EMERGENZA ROSARNO

Rosarno. Tendopoli post-atomica

Quattro anni dopo la rivolta. La raccolta delle arance è ancora emergenza umanitaria

terrelibere.org - autore dell"articolo  < Contatta 11 gennaio 2014 Vai ai commentiCommenta Statistiche di lettura - terrelibere.orgLetto 217 volte
«Arrivano sani, si ammalano qui», scrisse molti anni fa Medici Senza Frontiere. Oggi si ammalano nella tendopoli del Ministero dell`Interno, dove gli enti pubblici non hanno soldi per l`energia elettrica. Mille persone vivono in condizioni estreme. Riscaldano l`acqua bruciando legna. L`Asp dice che non è idonea. L`unico finanziamento è per una pulizia straordinaria. È la raccolta delle arance, non la conseguenza di una guerra

Rosarno, in nome dell’accoglienza

02/03/2011

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Primo marzo di festa al campo degli immigrati. Reportage sulle condizioni dei lavoratori stagionali nella Piana

Scritto per noi da

Melania Perciballi

Per un giorno, il campo d’accoglienza di Rosarno si è aperto a tutti: regolari e irregolari, migranti e autoctoni. I volontari dell’Osservatorio migranti Africalabria ed Equosud hanno fatto del primo marzo, giornata internazionale dei migranti, un’occasione d’incontro tra gli africani e i rosarnesi. La serata è stata dedicata a Marcus, morto nel novembre scorso all’ospedale di Lamezia per una polmonite. In programma una serata di musica e cucina africana e calabrese. Il campo d’accoglienza, aperto dal 7 febbraio in località Testa dell’Acqua, accoglie attualmente 70 migranti regolari, in 20 container da 5 posti ciascuno. Ad occuparsi della gestione del campo ci sono i nove volontari dell’associazione ‘Il mio amico Jonathan’.

I ragazzi che vivono nel campo sembrano soddisfatti. Qui almeno hanno acqua, elettricità e riscaldamento. C’è anche un servizio infermeria, effettuato da un medico volontario di Rosarno. I volontari dell’associazione offrono anche un assistenza per le pratiche legali e dei corsi di alfabetizzazione. La pecca maggiore del campo è la mancanza di uno spazio di socializzazione: tra un container e l’altro, c’è solo una distesa di sabbia. Le richieste dei volontari e del comune per avere un tendone o un gazebo da utilizzare per delle attività sono finora rimaste disattese dalla Regione.
Purtroppo, il campo ospita solo una piccola parte dei lavoratori stagionali che sono arrivati a Rosarno per la raccolta degli agrumi. Altri 700 sono sparsi per la città, in appartamenti sovraffollati nel centro abitato o in casolari abbandonati nelle campagne. E qui le condizioni di vita sono molto più precarie. Spesso sono costretti a fare chilometri a piedi per avere l’acqua. Qualcuno racconta di andare in treno fino a Reggio Calabria, per poter fare una doccia calda nella sede della Caritas.
E intanto continuano gli arresti a casaccio nella Piana. L’ultimo alcuni giorni fa: due “irregolari” arrestati nel casolare in cui vivevano dai carabinieri di Laureana di Borrello, per essere rilasciati qualche ora dopo con un decreto di espulsione.
Ad aiutare i migranti, ci sono sempre i volontari: l’Osservatorio migranti Africalabria e Mamma Africa, che con l’aiuto di altre signore rosarnesi e degli scout continua a preparare fino a 200 pasti ogni domenica. Il martedì e il sabato, c’è invece la mensa della Caritas a via Convento.

