, le notizie circolano con una certa rapidità, ma non per questo non ne sono stato seriamente colpito. Nonostante la sua età – doveva aver superato gli 85 anni – sembrava un intramontabile: chi nel suo e nostro mestiere è legittimamente maestro, sembra sottratto alle regole ferree della fisiologia umana. E Roger Absalom maestro lo era di certo. Da tempo, superata l’età del pensionamento, aveva chiesto e ottenuto dalle autorità accademiche della Sheffield Hallam University di restare in servizio per dedicarsi all’orientamento degli studenti, per addestrarli al metodo scientifico di ricerca.
Era stato ufficiale britannico durante la campagna d’Italia ed aveva ben conosciuto direttamente le realtà e gli ambienti resistenziali italiani, soprattutto di campagna e di montagna. A me, oltre trent’anni fa, lo aveva presentato Lamberto Mercuri, scomparso lo scorso anno in questi giorni, che era stato partigiano del Partito d’Azione e che aveva operato in Abruzzo e in Piemonte collaborando con gli inglesi nelle Special Force. Ma, mentre poi Lamberto Mercuri – che era anche segretario generale della FIAP – si era dedicato allo studio dei rapporti tra Resistenza e Alleati secondo il tradizionale approccio di storia politica e militare, Roger Absalom era stato maestro perché aveva innovato fortemente gli studi, affrontando i rapporti tra società e popolazioni rurali e prigionieri alleati secondo un’originalissima prospettiva, nella quale entravano e si mescolavano storia sociale, antropologia storica e culturale e psicologia sociale.
A partire dal 1975, l’ho incontrato in oltre una decina di convegni nazionali e locali degli Istituti storici della Resistenza ed ho avuto occasione – particolarmente a tavola – di apprezzare, oltre alla sua cultura e alla chiarezza del suo percorso di ricerca, il suo carattere aperto e disponibile, la sua simpatia e la sua ironia pungente. Dalla fine della guerra, oltre a percorrere in lungo e in largo gli archivi inglesi e americani – particolarmente quelli della Allied Screening Commission – percorse in lungo e in largo anche le campagne (soprattutto dell’Italia centrale) alla ricerca dei protagonisti e delle protagoniste dell’opera di salvataggio di oltre 10.000 prigionieri alleati evasi dai campi di prigionia dopo l’8 settembre 1943 e di altri militari (soprattutto piloti superstiti di aerei abbattuti o agenti in missione speciale paracadutati o sbarcati). Voleva conoscere da vicino e in profondità le mentalità collettive, le culture popolari e le sensibilità profonde delle popolazioni rurali e i caratteri ambientali, territoriali ed economici delle campagne. Ma, aggiungeva ironicamente, un’attrazione irresistibile la esercitavano su di lui il buon formaggio e il vino rosso.
Affidò via via i risultati delle sue ricerche a numerosi saggi, articoli, interventi, relazioni a convegni, che poi confluirono in una basilare opera di sintesi di trent’anni di lavoro: “A Strange Alliance. Aspects of escape and survival in Italy 1943-1945”, Olschki, Firenze 1991. Essi furono per me fondamentali per le riflessioni sulla “sopravvivenza nella libertà” e sulla “lotta non armata nella Resistenza”, che furono alla base del mio libro “Sopravvivere liberi. Riflessioni sulla storia della Resistenza a cinquant’anni dalla Liberazione”, Gangemi, Roma 1997: egli lo accolse con entusiasmo e lo presentò e sostenne con decisione nella sfortunata partecipazione al “Premio Ignazio Silone”, che mi fu negato – di fatto – con un pretesto.
