VITE ALTROVE – MIGRAZIONE E DISAGIO PSICHICO

   

Natale Losi

Vite altrove

Migrazione e disagio psichico

Collana: Radici e labirinti

Pagine: 256
Euro: 22
Anno 2010

ISBN: 978-88-263-1753-3

L’autore


Natale Losi, psicoterapeuta familiare formatosi alla scuola di Mara Selvini Palazzoli, etnoterapeuta in collaborazione con Tobie Nathan, antropologo-medico e sociologo, ha fondato e diretto per quindici anni l’Unità Psicosociale e di Integrazione Culturale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Ginevra/Roma). Ha lavorato in programmi di ricerca e intervento in Mali, Etiopia, Kosovo, Serbia, Palestina, Libano, Colombia e Geòrgia. Ha insegnato in Svizzera (Ginevra) e in Italia presso le Università di Milano e Perugia. È rispettivamente Visiting Professor e Docente all’Università di Essex (GB) e nel Master «International Trauma» dell’Università di Harvard (USA). È attualmente Direttore della Scuola Etno-Sistemico-Narrativa di Roma. Oltre che nel presente volume, le sue idee sono discusse in Archives of Memory. Supporting Traumatized Communities through Narration and Remembrance (Ginevra, 2001).

Il libro

Questo libro è insieme saggio monografico e approfondimento di un caso clinico descritto a più voci.
Nella prima parte, l’autore fa il punto sulla riflessione etnopsichiatrica attuale, privilegiando l’approfondimento del suo peculiare approccio «etno-sistemico-narrativo», che lo differenzia dalle proposte di Tobie Nathan e viene ormai riconosciuto come specifico orientamento nell’ambito delle teorie sistemiche. Combinando narrazione e memoria – in particolare nelle comunità di migranti – come strumento fondamentale di integrazione culturale e resilienza, Losi assimila il trauma migratorio ad un  rito di passaggio», la cui essenza è conservata nella struttura delle fiabe così come ci è stata rivelata dal grande etnologo V. J. Propp. In questa prospettiva, il migrante non dev’essere etichettato come vittima priva di risorse, ma piuttosto come «eroe» della sua fiaba.
Chi emigra, per forza o per scelta, non può essere posto nella posizione di vittima o di malato, anche quando dovesse attraversare periodi di grave disagio psichico ed esistenziale. Il migrante è, nel pensiero etno-sistemico-narrativo, il moderno eroe, che come nelle fiabe può sperimentare fallimenti e abbisognare di alleati per raggiungere i propri scopi. Il terapeuta, nella mia prospettiva, non è altro che questo alleato».
Il caso di Armand, bambino africano rifugiato in Svizzera, conclude la seconda parte di questo denso e innovativo testo.

 
     

© Edizioni Borla s.r.l.

 

VITE ALTROVE – MIGRAZIONE E DISAGIO PSICHICOultima modifica: 2010-10-04T10:07:00+02:00da paoloteruzzi
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