VIA TASSO: IL MUSEO SI RACCONTA

VIA TASSO: IL MUSEO SI RACCONTA

Tipo:
Rete:
Globale
Inizio:
domenica 6 dicembre 2009 alle ore 9.30
Fine:
domenica 17 gennaio 2010 alle ore 19.30
Luogo:
Roma, Via Tasso 145

Descrizione

VIA TASSO: IL MUSEO SI RACCONTA

23 novembre 1999, quasi a mezzanotte una bomba esplose davanti al portone di Via Tasso 145, sede del Museo storico della Liberazione. Per miracolo non fu una strage: a distanza di pochi metri, dietro un fragile muro di forati, ci sono i tubi e i contatori del gas. La paura fu molta ed anche i vetri rotti. Ma niente di più. A rivendicare la prodezza fu un sedicente “movimento antisemita” o “movimento antisionista”, nel quale non pochi vollero riconoscere la stessa mano di un gruppo di estrema destra, arcinoto alle cronache per le sue scritte sui muri romani e per certe azioni dimostrative di suoi leader.
La solidarietà giunse al Museo da ogni parte d’Italia e dall’estero, dalle istituzioni, da ogni gruppo sociale e dalle più svariate provenienze ideali e religiose. Il successivo 8 dicembre – nel corso di una giornata nonstop “Via Tasso a porte aperte” circa 3500 persone (1 romano su 1000) visitarono il Museo e la strada fu a lungo piena di capannelli. Fatto clamoroso: a fare da servizio d’ordine (finché fu possibile) e da guida ai visitatori furono – senza il minimo incidente – dei giovani della Comunità abreaica con la kippaa in testa e giovani di alcuni centri sociali con la kefiah al collo. Artisti intervennero per testimoniare la loro solidarietà con canzoni, recitazioni di poesie, letture di brani. Fu allora che, visitandolo per la prima volta, Moni Ovadia pianse dicendo: “Si tratta di uno dei più significativi luoghi europei della memoria dell’oppressione nazista”.
A partire da quegli avvenimenti, a testimoniare che da quell’azione sconsiderata non si fecero intimorire né il presidente sen. prof. Paolo Emilio Taviani né la direttrice Elvira Sabbatini Paladini, né i nuovi collaboratori e dirigenti del Museo, l’impegnodel/per il Museo prese nuovo slancio, con una crescita vertiginosa delle visite (soprattutto scolastiche) da poco meno di 9000 a oltre 16000 l’anno, con manifestazioni, mostre, conferenze, proiezioni, presenze in manifestazioni ed eventi di rilievo, ricerche scientifiche, collaborando non solo con organizzazioni partigiane ed antifasciste, ma con organismi quali Amnesty International, ASAL, Medici contro la tortura, e stabilendo rapporti con istituzioni culturali italiane e non, quali la Fondazione ex campo di Fossoli, il Museo del Deportato di Prato, il Museo Cervi di Gattatico, la Fondazione Ferramonti di Tarsia per lo studio dell’internamento civile, la Casa della memoria dell’ex campo di prigionia di Servigliano, l’Associazione Italo-Greca di Cefalonia, la Scuola di Pace di Montesole, la Fondazione Villa Grimaldi per la pace e i diritti umani di Santiago del Chile, l’Istituto per la memoria di Buenos Aires, Associazioni giapponesi di insegnanti, di donne per la pace e di perseguitati politici antifascisti, Associazioni statunitensi e tedesche di e per insegnanti, ed altre ancora.

Il ricordo di quegli eventi sarà affidato ad una mostra che – con documenti, fotografie, cartografie, riproduzioni di opere d’arte – ricostruisce e narra la vicenda del luogo, dell’edificio, del comando di polizia e carcere nazista e del Museo (con le sue fasi di alto e basso): un excursus non solo nella storia urbana di Roma e della occupazione nazista e della Resistenza, ma anche delle fasi della costruzione della memoria pubblica dell’Italia repubblicana. In quaranta pannelli, attraverso la percezione dei luoghi e degli spazi, i volti dei carnefici e delle vittime, le testimonianze degli artisti presenti nella prigione, la narrazione dei protagonisti della trasformazione in Museo, le accoglienze della stampa, i documenti della crisi degli anni del silenzio, i profili degli autori della rinascita, le fotografie dei visitatori illustri e dei ragazzi delle scuole, le tracce delle attività svolte, storie consolidate e problemi aperti vengono presentati al visitatore per coinvolgerlo nel pensare e progettare il futuro dell’istituzione e dell’esposizione, che sarà quale i cittadini e le cittadine chiederanno che sia e come le nuove generazioni hanno bisogno che sia. Memoria indelebile della lotta contro l’oppressione nazifascista e la minaccia alla vita del nostro popolo, dalla quale – tra le mille patrie d’Europa – è risorta anche la nostra patria ed ha preso forma la Repubblica democratica.

VIA TASSO: IL MUSEO SI RACCONTAultima modifica: 2009-11-23T22:18:39+01:00da paoloteruzzi
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