Quest’anno, alcuni migranti sono riusciti ad ottenere un contratto stagionale, ma spesso i datori di lavoro dichiarano all’Inps meno giornate di quelle effettivamente svolte. La Flai Cgil ha finalmente messo in campo un’iniziativa per smascherare questi abusi. “Ma non è facile dimostrarli”, racconta Renato Fida della Flai di Gioia Tauro, “avremmo i dati ufficiali dell’Inps relativi al primo semestre del 2011, soltanto nel mese di maggio. E solo allora potremmo contattare i lavoratori per scoprire se i dati comunicati corrispondono alla realtà. In caso contrario, sarà il lavoratore a decidere se denunciare. E c’è il rischio che, nel frattempo, il lavoratore in questione si sia spostato in altre città d’Italia”.
Per tutti, con o senza contratto, il problema maggiore è la mancanza di lavoro. Finita la raccolta delle clementine, a febbraio e marzo restano solo le arance da industria che, a causa dei prezzi in ribasso, molti proprietari decidono di lasciare sugli alberi.
Quando va bene, si lavora 2 o 3 volte a settimana. La paga è sempre quella: 25 euro al giorno. E così in molti stanno lasciando Rosarno, per raggiungere le campagne siciliane o pugliesi, per la semina dei pomodori. E ormai un’opinione diffusa che non si possa risolvere la situazione dei migranti, senza risollevare l’economia della Piana. Gli agricoltori affermano che finché i prezzi resteranno bassi, sarà impossibile retribuire adeguatamente i lavoratori.

Una strada per uscire dalla crisi la indica Equosud, un consorzio di piccoli produttori e artigiani calabresi che si sono uniti per sottrarsi al giogo della grande distribuzione. Affidandosi alla filiera corta e alla rete dei Gruppi di Acquisto Solidale, Equosud riesce a garantire prezzi più bassi per i consumatori e più remunerativi per i produttori. I produttori, a loro volta, devono assicurare la qualità organolettica del prodotto e la giusta remunerazione dei lavoratori, ma anche un impegno a difesa del territorio in cui operano, contro le aggressioni ambientali a cui è sottoposto.
La campagna Sos Rosarno, lanciata un mese fa da Equosud, ha già avuto un riscontro mediatico e commerciale importante. I prezzi sono di un euro al chilo per le arance da tavola, 80 centesimi per quelle da succo, 1,20 euro per i mandarini e le clementine. Dopo la vendita a dei cittadini di Budrio, due camion pieni di arance stanno ora raggiungendo i Gruppi di acquisto solidale di Roma, Terni, Siena e Brescia.

NL DI NIGRIZIA (AFRICA)

Cari lettori,
anche questa settimana vi segnaliamo alcune delle notizie pubblicate su Nigrizia.it e vi invitiamo a venirci a visitare per leggere anche gli altri approfondimenti.

…Buona lettura!

 
Darfur, pace elettorale
Uno spot elettorale? È in parte anche questo l’accordo di cessate il fuoco siglato ieri a Doha, in Qatar, tra il governo di Khartoum e i ribelli del Movimento per la Giustizia e l’Uguaglianza. Un’intesa che è stata tuttavia salutata da intensi combattimenti tra esercito e l’unica fazione che non ha aderito all’accordo l’Esercito di Resistenza del Signore. 


Rosarno non fa rima con elezioni
Non si può trattare in una trasmissione televisiva il tema delle migrazioni, specie in un’area calda come quella del comune calabro. Lo ha deciso la Rai, intervenendo su una puntata di Protestantesimo. Paolo Naso, autore del servizio, racconta com’è andata.

 
Costa d’Avorio: formato il nuovo governo
Sembrerebbe raggiunto un accordo tra premier, presidente e opposizione per proseguire il processo di pace. Sono state fissate tra aprile e maggio le elezioni presidenziali. Trovato l’accordo anche sulla composizione del governo, anche se sono ancora attesi i nomi dei ministri designati dall’opposizione.

 
Nigeria: scompiglio al rientro del presidente
Rientrato nella notte circondato da un fitto cordone di sicurezza, il presidente Umaru Yar’Adua fa ripiombare nell’incertezza l’esecutivo del paese, appena passato di mano al suo vice Jonhatan Goodluck. Non sono state ancora rese pubbliche le sue condizioni di salute.

