1° Meeting Antirazzista Europeo

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1° MEETING ANTIRAZZISTA EUROPEO

IL PRESENTE DI UN POPOLO ANTICO – 

 

Sinti e Rom

Il 1° Meeting Antirazzista Europeo invita ogni persona a confrontarsi con i temi dell’antirazzismo e dell’antidiscriminazione.

Per informazioni: Associazione Nevo Drom,

Radames Gabrielli, telefono 393 8396540,

e-mail radames.gabrielli@gmail.com

vedi il programma: http://www.nevodrom.it/images/stories/documenti/meeting_flyer.pdf

aderisci al gruppo facebook: http://www.facebook.com/group.php?gid=108746635836810

ciao

LA MAMMA DI MASILIA, ROM ILLETTERATA, MAESTRA DI CULTURA

Paolo: Mio nonno fece la seconda elementare. Ma ogni giorno leggeva il giornale. Aveva passione per la gente. Amò la Sicilia dove fece il militare (la Sicilia di fine 1800!!) e le canzoni napoletane apprese in guerra (la prima guerra mondiale). O meglio amò i siciliani e i napoletani e la loro cultura così diversa dalla sua. E quando divenne benestante non dimenticò mai le sue origini e trattò sempre con rispetto le persone meno fortunate…Questa è (la) cultura! 

Cultura non è tanto conseguire un titolo a scuola…

 

Beh,leggete il secondo brano della “Storia di Masilia” e lo capirete da soli!

 

da Masilia Amieri17 maggio alle ore 19.51 

Il mio primo Vocabolario della Lingua Italiana fu della Zanichelli, in formato mini. Mi fu dato in regalo da mia madre, all’inizio dell’estate, nel Giugno del 1975. Era appena finita la scuola, da 2 settimane ed ero stata promossa in terza elementare. Avevo solo 8 anni. Ricordo che mia madre lo acquistò in un piccolo negozio di libreria nel centro di Teramo (Abruzzo).
Quel libro a distanza di 35 anni ancora lo conservo gelosamente; è stato il mio compagno più fedele in tutte le tappe delle Scuole che ho frequentato. Mi ha insegnato molto a capire delle cose che ignoravo o che non riuscivo a seguire durante le lezioni. Mia madre è analfabeta ma ha sempre avuto ed ha un’intelligenza fuori dal comune; ha sempre voluto il meglio per i suoi figli rispettando l’indole di ognuno di noi. Io ad esempio avevo ed ho l’indole di amare la lettura e di voler capire le cose teoricamente e praticamente. Ho sempre amato la lettura in genere. E mia madre aveva intuito la mia predisposizione alla lettura. Ma essendo io sempre stata di carattere schivo, timida, quasi vergognosa direi, non domandavo mai cosa volesse dire una certa determinata parola. Lei sapeva che il mio orgoglio non mi consentiva di fare domande, per non passare da ignorante. Questo era il mio pensiero da piccola. Così quel giorno ho ricevuto quel bellissimo dono senza averlo mai chiesto (anche perchè io non chiedevo mai, mi accontentavo nel mio piccolo). Insieme a quel regalo inaspettato c’era anche un altro libro, la mia prima favola: “Sara, la Piccola Principessa”. Un libro bellissimo. Mi ricordo tuttora la sua rilegatura con disegni stupendi ogni 25 pagine. Durante quell’estate bellissima, con il Vocabolario e la favola, oltre ai compiti estivi che le insegnanti ci diedero da svolgere nelle vacanze, e un’altro libro di testo sempre della Scuola, io mi sentivo davvero ricca, ricca dentro, perchè avevo scoperto un prezioso tesoro che mi avrebbe accompagnata per tutto il corso delle mie tappe di istruzione scolastica.
Sempre quell’estate mia madre mi comprò degli zoccoletti di legno con pelle di cuoio rosso. Quella è stata la mia prima vanità femminile, perchè nel 1975 scoprii la moda (….:-) so di essere stata abbastanza precoce). Scoprii con piacere le gonne lunghe fino ai polpacci, a balze, con piccoli bordi all’uncinetto, i foulard annodati delle signorine, sandali dal tacco forte. Era la moda romantica che impersava in quel periodo.
Mia madre è sempre stata attenta a ogni piccolo dettaglio di interesse di noi figli, ma con me un pò di più a livello culturale. I miei genitori non hanno mai ostacolato alcun mio interesse diverso dai loro abituali. Anzi per loro era un motivo in più di orgoglio intellettuale. Quel 1975 è stato una vera svolta per me, perchè ora sono una “Art Design di Stilismo di Alta Moda” e un’amante sfegatata della lettura. Ormai possiedo una mia piccola personale biblioteca. E di questo sono grata a mia madre che ha permesso che seguissi i miei sogni di bambina fino a farli divenire una splendida realtà di oggi. E grazie di cuore al mio vecchio fedele compagno della mia vita, il Vocabolario della Lingua Italiana che tutt’ora sfoglio per cercare il significato di ogni singola parola. Grazie.

9/4 ore 18.30 LAURA HALILOVIC A MILANO

IO,LA MIA FAMIGLIA ROM E WOODY ALLEN – PROIEZIONE DEL FILM AL CE.A.S.

