Anoressia, una piaga che si allarga

Anoressia, una piaga che si allarga

Fabiola De Clercq risponde a Tgcom

Anoressia e bulimia. Due malattie che continuano a colpire sempre più persone nel nostro paese. Circa tre milioni di casi, a cui se ne aggiunge uno ogni due ore. Non sono solo le adolescenti a dichiarare guerra all’ago della bilancia. Fabiola Le Clercq, fondatrice dell’associazione Aba, ci aiuta a comprendere il disagio di chi vive questo genere di problemi.

 

Chi si ammala di anoressia e bulimia oggi?
Ci sono bambine di 10 o 12 anni che iniziano a non mangiare. Fanno la gara a scuola per chi mangia meno. E imparano a digiunare o vomitare anche dalle mamme…

In che senso dalle mamme?
Vediamo sempre più donne di 40-45 anni che si ammalano. Iniziano con una dieta, poi si convincono di poter risolvere le difficoltà della vita migliorando il loro aspetto fisico.

Perché una persona matura dovrebbe ammalarsi?
Si tratta di persone sole, a volte con una separazione alle spalle. Vogliono un fisico da adolescente. Non si sentono considerate dai mariti, i figli hanno sempre meno bisogno di loro, hanno problemi al lavoro. Cenano in famiglia, poi in piena notte si svegliano per vomitare. È un modo per attirare l’attenzione.

La presenza dei figli non le frena nella rincorsa verso la magrezza esasperata?
Neppure donne incinte riescono a smettere di digiunare o vomitare. Vogliono il bambino, ma non sopportano che il corpo cambi, che abbia forme nuove. Pur con immensi sensi di colpa, continuano a non mangiare, nonostante la fame. Ogni giorno si ripromettono di smettere dal lunedì successivo, ma poi non riescono.

I disturbi alimentari che ricadute hanno nello stile di vita?
Spesso chi si ammala ha un esasperato bisogno di avere una vita sociale molto attiva, fatta di rituali e compagnie che ruotano attorno alla malattia. Ci si vede per bere, ma senza mangiare. Si va a Ibiza per drogarsi di ecstasy e per riuscire a ballare tutta la notte, per consumare quante più calorie possibili. D’inverno in montagna, ma per bere, abbuffarsi e vomitare insieme.

E perché bevono?
Così si sentono disinibite, ridono per nulla. Si abbuffano e si vuotano subito dopo. Sono capaci di bere quanto gli uomini, e chi non fa come loro, viene emarginata.

Il genere femminile è più esposto ai disturbi?
No. Si rivolgono a noi più donne, ma si ammalano anche gli uomini. Sono per lo più ragazzi dai 18 anni in su, solitamente meno precoci delle coetanee. All’improvviso si preoccupano del peso, influenzati dalle compagne di scuola. Iniziano ad andare in palestra con la scusa di ridurre la massa grassa, ma in realtà sottopongono il corpo a vere e proprie prove di sopravvivenza. Si chiama vigoressia.

Come se ne esce?
Innanzitutto si deve riconoscere il problema. Il consiglio è di consultare il sito dell’Aba, l’associazione che ho creato 20 anni fa, dopo aver superato io stessa la malattia. Ho pesato 26 chili per oltre venti anni, e posso assicurare che si può guarire pienamente.

 

Alessia Gabrielli