E ancora…
Vieni a trovarci dal 12 al 14 marzo 2010, a Milano, fieramilanocity, dove si aprirà la settima edizione di Fa’ la cosa giusta!, la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, organizzata da Terre di mezzo eventi.

 

E ancora…


Richiedi la rivista Nigrizia di marzo 2010 in versione digitale (PDF e sfogliatore online), consultabile online e scaricabile sul PC tramite accesso ad Area Riservata di Nigrizia.it.
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(11 numeri).

 

 

grazie

DA DON PAOLO FARINELLA, PRETE

«La collera dei poveri e il delirio del 30%»
di Paolo Farinella, prete

Genova, domenica -13-17 gennaio 2010.- Credevamo che il 2009 fosse stato l’anno della feccia. Ingenui! Dovevamo ancora cominciare. Il 2010 inizia con la realizzazione della profezia di Paolo VI nel 1967, in un documento ufficiale come l’enciclica Populorum Progressio:

«Ostinandosi nella loro avarizia, non potranno che suscitare il giudizio di Dio e la collera dei poveri, con conseguenze imprevedibili. Chiudendosi dentro la corazza del proprio egoismo, le civiltà attualmente fiorenti finirebbero con l’attentare ai loro valori più alti, sacrificando la volontà di essere di più alla bramosia di avere di più. E sarebbe da applicare ad essi la parabola dell’uomo ricco, le cui terre avevano dato frutti copiosi e che non sapeva dove mettere al sicuro il suo raccolto: «Dio gli disse: “Insensato, questa notte stessa la tua anima ti sarà ritolta”» (Lc 12,20). (Enciclica Populorum Progressio, del 26 marzo 1967, n. 49)

«La collera dei poveri».

Un fatto eccezionale: gli immigrati in Calabria si ribellano alla ‘ndragheta e al sistema perverso dei caporalato e questi rispondono affermando il loro potere sul territorio e sconfiggendo ancora una volta lo Stato latitante. Invece di ringrazia questa gente, il ministro Maroni non trova di meglio che le parole d’ordine della sua cricca: «tolleranza 0». Sì ma verso il governo dell’amore e della sicurezza che lascia interi pezzi di Paese in mano alla malavita e al malaffare.
1500 persone che lavorano in nero per 20,00 euro per 12/14 ore di lavoro al giorno e di cui 5,00 li devono dare al caporale che li recluta (cioè alla mafia) e 3,00 al pulmino che li trasporta. Fanno 8,00 euro e all’immigrato lavoratore in nero ne restano 12 per una giornata sempre di 12 ore, e cioè per 1 euro e anche meno all’ora. Nessuno può dire che erano invisibili, nessuno può dire che non fossero necessari, nessuno può girarsi dall’altra parte e dire: non sapevamo. E’ cominciato il conto alla rovescia e i nodi assaltano i pettini.
Il problema è la miope politica del governo che ha dato mano libera alla Lega che vuole la secessione del Lombardo-Veneto dal resto dell’Italia e ha tutto l’interesse di questo mondo a fare scoppiare guerre al Sud per terrorizzare, per ricattare e per mostrare il suo volto «feroce» con i deboli. Hanno sparato contro inermi, dando spettacolo di una vera e propria caccia all’uomo. Un safari umano, tanto è gente che viene dall’Africa ed essendo nera di pelle, di notte è più divertente cercare di impallinarli. Un ministro dell’Interno che risponde come Maroni, in qualsiasi Paese poco meno che civile si sarebbe dimesso o sarebbe corso in soccorso degli immigrati e avrebbe dichiarato lo stato di emergenza sociale per tutta la regione e avrebbe sospeso i diritti costituzionali in tutta la regione e l’avrebbe occupata militarmente fino all’estirpazione totale della malavita organizzata. Non lo ha fatto, né lo può fare perché la malavita è dentro il parlamento, nella fila del partito dell’amore, in adorazione del volto santo miracolato.