Data:
venerdì 9 aprile 2010

Ora:

18.30 – 20.00
Luogo:
CE.A.S. CENTRO AMBROSIANO DI SOLIDARIETA’ONLUS
Via Marotta 8 – Milano

Descrizione

REGIA: LAURA HALILOVIC

ANNO: 2009

DOCUMENTARIO – DURATA 50’

PRODUZIONE: ZENIT ARTE AUDIOVISIVE in collaborazione con RAI TRE, ARIA VIVA

Io, la mia famiglia Rom e Woody Allen” è la storia di una ragazza Rom che abita con i suoi in un quartiere popolare alla periferia di Torino.
Il racconto in prima persona esplora i cambiamenti e le difficoltà della nuova vita stanziale, le relazioni con i parenti che ancora vivono nomadi, i contrasti e le incomprensioni che fin da bambina la accompagnano nelle relazioni con gli altri, i Gagè.
Attraverso i ricordi dei suoi familiari, tra cui l’anziana nonna che ancora vive in un campo, le fotografie e i filmati del padre che ha documentato negli anni la vita quotidiana della piccola comunità, scopriamo una realtà sconosciuta che fino ad oggi abbiamo voluto conoscere solo attraverso gli stereotipi e i luoghi comuni. Ma il documentario non è soltanto la storia di una famiglia, di fatto chi parla è una ragazza di oggi che cresce inseguendo i propri sogni di adolescente, combattendo contro i pregiudizi e le tradizioni di una cultura difficile da accettare.
E’ l’opera prima dell’emergente regista LAURA HALILOVIC

LA REGISTA LAURA HALILOVIC SARA’ PRESENTE IN SALA

CIAO

ZINGARI

ZINGARI


 

E’ l’anno 1498 quando la valle dell’Adige è percorsa da una carovana variopinta che solleva inquietudine e curiosità nella popolazione. Sono gli zingari. Giunti alle porte di Merano vengono fermati e circondati da guardie. Si possono immaginare i grassi borghesi e i rudi valligiani affacciarsi curiosi ai muretti, infilare il naso tra i fiori del balcone, loro, che lungo il fiume avevano visto passare un’infinità di eserciti, mercanti e cortei regali. Gli zingari però sono tutt’altra cosa. Meglio tenersi alla larga anche se affascinano con quei loro colori sgargianti, quel linguaggio incomprensibile, quei tratti esotici e quelle note allegre. Ma i meranesi, dediti al commercio da tempo immemorabile, non tollerano elementi di disturbo e purché i gitani tolgano al più presto le tende stanziano la somma di dieci fiorini per il loro approvvigionamento e prendono senz’altro congedo da quel «popolo inquietante».A distanza di mezzo millennio è difficile dire se sia cambiato qualcosa. Gli zingari restano un elemento di contraddizione sociale che disturba il quieto vivere e che va dipinto, a scarico delle coscienze, con le tinte più fosche. Proprio in quel lontano 1498 la dieta di Augusta decreta: «Chi danneggia uno zingaro non commette reato». Un provvedimento che ha trovato piena applicazione in particolare nel corso della seconda guerra mondiale quando seicentomila membri del «popolo inquietante» hanno concluso la loro strada prima nelle camere a gas e quindi nei forni. Perché erano zingari. Ad Auschwitz nel 1944 si è altrettanto severi ma meno generosi che non a Merano alla fine del 1400: questo per chi ritiene che gli zingari non hanno saputo evolversi nel corso dei secoli, mentre noi…Vale la pena allora visitare la mostra « U baro drom – La lunga strada», dedicata alla storia e alla cultura di Sinti e Rom, allestita a Bolzano ( Galleria Civica di piazza Domenicani) in questi giorni. Ci si accorge subito che forse nei nostri libri di storia manca qualcosa. Già, la storia. Ecco un’altra lacuna del popolo zingaro. E’ senza storia (ma non senza memoria). Vengono, forse, dall’India. Ma quando partirono ? Mille anni fa o millecinquecento ? E per quale motivo ? Fuggivano da una guerra, da una carestia ? O furono davvero chiamati in Persia perché esperti nella lavorazione dei metalli preziosi e perché provetti musicisti? La loro storia si perde nella notte dei tempi. Non come la nostra che è codificata nei libri, scolpita nelle lapidi, soprattutto quelle dei cimiteri o delle piazze, che proclamano vittorie e sconfitte (tanta storia ma poca memoria). Gli zingari non hanno patria, o la loro patria è la strada. Una lunga strada che, lo sanno, non è fatta per arrivare ad un capolinea. Elemento di contraddizione per una società che se da un lato si fa un idolo della flessibilità e della mobilità, dall’altro si scopre ogni giorno incapace di affrontare le nuove e antiche sfide che via via si presentano. Gli zingari hanno saputo, quando è giunto il momento, abbandonare il carro, il cavallo e l’incudine. Se il nostro modo di vivere li disorienta e li mantiene ai margini, poi però sanno mantenere identità e tradizioni rielaborando, di volta in volta, il rapporto col mondo stanziale. Che popolo necessario, quello degli zingari. Suscita nei gagi (non zingari) rabbia ed amore. Nutre la poesia e l’arte, ma è preda anche degli orrori più truci, come l’atto di un Mengele che sospinge personalmente il suo piccolo zingaro di quattro anni verso la porta della camera a gas. Gli zingari sono fra noi. Spesso lontani e circondati da guardie, come nel 1497. Lungo la valle dell’Adige (Merano, Bolzano, Appiano, Salorno) o a Bressanone vivono, come ogni popolo, con i loro pregi e i loro difetti. Popolo inquietante, per mille o forse millecinquecento anni ciò che li salva è la strada, la consapevolezza ereditaria della necessità di camminare. Chi sarà a raccontare di loro? «Sarà chi rimane, io seguirò questo migrare, seguirò questa corrente di ali».

antonello30.tripod.com

grazie