Un miliardo per il riarmo. E il deficit del bilancio pubblico?

Paolo Borrello 15 novembre alle ore 8.45

Ti invio l’ultimo post del mio blog.
Ciao a presto.
Paolo Borrello

Nei giorni scorsi, nonostante le difficoltà del bilancio pubblico, le Commissioni Difesa di Camera e Senato, con il silenzio-assenso del Pd, hanno approvato un programma di riarmo che prevede spese di circa un miliardo di euro, gran parte dei quali andranno a finire alle aziende belliche del gruppo Finmeccanica, gruppo che per vari motivi è oggetto di notevoli critiche. Di quanto avvenuto in Parlamento ne riferisce Maurizio Turco, deputato radicale eletto nelle liste del Pd, in un’intervista rilasciata a www.peacereporter.net:

Perché avete presentato un’interrogazione parlamentare?

Abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare perché mancavano i documenti accompagnatori, mancava una relazione, non c’era nulla, ma ciò che è più grave è il silenzio generalizzato sulle politiche di armamento e riarmamento. Spero che all’interno dello sbando in cui si trova il Pd in questo momento ci sia la possibilità di interlocuzione per spezzare questo regime. Non c’era nessuno, tra coloro che sono passati dal Parlamento, che hanno fatto un lavoro di denuncia come il nostro, contro le politiche non dico di questo governo, ma di questo Paese, che da sempre snobba il Parlamento. Abbiamo decine di interrogazioni depositate al ministero della Difesa che non hanno avuto risposta. Abbiamo perciò deciso d’ora in poi di depositarle al tribunale militare. Sulle politiche di riarmo, si può dire che siano politiche stupide: ci stiamo armando come se dovessimo fare chissà che cosa, e invece sono pezzi di ferro destinate ad arrugginirsi, quando siamo in Afghanistan con strumenti inadatti. Siamo lì coi mezzi Lince, stiamo aspettando i Freccia e nel frattempo ci sono i morti, che loro chiamano di pace. Io non voglio dire di guerra, ma di incapacità di governo sì. Dietro tutto questo ci sono interessi ancora più profondi di quelli che si conoscono. La prima cosa da fare è avere trasparenza. Altro che cricca, altro che omertà mafiosa, è un sistema di gestione per me incomprensibile. Fossi al governo lavorerei unicamente per avere un esercito europeo, che costituisca la rete minima di sicurezza. Qui con la scusa dell’esercito assistiamo a una militarizzazione sconsiderata. Cinque anni fa hanno portato i carabinieri dal ministero dell’Interno al ministero della Difesa. Oggi sono una forza armata che risponde a regole inopportune, agendo come corpo militare. La legge militare deve avere un senso anche nelle missioni all’estero, oltre che per la sicurezza interna. Quando si parla di armi, militari, armamenti siamo nelle sabbie mobili, nelle quali non solo è difficile muoversi, ma a volte anche entrarci.

Tra i vari stanziamenti, spiccano anche 60 milioni di euro per la creazione di un hub militare all’aeroporto di Pisa, che potrebbe diventare una delle più grandi basi aeree della Nato in Europa. Oltre che all’acquisto di armi si assiste a una vera e propria militarizzazione del territorio.

C’è anche un altro fatto, se possibile ancora più grave. Stiamo lavorando su una pista, che non è una pista segreta: la Nato vuole allocare gli armamenti nucleari sparsi un po’ in Europa in Polonia, Italia e Turchia. Qui dovremmo sapere qualcosa di più, ma anche su questo… silenzio totale. Mi auguro che tra i vertici militari ci siano degli uomini democratici, non dico pacifisti o antimilitaristi, ma democratici.

Se in uno Stato dittatoriale , o in una giunta militare la politica dovrebbe essere il contrappeso democratico, paradossalmente nel nostro Paese sembra una classe politica aggressiva e bellicista a mettere il cappello ai militari.

Non sono d’accordo. Il nostro ministro della Difesa fa la faccia feroce ma non può dire niente. Firma, e in cambio gli fanno fare la faccia feroce. Un ministro come lui fa comodo. Contrariamente a quello che si crede, tutto quello che ha a che fare con l’apparato industrial-militare è nelle mani dei generali, o degli ex generali. Una volta che hanno finito il servizio, dove vanno a lavorare?

Vanno a fare i consulenti delle aziende belliche.

Appunto. Fanno i lobbyisti nei confronti di coloro che hanno preso il loro posto e che hanno potuto prendere quel posto facendo carriera sotto di loro. E’ un sistema viziato, chiuso, inaccessibile anche alla politica.

Quanto sostiene Turco nell’intervista è particolarmente preoccupante. E’ sufficiente citare una sola affermazione, quella secondo la quale la politica del riarmo di fatto la decidono i generali, spesso legati alle aziende belliche. Aggiungo che invece di ridurre le spese militari, in un momento in cui il bilancio dello Stato è in condizioni molto difficili, se possibile, esse vengono aumentate e, contemporaneamente, vengono diminuite le spese sociali e quelle per la cultura. Una politica veramente miope e profondamente sbagliata.

Un miliardo per il riarmo. E il deficit del bilancio pubblico?ultima modifica: 2010-11-22T11:01:00+01:00da paoloteruzzi
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