Pronto intervento della Chiesa
Questa volta non si è fatta attendere la voce della Chiesa in diverse sue componenti: Bertone ha parlato quasi in presa diretta, dando, certo, un colpo al cerchio e uno alla botte, ma ha parlato e bisogna riconoscerlo. Anche il papa ha parlato, senza mai fare nomi, ma rivolgendosi all’universo intero: «Bisogna partire dal cuore del problema e cioè che ogni migrante è un essere umano che va sempre rispettato, aiutato, mai sfruttato». Parole giuste, parole forti. Esse, a mio modesto avviso, avrebbero avuto un impatto formidabile se fossero state non a tutti indistintamente, ma nel contesto della realtà italiana. Se il papa avesse detto: «I fatti di Rosarno in Calabria sono la prova della miopia della politica del governo italiano che parla di sicurezza, ma alimenta e fomenta la violenza e l’ingiustizia. Il presidente del consiglio che parla e sparla di partito dell’amore, farebbe bene ad andare a curarsi la mascella con una spremuta di arance raccolte dagli immigrati in Calabria. Non è tollerabile che uomini e donne e bambini (alcuni dei quali sono stati anche battezzati nella parrocchia di Rosarno) devono essere sfruttati peggio che le bestie e poi devono anche essere disprezzati e cacciati via perché si ribellano alla ‘ndragheta. Noi chiediamo al governo che sia un governo civile e custode del diritto; se è vero come mi ha scritto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, che i valori cristiani sono al centro dell’azione del governo che presiede, lo dimostri oggi concedendo a tutti gli immigrati di Rosarno la cittadinanza perché sono eroi nazionali e fondamento dell’economia. In caso contrario, i suoi valori cristiani, glieli rimandiamo senza ricevuta di ritorno». Il governo sarebbe caduto. Come fanno a parlare di legalità, lui, loro, essi che si affannano a tempo pieno ad aggirare la Legge, ad eliminare la legalità e a disseminare la nazione di spirito xenòfobo? Bellissimo l’editoriale di Marco Politi «La fede e la spada» su «Il Fatto» (mercoledì 12 gennaio 2010), lucido e completo.
Le parole e i sentimenti più belli però, li ha espressi Don Pino Varrà, parroco di Rosarno che durante l’omelia, e quindi nel cuore del sacramento dell’Eucaristia, tra le altre cose ha detto:

«Vedo finalmente questa chiesa piena, sono contento che moltissimi tra voi sono tornati. Ma vedo anche che manca qualcuno”. Don Pino sospira, si rivolge ai bambini. “Lo vedete anche voi. Non c’è John. Vi ricordate di lui? Veniva ogni domenica”. I bambini annuiscono. I genitori, dietro, restano in silenzio. Tesi e consapevoli. “Mancano anche Christian, Luarent. E Didou, il piccolo Didou. Mancano i suoi genitori. Erano come voi, con la pelle più scura, venivano dall’Africa. Non ci sono perché li hanno cacciati … Mi rivolgo ai più grandi, ai genitori. Perché loro hanno un ruolo importante, formativo. A voi dico: non vi fate trascinare verso ragionamenti e reazioni che non sono da cristiani. E’ facile dire: abbiamo ragione noi. Quando siete nati, Dio è stato chiaro: questo è mio figlio. Lo siamo tutti. Tutti abbiamo diritto alla vita, una vita dignitosa, che non ci umili. Anche quelli di un altro colore, anche quelli che sbagliano sempre. Se vogliamo essere cristiani noi non possiamo avere sentimenti di odio e di disprezzo … Possiamo anche dire che abbiamo sbagliato. Che i miei fratelli, bianchi e neri hanno sbagliato. Ma lo dobbiamo dire sempre. Non solo quando qualcuno ci sfascia la macchina. Lo dobbiamo sostenere con forza anche quando altri fanno delle cose ancora più gravi. Cose terribili. Dobbiamo avere il coraggio di gridare e denunciare … [indicando il presepe] Non avrebbe senso aver allestito questa opera. Non avrebbe senso festeggiare il Natale. Meglio distruggerlo e metterlo sotto i piedi. Dobbiamo celebrarlo convinti dei valori che lo rappresentano. Perché crediamo nella misericordia e nella solidarietà. Se invece non abbiamo la forza di ribellarci ai soprusi e alle ingiustizie e siamo pronti alle violenze nei confronti dei più deboli, allora non veniamo più in chiesa. Dio saprà giudicare. Saprà chi sono i suoi figli».