Volendo sempre essere legato ai dati materiali e sensibili della realtà, Roger Absalom giunse a stimare che fu tra il 4% e il 5% della popolazione rurale ad essere coinvolto nell’opera di accoglienza e di salvataggio di ben oltre 10.000 militari alleati: essi furono accolti, rifocillati, vestiti, calzati, nascosti, protetti, ospitati, alimentati a rischio della propria esistenza. Ma egli non si illudeva né illudeva che questo fosse l’unico comportamento né il prevalente: infatti, come in ogni fenomeno sociale, ci si trova di fronte ad una sorta di scala graduata di atteggiamenti molteplici, che va – da un lato – dalle scelte consapevoli ed eroiche di affrontare il sacrificio e la morte per proteggere i militari nascosti, a – dall’altro – al tradimento per necessità o per scelta affidandoli nelle mani dei nazisti. Tuttavia, ciò non doveva impedire di cogliere che, attraverso quell’accoglienza, la società rurale reagì ad un grande impatto storico – “unico” lo aveva definito – dal quale sarebbero sortiti effetti e comportamenti sia a breve che a medio e lungo periodo. Da parte delle popolazioni rurali vi fu una sorta di scoperta – nelle storie dei militari alleati – di un “altro mondo”, una realtà umana che svelava e apriva ad una modernità che non era con esse aggressiva e, anzi, bisognosa di tutto. E mettevano a loro a disposizione la materialità di quanto possedevano e disponevano, ma anche il patrimonio immateriale di conoscenze geografiche, economiche, naturalistiche, ambientali, climatiche, ecc. che avrebbero loro permesso di vivere e sopravvivere, nascondendosi e spostandosi, secondo le necessità. Tra contadine/i e militari alleati si saldò una “reciproca appropriazione” che li portò a sentirsi parte di un destino comune.
Ed è qui che si inserisce la originale proposta metodologica (che va ben oltre il caso concreto) di Roger Absalom. Per avere piena consapevolezza di ciò che avvenne, egli ci dice che non è stata sufficiente la pur indispensabile ricostruzione storico-documentaria negli archivi, ma è stata necessaria l’indagine partecipata sul campo per cogliere i nessi che si stabilirono tra gli eventi della guerra (e l’apparire improvviso dei prigionieri in fuga) e sedimentazioni più profonde delle culture popolari, delle mentalità collettive, delle psicologie sociali, delle religiosità popolari. Tra le altre, qui possiamo ricordare (a volte in coppie contastanti): tradizione di ospitalità/diffidenza verso gli estranei; istintive strategie di sopravvivenza (sopratttto femminili); diffidenza/subordinazione nei riguardi delle autorità; ambivalenza (credulità/rielaborazione) nei confronti del clero; religiosità popolare; capacità di sacrificio/calcolo del rischio.
A innescare i comportamenti e a orientarli verso effetti, che talora avrebbero superato il pur benemerito salvataggio di tante persone per proiettarli nel medio e lungo periodo, sarebbe stata una graduale e diversamente profonda percezione della guerra come apertura millenaristica verso una sorta di palingenesi da tempo attesa. Nelle aree mezzadrili, nelle quali i germi della modernità erano già in parte stati immessi, ciò avrebbe accelerato quei processi di autonomia sociale e culturale dai quali sarebbero emerse sia le lotte contadine del dopoguerra, sia le trasformazioni produttive e sociali più recenti, che ne avrebbero fatto le aree di economia più flessibile e ad alto valore aggiunto.
Due ultime annotazioni. I militari alleati, a liberazione avvenuta, iniziarono a premere ed insistere sulle autorità militari unglesi e statunitensi perché si rendesse giustizia e si riconoscesse l’operato e il sacrificio di chi la meritava – per essi – più di chiunque. Ma fu tutto vano: ebbero al massimo un attestato di carta. Gli stessi, una volta liberi, tornarono spesso in Italia, talora con regolarità, per trascorrere le loro ferie e talatra vi si stabilirono definitivamente, concorrendo – loro e loro discendenti – a quel popolamento angloamericano di molte aree ex mezzadrili, soprattutto in Toscana.

