GUIDO ROSSA, UNO DEI NOSTRI EROI

 


 
Io oggi ricordo Guido Rossa, operaio comunista e sindacalista della Cgil a Genova che fu assassinato il 24 Gennaio del 1979 dai terroristi delle Brigate Rosse, perchè aveva lottato contro le Brigate Rosse in fabbrica e denunciato un collega brigatista. A Sabina sua figlia e mia collega il mio abbraccio affettuoso. A tutti noi l’obbligo di fare memoria della sua vita per ricordarci che si può e si deve sempre dire di no, a qualsiasi sopruso, a qualsiasi violenza, a qualsiasi fascismo, anche colorato di rosso.
 
 
 
MI ASSOCIO: PAOLO
 
 
 
VEDETE ANCHE:
 
 
  1. Guido Rossa, mio padre – Fasanella Giovanni; Rossa Sabina – Libro

    www.ibs.it/code/9788817010658/fasanella…/guidorossamio.html

    Guido Rossa, mio padre è un libro di Fasanella Giovanni; Rossa Sabina pubblicato da BUR Biblioteca Univ. Rizzoli nella collana Futuropassato.

  2.  

    Guido Rossa, mio padre – aNobii

    www.anobii.com/…/Guido_Rossa,_mio_padre/…/01ba25944f4c0a70…

    È l’alba del 24 gennaio del 1979. Le Brigate rosse uccidono il sindacalistaGuido Rossa, che aveva provato a rompere il clima di omertà che regnava

  3.  

    Guido Rossa, mio padre – La clé des langues

    cle.ens-lyon.fr › ItalienBibliothèqueFiches

    Il 24 gennaio del 1979 alle 6,30 del mattino, a Genova, Guido Rossa, sindacalista e operaio all’Italsider viene prima gambizzato e poi ucciso dalle Brigate rosse,

 

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Novembre: il mese di Occhetto e di Lotta Continua

da Paolo Borrello

11 novembre 2009

Nei giornali se ne è scritto abbastanza diffusamente. Il 12 novembre del 1989 Achille Occhetto, allora segretario del PCI, pronunciò alla Bolognina, una sezione del partito di Bologna, il famoso discorso che fu l’inizio del processo di trasformazione del PCI in PDS, con il conseguente abbandono dello storico nome di quel partito. Il 1° novembre del 1969 fu pubblicato il primo numero del settimanale, che successivamente diventò quotidiano, “Lotta Continua”, e al mese di novembre dello stesso anno viene fatta risalire la nascita del movimento politico che assunse la stessa denominazione.

A molti può apparire quanto meno strano accostare Occhetto a Lotta Continua. La mia decisione deriva semplicemente dal fatto che mi è sembrato eccessivo dedicare due post ad avvenimenti politici che allora ebbero un notevole rilievo e che molto probabilmente adesso non destano un grande interesse.
Io credo però che quei due avvenimenti non debbano essere dimenticati e, per i giovani che non li conoscono affatto o li conoscono poco o niente, devono essere esaminati, almeno nei loro aspetti generali.

Penso poi che non sarebbe male che, coloro che se la sentano, nei commenti al post analizzino quegli avvenimenti i cui effetti in qualche maniera si esplicano ancora oggi.

Iniziamo con Occhetto.
Devo ammettere che io non sono un osservatore imparziale poiché allora, nel 1989, avevo poco più di 30 anni ed ero iscritto al PCI, da sette anni, e fui un “fan sfegatato” della svolta di Occhetto perché speravo che con la creazione del PDS potesse nascere un partito davvero nuovo, in grado di essere in sintonia con una parte più consistente della società italiana e di rappresentarla adeguatamente, per poter costruire un progetto politico moderno ed innovativo in grado di condurre al governo del Paese il PDS per poter realmente cambiare, almeno un poco, la nostra Italia.
Se questo non avvenne le maggiori responsabilità non furono di Occhetto ma di coloro, anche di quelli che decisero di non abbandonare il partito, che ostacolarono, a livello nazionale e locale, ciò che in molti pensavamo che si potesse verificare. Occhetto potrà avere commesso anche degli errori ma veniali. Se la scelta di creare il PDS fosse stata meno “affrettata” e avesse seguito le procedure rituali tipiche del PCI di allora, quella scelta molto probabilmente non sarebbe stata mai effettuata e il PCI si sarebbe ridotto ai minimi termini e forse sarebbe diventato come il PCF (il partito comunista francese) del tutto marginale e assolutamente ininfluente nel determinare l’evoluzione del sistema politico italiano.
In conclusione mi sembra doveroso rivolgere un omaggio a Occhetto per come fu trattato e considerato, anche dopo il 1989, da una parte considerevole dei dirigenti nazionali del suo stesso partito, in primis Massimo D’Alema. Occhetto fu spesso considerato da costoro quasi un malato mentale e attaccato fortemente anche sul piano personale e a tradimento. D’Alema, che di errori successivamente ne ha compiuti molti sia quanto divenne segretario dei DS sia quando divenne presidente del consiglio, fu in prima linea in questi attacchi e noi ancora lo dobbiamo sopportare come grande suggeritore ed ispiratore di Bersani e come probabile “ministro degli esteri” dell’Unione Europea.

Passando a Lotta Continua devo ammettere che non ebbi nei confronti del movimento politico, non tanto del giornale, le stesse simpatie che successivamente dimostrai nei confronti del PDS di Occhetto.
E’ vero che quando nacque Lotta Continua io ero ancora impegnato nei miei giochi da preadolescente, ma qualche anno dopo, quando decisi di entrare a far parte del gruppo de “Il Manifesto” e di diventare simpatizzante del PdUP, mi imbattei in Lotta Continua, mi confrontai con coetanei che erano molto vicini a LC.
Io fui molto critico nei confronti di LC perché lo consideravo un movimento politico estremista e che non si oppose nella maniera dovuta nei confronti dei diversi gruppi che praticarono la lotta armata (non a caso diversi esponenti, generalmente i più giovani, scelsero la lotta armata e per questo notevoli responsabilità devono essere addebitate anche se indirettamente ai “leader” di LC anche quelli che non parteciparono a quei gruppi).
Del resto la dimostrazione che i “leader” di LC non fossero di notevole spessore risiede nel fatto che una parte di loro aderì al PSI di Craxi.
Comunque Lotta Continua fu un movimento politico che influì, nel bene e nel male, sugli avvenimenti di quegli anni e per questo non può essere dimenticato né sottovalutato.
Inoltre, almeno secondo me, il giornale fu molto più importante del movimento. E’ sufficiente per me rilevare che contribuì alla nascita di quella splendida rivista satirica che fu chiamata “Il Male”.