Secondo i dati ufficiali e definitivi (Istat) per l’anno 2007, gli stranieri regolari hanno dato un apporto lavorativo di 122 miliardi, cioè il 9,2% del PIL nazionale e hanno versato contributi previdenziali per 7 miliardi di euro, cioè il 4% dei contributi previdenziali pagati in Italia.Queste persone cioè stanno pagando una pensione che non avranno forse mai e finisce così che i poveri continuano a fare regali ai ricchi (per la cronaca: l’Inps in Italia per 2008 ha un attivo di circa 8 miliardi di euro, cioè i contributi degli immigrati). Ora è arrivato il momento della resa dei conti. Gli immigrati si sono ribellati alla delinquenza organizzata e il ministro del lavoro Sacconi, quello che urlava e sbraitava per salvare la vita ad Eluana Englaro, emerge dalla melma del governo per dichiarare che manderà ispettori in Calabria a controllare azienda per azienda. Siamo al delirio, siamo alla demenza governativa, siamo alla deriva umanitaria. Avrebbe dovuto nominare ispettori gli immigrati impallinati dalla ‘ndragheta ed espropriare le aziende malavitose che prima sfruttano e poi non solo fanno cacciare gli sfruttati, ma non gli pagano nemmeno quei pochi, sporchi e luridi euro: hanno rubato anche ai morti.

L’inizio di gennaio 2010 è una vergogna per l’Italia intera e per l’occidente sedicente civile e cristiano, un mese che ci squalifica da ogni punto di vista. Senza appello.

PROPONGO UNO SCIOPERO GENERALE DI TUTTI GLI IMMIGRATI
SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE,
APPOGGIATO DA TUTTI I LAVORATORI E LE LAVORATRICI
DI TUTTI I SINDACATI, SPECIALMENTE DELLA CGIL
PER AFFERMARE IL DIRITTO AL LAVORO
CHE STA DIVENTANDO UNA CONCESSIONE IN ITALIA,
DOVE IL GOVERNO CREA, FOMENTA E SI SERVE DELLA PRECARIETÀ
PER DOMINARE E CONDIZIONARE.
FERMIAMO L’ECONOMIA NAZIONALE E VEDIAMO SE SENZA IMMIGRATI
L’ITALIA TIRA LO STESSO O SE FA FLOP
SU SE STESSA E SUL GOVERNO DELLA VOLGARITA’.

Ogni volta che mangiamo frutta o sbucciamo «clementine» non dimentichiamo che sono state raccolte dagli immigrati sfruttati, malpagati, presi a fucilate. Se gli immigrati incrociassero le braccia, l’Italia e l’occidente andrebbe a bagna, affonderebbe come un pezzo di piombo nell’acqua. Prego il mio Dio che ispiri gli immigrati a darci una dimostrazione della loro presenza e indispensabilità. Vi diranno che gli immigrati prendono il posto degli Italiani: è falso. In Calabria i braccianti che non lavorano guadagnano di più con i sussidi che andando a cogliere frutta. Gli immigrati hanno svelato il meccanismo di furto: se le arance e i mandarini sono sugli alberi e se solo a Losarno vi sono altre 1.500 immigrati che lavorano, come mai i braccianti italiani non lavorano? Ecco il problema: preferiscono fare marcire la frutta sull’albero che coglierla perché il guadagno delle sovvenzioni comunitarie e regionali è più sostanzioso di quello a cassetta.
I dimostranti calabresi avrebbero dovuto protestare insieme agli immigrati perché questi hanno difeso non una, cento, mille cassette di frutta, ma il diritto al lavoro e alla dignità del lavoro: quel diritto e quella dignità che il governo (assaggio di Brunetta) vuole depennare già dall’art. 1 della Costituzione. Alla indecenza non c’è fine.