TESSERAMENTO ANPI 2010

TESSERAMENTO ANPI 2010

Metti una tessera ANPI nella tasca

Organizzatore::
Tipo:
Rete:
Globale
Inizio:
mercoledì 6 gennaio 2010 alle ore 16.55
Fine:
martedì 6 aprile 2010 alle ore 23.55
Luogo:
http://www.anpi.it/sedi.htm

Descrizione

“Generazione dopo Generazione gli stessi valori”

Dunque un tesseramento dedicato al passaggio del testimone tra diverse generazioni di antifascisti.
Secondo quanto previsto dallo Statuto all’ANPI possono iscriversi (ed impegnarsi anche in prima persona), tutti coloro, non solo i partigiani ed i patrioti che abbiano sentimenti antifascisti e vogliano far parte di una associazione che ha come finalità:
La conservazione, la tutela ed la volontà di mantenere la nostra società lungo i binari rappresentati dai valori che la Resistenza ha consegnato alle generazioni future.
Valori che hanno costituito la base fondante della Repubblica, e della Costituzione e sono patrimonio essenziale della memoria del Paese.
Vi invitiamo dunque ad tesserarvi all’ANPI per un “IDEALE ALTO DI SOCIETÀ”, in cui abbiano ancora un senso valori quali “dignità della persona, solidarietà, diritto al lavoro, alla scuola, alla salute;”.
Ma il nostro invito non si limita solo a chiedervi un’iscrizione.
Vi chiediamo anche di partecipare attivamente a questo progetto,
mettendo a disposizione il proprio tempo per sostenere ciò che ci ha lasciato in lascito la Resistenza, in un momento storico in cui tale visione del nostro vivere sociale è minacciato nelle sue basi di principio.
È un percorso che vuole essere un passaggio generazionale che vede insieme i Partigiani con chi, soprattutto giovani, vuole far si che questo patrimonio di generosità di lotta, di impegno sociale, di RESISTENZA non vada perduto.
Andate dunque alla sede ANPI più vicina e regalatevi il “sogno” di una società migliore, più giusta e rispettosa delle donne e degli uomini di questo paese.

ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE DI FORLI’

Oggetto: Anniversario della Liberazione di Forlì. 6-8-9 novembre

Per chi passa da Forlì…

«Ci sono tre momenti indissolubili nella nostra storia: il primo è il no alla dittatura fascista e quindi la Resistenza con tutti coloro che sono morti per la libertà; il secondo è la Repubblica e il terzo è la Costituzione. Questi tre momenti sono indissolubili a condizione che si riconosca che la Resistenza è la radice primaria da cui sono nate la Repubblica e la Carta Costituzionale»
Oscar Luigi Scalfaro, discorso a Bari per il 60esimo della Liberazione, Ansa 11 febbraio 2005

http://www.memoteca.it/index.php

 

CIAO

RIFERIMENTI CULTURALI E MEMORIA (MIA E DI TUTTI NOI)

Danilo Dolci, educatore 

http://www.youtube.com/watch?v=c-NkO_oXWxc

http://www.youtube.com/watch?v=4UQhYOKaDCU

clicca su: http://www.danilodolci.it/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=3

Non dimentichiamo queste figure!

 

 

DA INTERNAZIONALE

THE GUARDIAN, Gran Bretagna
http://www.guardian.co.uk

Ventesimo anniversario del massacro di piazza Tiananmen.

Vent’anni fa l’esercito cinese apriva il fuoco sulla folla
di studenti riuniti in piazza Tiananmen in nome della
democrazia, uccidendo centinaia di persone. Ogni anno, in
occasione dell’anniversario della strage, la Cina rafforza
le misure di sicurezza e soffoca ogni voce dissidente.
Quest’anno le restrizioni sono state particolarmente dure.
Oltre a bloccare migliaia di forum e di siti internet, le
autorità hanno vietato l’accesso alla piazza alle troupe
televisive e ai fotografi stranieri. Decine di dissidenti,
residenti anche a centinaia di chilometri da Pechino, sono
stati preventivamente arrestati o messi agli arresti
domiciliari.


 

 

 

 

 

24/04/2009

25 aprile. Ecco da dove vengo

                                     clicca su :       http://www.muvilo.it/sale/grandi.php?idx=94 

mio padre Renato (1926-1983) è stato un giovanissimo partigiano. Eccolo con un gruppo di partigiani di S. Damiano (Brugherio) (è in piedi il primo a destra).

                                    clicca su :    http://www.muvilo.it/sale/grandi.php?idx=95     

per leggere qualcosa sulla storia del movimento partigiano a Brugherio clicca su:

http://www.comune.brugherio.mi.it/documenti_ocms/varie/Pa… 

Anche mio suocero, Rino Martinengo è stato incarcerato a San Vittore perché trovato in possesso di volantini antifascisti. Solo per miracolo non è stato giustiziato con gli altri martiri di Loreto.