Il cervello del 30%
Sapevamo che la ministra Gelmini non avesse un cervello sfolgorante, anche perché per avere l’abilitazione statale all’esercizio dell’avvocatura ha dovuto travestirsi da «extracomunitaria padana» ed emigrare nel profondo su calabrese dove finalmente, pagando, buon peso, è riuscita ad avere lo straccio di carta abilitante. Purtroppo, però, l’abilitazione non abilita il cervello al 100% perché a quanto pare è rimasto fermo alla basse aliquote originarie.
Classi con inquinamento di immigrati massimo al 30% per tutelare gli alunni italiani, altrimenti poverini non ce la fanno: il metro Gelmini, come se tutti in Italiana fossero come lei. Le statistiche ministeriali dicono che solo il 2% delle classi hanno immigrati sopra il 30%, ma uno studio della sua predecessora Moratti che per prima aveva avuto la bella pensata delle quote immigrati a scuola, ha dimostrato esattamente il contrario: nelle classi dove abbondano gli immigrati, gli studenti italiani sono più stimolati e rendono meglio. Detto fatto: poiché l’indagine non era secondo le premesse, è stata insabbiata.
Qualcuno deve avere informato la ministra che la maggior parte dei bambini che vanno a scuola sono nati in Italia e sono figli di immigrati addirittura di quarta generazione e quindi ha dovuto escluderli, per cui si passa alle classi con lo 0,001% da riformare, chiudere o spostare «nei quartieri vicini». Vorrei spostare la ministra e metterla nella villa di Sardegna, quella del suo capo e benefattore, e metterla al sicuro a curare cactus, dove possa fare meno male.
E’ tornato il miracolato a far danni e favori: fisco con due aliquote: 23% e 33%
Avevano detto i suoi medici di fiducia 90 giorni di prognosi, cioè fino a marzo. Costretto a rifarsi il muro di cinta che gli avvolge il volto, il crin immacolato. Si pensò subito che tanto tempo era necessario per smacchiare, lavare a secco e stirare la camicia del sangue che miracolosamente non si era posato sul colletto della medesima. Invece, no! Eccolo di nuovo a spasso a metà gennaio: nemmeno 30 giorni. Nessun segno, tranne l’uso mediatico immorale perché i casi sono solo due: o è stato ferito sul serio o è stato ferito per finta. Oppure vi è una terza possibilità: è stato fericchiato, ma vi ha costruito una fabbrica, la fabbrica del duomo di Milano. Fra le tre, la terza.
Ora che durante la sua assenza l’economia cominciava dare segni di ripresa, bisogna rassegnarsi ad andare a fondo. Qual è la sua prima proposta (tanto per depistare sulla riforma della giustizia che va avanti per vie segrete)? Naturalmente il fisco, le tasse con la stessa proposta del 2004: due sole aliquote, al 23% e al 33%.. Questa proposta è apparentemente innocua, perché mira direttamente a sovvertire la Costituzione che all’art. 53 della Costituzione sancisce: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività».
Ecco le parole magiche « capacità contributiva» e «criteri di progressività». L’instaurazione delle due aliquote è delinquenziale perché fa guadagnare molto dai 40.000,00 euro in su, mentre fa un’elemosina al 90% della popolazione lavoratrice che verrebbe così a pagare uniformemente l’aliquota del 23% fissa con un risparmi fino a euro 800,00 fino a 30.000,00 e con un risparmio da 2.000,00 a 14,000,00 oltre dai 40.000,00 in su. Ancora una volta casalinghe e pensionati e lavoratori che votano lega e Berlusconi pagheranno loro il risparmio dei ricchi.
In uno Stato di diritto decente, fino a 20.000,00 euro non si dovrebbe pagare alcuna tassa, da quella soglia in alto, le aliquote dovrebbero essere graduali e continue. Si raggiunge invece il paradosso che chi specula in borsa e guadagna centinaia di migliaia di euro a botta senza lavorare paga il 12% di tassazione, chi lavora e suda dalla mattina alla sera deve pagare il 23%. Questo e solo questo è il governo vergognoso di Berlusconi e della Lega. I leghisti lo sanno o non lo sanno che sono turlupinati, derisi e manipolati?

PD: prove autoctone di distruzione di partito
Il Pd ce la mette tutta e si sforza anche a farsi male da solo. Si vede che la Binetti ha fatto scuola e il cilicio è diventato uno strumento personale di ogni dirigente o dei dintorni. Si disse che le primarie dovevano essere il toccasana; ora non vanno bene. Si disse che contavano programmi e persone; ora prima vengono le beghe, poi le persone assetate di potere e infine il programma è solo un optional. In Puglia il PD ha promesso a Berlusconi che gli avrebbero ceduta la regione e ci stanno riuscendo alla grande. Vendola avrebbe dovuto ritirarsi dopo l’infortunio di mezza giunta dimessa per corruzione; invece no: come lui non c’è nessuno e parla e parla e parla. Il Pd per rimediare e mettere una pezza manda un esploratore scout per trovare una soluzione soddisfacente e chi sceglie uno che si chiama “Boccia”, così tanto per essere coerenti.
Nel Lazio, l’indecisione è totale. Infine spunta Emma Bonino. Nulla da eccepire, ma fa parte di quel partito radicale che ha una politica di estrema destra su tutto, specialmente in economia (più a destra di Berlusconi: ci vuole poco per la verità), tranne che per i diritti civili, sui quali però un governatore ha poca competenza. Invece di trovare una candidatura «condivisa» con le varie anime, ne propongono una di rottura. Insomma, sembra che siano stanchi di governare. Come fanno volere e a fare le «riforme condivise» con Berlusconi, se non sono in grado di scegliere una candidatura condivisa al suo interno? Mi pare che sia diventato il partito delle anime perse. Papa Ratzinger dovrebbe ripristinare il Limbo e riservarlo ai Pidini.

Egitto: la religione omicida
All’uscita dalla funzione del Natale che per i cristiani di rito copto (circa 10 milioni in Egitto), i musulmani hanno sparato sulla folla e ammazzato 9 cristiani nella chiesa di San Giovanni a Nag Hamadi, nella provincia di Qena, 64 km circa da Luxor, luoghi importantissimi per le scoperte archeologiche (1945) di interesse universale (13 papiri cristiani di natura gnostica, tra i quali il più importante il Vangelo di Tommaso). Non si conosce ancora la dinamica, ma una cosa è certa: o si comincia da qualche parte del mondo a smettere di considerare le religioni come strumenti di guerra e contemporaneamente si cessa di alimentare e fomentare il razzismo e la xenofobia o andremo da alcuna parte, perché distruggeremo solo noi stessi.
Diamo noi l’esempio che onoriamo tutte le religioni, senza rinunciare alla propria, rispettiamo tutti i cittadini e le cittadine del mondo non perché di questa o quella religione perché uomini e donne, abitanti e cittadini di questo mondo e quindi meritevoli di rispetto e dignità, salvo che non delinquono in materia leggera, perché se dovessero delinquere in materia grave, come il presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, noi gli daremo un lasciapassare speciale di sicurezza e di illegalità

La volgarità e i suoi cantori di don Paolo Farinella

[pubblicato su la Repubblica/Il Lavoro (locale) domenica 10 gennaio 2010, p. XIII con il titolo:
«Anche in politica è l’ora dei saldi. Contro le truffe occhio alla qualità»]