Mio padre era un giovane cattolico. Mio suocero era comunista.

Ecco perché per me la Resistenza è il fulcro della nostra Italia, democratica e pluralista. Con buona pace per Dell’Utri che vuol riscrivere i testi di storia, di Storace, dei fascisti della Destra, dei revisionisti e dei neonazisti di Forza Nuova.    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ORIGINE DEL COGNOME TERUZZI

ho verificato un certo numero di visite al blog legate alla curiosità di indagare l’origine del cognome Teruzzi. Dato che anch’io soffro di questa patologia retrospettivo-etimologica Vi metto a parte di alcune mie conclusioni (anche se non ho competenze scientifiche in materia). In primo luogo pare essere un cognome decisamente situato in Brianza. Con un singolare radicamento lungo il Lambro. Infatti a partire da Tregasio, Triuggio e scendendo in giù lo si trova in trutti i paesi sulle sponde del fiume fino a Sesto S.G. con particolare presenza ad Arcore, Villasanta. Monza e soprattutto Brugherio. Appena ci si allontani un pò dal fiume (ad es. a Cernusco) il numero di Teruzzi diventa quasi irrisorio. Il che mi fa fantasticare sul fatto che tutti si proceda da poche famiglie originarie che hanno seguito (come di solito accade) un percorso di colonizzazione da nord a sud (in epoca altiomedievale i colli erano più salubri e la pianura era paludosa e poco abitabile).

Qualche Teruzzi si trova in Toscana ma francamente le cifre sono bassissime e si può pensare alla stessa matrice etimologica esposta sotto piuttosto che al trasferimento geografico.  

Quanto al significato ho trovato due ipotesi.

In documento monzese dell’alto medioevo mentre si elencano vendite di terreni solitamente a persone di nome chiaramente celtico o germanico (es. Vidigulfo ecc.) si parla poi di un colono romano di nome “Terussus”. Questo richiamo ad un nome proprio “Terussus” di origine romana l’ho incontrato due volte.

L’altra ipotesi invece (che mi pare più probabile) è che Teruzzi sia un diminutivo dal nome proprio Gualtiero (= Walter, Walteruccio ecc.).

Se qualcuno di Voi è più competente e ha ipotesi altre mi faccia sapere.

Grazie, Paolo 

 

 

  

I DIARI DI PIEVE

Grazie al lavoro di Saverio Tutino e all’impegno di  Terre di Mezzo ecco un altro inestimabile archivio di storie di vita.

clicca su: diari.doc

 

 

 

 24/01/2008

partigiani di brugherio

In occasione delle giornate della memoria intendo ricordare in particolare mio padre, scomparso troppo presto. Allego il libro pubblicato dal Comune di Brugherio per celebrare i suoi partigiani.  Allora era giovanissimo ma fra di loro c’è anche il suo nome, TERUZZI RENATO e io ne sono molto fiero.

clicca su ResistenzaBrugherio3di3[1].pdf 

 

 

 

25/12/2007

autobiografie

Carissimi, desiderate mettere in rete vostre storie di vita, poesie, racconti? Se volete io vi offro dello spazio (e se vi sembra di averne bisogno vi do anche una mano ortografico-grammaticale). Ovviamente nei limiti delle mie possibilità di volontario. Perché? Perchè mi piace entare in relazione con altri ed aiutare ad esprimersi soprattutto le persone che di solito ritengono di non essere all’ altezza (e che magari invece hanno una vita così densa di esperienze da poter insegnare moltissimo a tutti).

Ciao e auguri a tutti

Paolo

invia a : paoloteruzzi1@yahoo.it 

 

 

 

 

 

LAS MADRES DE PLAZA DE MAYO

Stasera ho visto in TV un processo svoltosi in Italia. Non dimentichiamo l’orrore! Le madri dei desaparecidos sono ormai anziane. La loro lotta deve passare il testimone alle generazioni successive. E’ una battaglia di civiltà.

ckicca su:

Página Oficial de Las Madres de Plaza de Mayo