Passato il Natale, inizia il tempo dei saldi. Tutta l’Italia è in saldo: nei negozi per smaltire le giacenze dell’anno e rimediare qualche affare per chi vende e chi compra; nella politica è l’Italia in saldo dall’«Alpi alle Piramidi e dal Manzanarre al Reno» (A. Manzoni, Cinque maggio 1821) e fa affari solo chi delinque, chi governa e chi «mafia», chi legifera ed è inquisito. C’è il mondo religioso o sedicente tale: qui il saldo supera ogni record perché basta parlare con diplomazia e tutto si aggiusta; i discorsetti sono generici, le affermazioni si adeguano a tutte le stagioni e mai si chiama per nome non solo il peccatore, ma anche il peccato. Siamo rispettosi delle buone maniere, noi! Nel mondo cattolico, si fa una enorme confusione tra verità e convenienza, tra denuncia e astio, tra indignazione e odio. Il vangelo è ridotto a galateo come se Gesù ci avesse mandati a fare i convenevoli: «non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada» (Lc 10,4). Era ineducato anche lui? In Calabria a Rosarno scoppia la guerra dei poveri che travolgerà l’Italia: gli schiavi si ribellano, lo Stato delinque e gli Italiani lucrano sul lavoro nero.
Anche la regione Liguria tra qualche mese sarà in saldo e già vediamo le offerte stracciate dei venditori interessati. Biasotti si affanna in cerca di alleati con cui spartirsi le spoglie della ligure terra con l’appoggio della destra eversiva berlusconiana-scajolana, a cui si è venduto anche il prof. Enrico Musso che così della sua intelligenza ha fatto «trombetta». In tempo di elezione tutti sono buoni e tutti hanno già fatto tutto, anche le Piramidi di Egitto, lanterna compresa. I saldi sono una necessità, ma bisogna stare attenti che non siano una svendita o peggio ancora una truffa. C’è un solo modo per sventare l’inganno: controllare i prezzi e la qualità, cioè verificare i programmi e le persone. Il programma esprime il contenuto di una politica e la sua fattibilità nel rapporto costi/benefici; le persone dicono la credibilità del programma e il grado di eticità possibile. L’Etica! Chi era costei?
Non ho niente di personale verso Biasotti o Musso: mi chiedo come possano essere credibili due che si appellano alla stessa destra nella quale militano «a chili e tonnellate» inquisiti, mafiosi, corrotti e corruttori, a cominciare dal loro presidente del consiglio che nelle pause tra una prostituta e un duomo dedica il suo tempo a modificare la Costituzione fin dall’art.1, che definisce la natura dello Stato, i confini del potere: Repubblica, Lavoro, Limiti costituzionali alla deriva plebiscitaria. Mi dispiace per loro, ma non possono essere credibili. In questo tempo di saldi, guardando all’Italia, viene da piangere perché il fondo è ancora lontano. E’ tempo di rivoluzione, è tempo di resistenza per chi crede ancora in uno straccio di dignità nazionale e civile. Non ci possiamo rassegnare che un manipoli di manigoldi possa distruggere la Carta Costituzionale per cui molti hanno dato la vita. No! Non possiamo permetterlo e non lo permetteremo. A Genova, battere Biasotti e Musso fa parte di questa nuova «Resistenza».
Il mio amico Prof. Ignazio Farina, docente all’Alma Università di Salerno, mi manda uno stralcio di una intervista del prof. Mario Lavagetto, docente di «Teoria della Letteratura» all’Università di Bologna in una intervista, data nel 2006 (quattro anni fa, un’epoca!). Dopo avere parlato del concetto di «bellezza», citando la risposta di Teofrasto riportata da Leopardi, l’intervistatore fa a bruciapelo la 25a domanda: «Qual è la sua idea di volgarità?». Il prof. Lavagetto risponde: «In generale potrei dirle che la mia idea di volgarità è perfettamente condensata ed espressa in ogni gesto, parola, atteggiamento del nostro presidente del consiglio». [il seguente è stato tagliato: Correva l’anno 2006, e non volavano duomi. All’unanimità, eleggo Silvio Berlusconi a uomo dell’anno della volgarità. Senza concorrenti].